AURELIO, santo. - Vescovo di Cartagine e pri-mate della Chiesa africana dal 392 al 429 ca. Ancora diacono mostrò grande carità verso i poveri e zelo per la purezza del culto, come ci riferisce s. Agostino, che gli fu intimo amico (*De Civitate Dei*, XXII, 8; Epist. 22, 4; PL 33, 92). Più che uomo di pensiero, fu pastore zelante, uomo di azione ferma e prudente. S. Agostino ci fa ancora sapere che A. fu il primo a far cessare a Cartagine le scandalose manifestazioni di gioia popolare che erano in uso nelle feste dei mar-tiri (*Sermo* 111, 5; PL 38, 1415). Fu durante il suo episcopato che venne distrutto il tempio della dea Celeste (421), il cui antico culto era tanto caro al popolo cartaginese. Volle che anche i preti predicas-sero nella chiesa episcopale, pure in sua presenza; del-la qual cosa, allora quasi nuova, s. Agostino lo lodò (*Epist.* 41, 1; PL 33, 158) e lo difese pure contro un certo lìaro, che rimproverava A. per aver introdotto l'usanza di cantare salmi durante la Messa (*Retractationes*, II, 11; PL 32, 634). Fu dietro richiesta di A. che s. Agostino compose l'opera *De opere monachorum*, contro l'ozio di certi monaci (*Retract.*, II, 21; PL 32, 638 sqg.).
Lungo i quasi quarant'anni del suo episcopato tenne più di venti sinodi. Il primo a Ippona, nel 393, nel quale furono prese importanti misure disciplinari (Mansi, III, 894; Hefele-Leclercq, II, pp. 84-90); gli altri quasi sempre a Cartagine. Tra questi sono da ricordare quello del giugno 411, in cui fu organizzato un pubblico contradditorio tra i vescovi cattolici ed i donatisti, sostenuto nella prima seduta da A. (le sue battute sono riportate in PL 11, 1231-37, 1257-1353) e nelle seguenti da s. Agostino e Possidio; e quello di Cartagine del 418 contro Pelagio e Celestio.
Dagli atti di questi sinodi e da altre testimonianze si deduce che A. godeva grandissima venerazione e stima da parte dei vescovi africani, che lo chiamavano «sancus senex», «sancus papa Aurelius»; eguale stima gli dimostrarono papa Innocenzo I (PL 20, 517) e s. Giovanni Crisostomo (PG 52, 700). Ci rimangono di lui: una lettera ad omnes episcopos per Byzacenam et Aruzgitam promoviam constitutos, per trasmettere loro una costituzione imperiale contro l'errore pelagiano (PL 20, 1009 sqg.), e le brevi allocuzioni tenute nei vari sinodi (Mansi, III, coll. 699-843). Il calendario di Cartagine del prin-cipio del sec. VI ne ricorda la deposizione al 20 luglio, donde passò nel *Martir. geronimiano*.