AUTENTICITÀ E CANONICITÀ

AUTENTICITÀ E CANONICITÀ. — a) Che il libro sia dovuto al segretario di Geremia è affermato dal titolo stesso, il quale precisa pure la data di composizione (1, 1-2). Ciò confermano sia l'affinità di forma e contenuto con il libro di Geremia, sia la corrispondenza delle condizioni storiche descritte e supposte dal libro con l'epoca cui esso si attribuisce. È vero che nel cap. I, II, BALDASSARRE (v.) viene chiamato figlio di Nabuchodonosor, mentre la storia profana lo fa figlio di Nabonide, ultimo re babilonese (555-39) e chiama Evil-Merodach (561-60) figlio e successore immerito di Nabuchodonosor. A superare la difficoltà, si può supporre che Nabuchodonosor abbia avuto un altro figlio, erede al trono, ma premuto al padre, ancor vivo allorché B. compose il suo libro. Non sembra che questo Baltassar si possa identificare con quello di Daniele, per ragioni di cronologia.

b) È uno dei sette libri, detti «deuterocanonici», non inclusi oggi nel canone ebraico. Ma era dagli Ebrei letto fra i libri sacri come seguito e appendice di Geremia. Secondo le costituzioni apostoliche (IV sec. o inizio del v.), B. nelle sinagoghe solleva leggerci con le Lamentazioni; i più antichi Padri ricorrono e allegano come documento ispirato (s. Irenco, Atenagora, Origene, Clemente Aless., s. Atanasio; V. BIBBIA: Canone).

Alcuni critici cattolici (I. Goettsberger, Einleitung in das A.T., Friburgo in Br. 1928, p. 310, n. 1), ritenono che il celebre versetto 38 del cap. 3: «Post hace in terris visus est (cioè colui che nel V. 36 è detto: Deus noster) et cum hominibus conversatus est», sia stato aggiunto da qualche cristiano. Molti Padri però lo citano quale profezia riferente alla Incarnazione divinità del Verbo, p. es., Teodoreto (PG 81, 773), senza avanzare alcun dubbio sulla sua genuinità.

BIBL.: A. Amelli, De libri B. vetustissima latina ver- sione usque adhuc inedita in celeberrimo codice Casinensi, Monte- cassino 1902; J. Knabenbauer, Comment. in Dan. Lament. et B., 2a ed., Parigi 1907, pp. 451-520; W. Stodler, Zur Echt- keitsfrage von B. 1-3, 8, Münster 1922; P. Heinisch, Zur Entstehung des Buchs B., in Theologie und Glaube, 20 (1928), pp. 696-710, opina poco felicemente che solo B. 1-3, 8, sia stato composto al tempo del profeta; T. Paffrath, Die Klagelieder, e E. Kalt. Das Buch B. übersetzt und erklärt (Die Heilige Schrift, VII, 3-4). Bonn 1932. Ermenegildo Florit.

APOCALISSE di B. — Sotto il nome di B. ci sono pervenute due Apocalissi apocrife, la siriaca e la greca.

APOCALISSE DI B. SIRIACA. — È uno dei più importanti apocrifi del Vecchio Testamento, tipico esempio dell'apocalittica giudaica verso il 100 d.C. È così chiamata perché conservata nella versione siriaca e in un solo manoscritto, il famoso codice milanese della Pāṭṭṭā, pubblicato nel 1871 da A. Ceriani (Monumenta sacra et profana, V, fasc. II, Milano 1871, pp. 113-80), che già nel 1866 ne aveva data la traduzione latina (ibid., I, fasc. II, Milano 1866, pp. 73-98). Deriva da una precedente versione greca (di cui rimane appena qualche frammento, cf. R. H. Charles, The Apocrypha..., II, pp. 487-90), fatta sull'origine ebraico o aramaico. Ha molta affinità col IV Esd., con cui concorda nella disposizione, nello scopo, spesso anche nei pensieri; ma gli è inferiore per profondità ed elevatezza d'idee e per la nobiltà di tratti della figura del Messia. Senza dubbio c'è inter-pendenza tra i due apocrifi, ma è difficile stabilire la relativa priorità, quantunque le maggiori probabili siano per IV Esd. La data di composizione oscilla tra la fine del sec. I e il principio del sec. II. L'Apocalisse propriamente detta consta di 77 capp., in forma dialogata; segue (capp. 78-87) l'epistola alle 9 1/2 tribù in Assiria, già nota da altri manoscritti. Si fa anche menzione (77,19) d'una seconda epistola alle altre 2 1/2 tribù in Babilonia, che però non ci è pervenuta.

L'Apocalisse di B. pretende di comunicare le rivelazioni fatte a B. subito prima e dopo la distruzione di Gerusalemme per mano dei Caldei (587 a. C.), e incomincia appunto con la descrizione della caduta della città, che tuttavia si riferisce alla distruzione del 70 d. C. (capp. I-12). Quindi, mentre Geremia accompagna gli esuli in Babilonia, B. resta a Gerusalemme a piangere presso le mura (capp. 13-20), ove il Signore gli rivela che verrà anche per i pagani il giorno del castigo e ad Israele sarà fatta giustizia. Questa prima parte ha una certa analogia con il libro di Giobbe sul problema dell'infelicità dei buoni e della prosperità degli empi. Nei capitoli seguenti predomina il motivo messianico-escatologico in un succedersi di visioni non sempre collegate e armonizzate. In una prima visione (capp. 21-34) si annunziano i segni precursori del Messia, grandi tribolazioni in 12 periodi (le cosiddette «doglie messianiche»). Con la venuta del Messia s'inizia un'era di prosperità per Israele e per tutta la terra. In un'altra visione, sotto i simboli della foresta e del cedro, della vite e della fonte, è descritta la caduta dei regni pagani, particolarmente del IV e ultimo, l'impero romano, e la vittoria del Messia (capp. 35-46), il cui dominio «durerà per sempre finché il mondo votato alla rovina non giunga al suo termine» (40, 3). Quindi è descritta la sorte dei giusti e degli empi dopo la risurrezione (capp. 47-52). In una terza visione della nube con le acque scure e limpide (capp. 53-76) si descrive non in 12 tempi i vari periodi della storia d'Israele e del mondo, culminanti nel trionfo del Messia che farà la giustizia e apporterà la pace e la felicità; i popoli che si assoggetteranno ad Israele saranno salvi, i nemici saranno uccisi.

La visione del Messia nell'Apocalisse di B. siriaca, come in genere nell'apocalittica (v.) giudaica, è tutta a sfondo politico-nazionale; vi si prospetta un regno temporale d'Israele sotto lo scettro del Messia, che s'insegue tra la fine del mondo presente e l'inizio del mondo futuro. Nonostante le frequenti ripetizioni d'idee e i nuovi motivi non sempre strettamente connessi ed anche qualche discordanza dottrinale, non è il caso di pensare a più fonti scritte e a diversi compilatori (R. Kabisch e E. De Faye parlano di documenti distinti, R. H. Charles di 6 o 7). Come in tutti gli scritti apocalittici, le nozioni sono spesso mescolate alla rinfusa, e vi si trovano risonanze di tradizioni diverse ed immagini disparate che gli autori non seppero armonizzare. Poiché ciò è una legge del genere letterario, i migliori critici (C. Clemen, E. Schürer, M. J. Lagrange, J. B. Frey) stanno per l'unità del libro e dell'autore. Del resto non è difficile scorgere, tra il groviglio di concetti e d'immagini, uno sfondo unitario nella visione sempre presente del Messia che

è il punto di riferimento e termine di attesa. In questo quadro messianico-escatologico è ravvisata tutta la storia d'Israele e del mondo e s'inseriscono importanti nozioni teologico-morali, in gran parte derivate dal Vecchio Testamento. In complesso la teologia è essenzialmente giudicata, non esente da influssi cristiani, e rispecchia particolarmente le nozioni escatologiche dei giudei all'età apostolica, imbevute di speranze messianiche d'indole politico-nazionalista.

L'Apocalisse di B. siriaca e IV Esdr. sono i due soli apocrifi giudicati che esplicitamente affermano, malgrado le inesattezze, una connessione tra il peccato di Adamo e la morte che ne è seguita per tutti gli uomini, come anche l'ereditarietà di quel primo peccato. Entrambi descrivono, più chiaramente degli altri, lo stato d'oltretomba: l'Ade o Sē'ōl è la comune dimora dei defunti fino all'ultimo giudizio; ma i buoni riposano presso i padri in attesa della risurrezione, mentre i cattivi sono tormentati con i nemici d'Israele. Per l'insistenza che vi si rileva circa la necessità e valore delle opere, R. H. Charles ritiene che l'Apoc. di B. siriaca esponga il giudiasmo ordinario del I sec., cioè la dottrina che l'uomo sia giustificato dalla Legge. L'ipotesi della dipendenza da B. sir, della concezione paolina di Cristo - 2° Adamo è da escludere (cf. A. Vitti, Apocal. B. siriaca, in Biblica, 7 [1926], pp. 384-92).

II. Apoc. di B. GRECA. - È una composizione giudicata con interpolazioni cristiane, scritta nei primi decenni del sec. II. Esiste mutila in un unico cod. greco edito da M. R. James (Apocrypha Anecdota, II [Texts and Studies, 5, 1], Cambridge 1897, pp. 84-94) e nella versione slavica (ed. Stojan Novaković, Zagabria 1886). Ha dei punti di contatto con B. sir. e con Enoch slavo. B. racconta i suoi viaggi in spirito attraverso i cieli: ma il testo è incompleto, e probabilmente trattasi di 7 cieli (Origene, De Principi., II, 3,6 accenna ad uno scritto di B. in cui si parla di 7 mondi o cieli). Nelle visioni s'inseriscono alcune nozioni escatologiche e si descrive la sorte dei giusti e dei cattivi dopo la morte. Nell'attuale stesura il breve apocrifo presenta evidenti segni d'interpolazione cristiana (capp. 4, 13-16). Ma esagera M. R. James che lo giudica un'apologia cristiana del sec. II.

Bibl.: R. Kabisch, Die Quellen der Apokalypse B., in Jahrbücher f. protest. Theologie, 18 (1891), pp. 66-107; E. De Faye, Les Apocalypse juives, Parigi 1892, pp. 25-28, 77-103, 192-204; R. H. Charles, The Apocalypse of B. translated from the Syriac... with introduction, notes and indices, Londra 1896 (cf. pp. VII-LXXXIV); id., Apocrypha and Pseudepigraphe of the Old Testament, II, Oxford 1913, pp. 470-526; C. Clemen, Die Zusammensetzung des Buches Henoch, der Apokalypse des B. und des vierten Buch Ezra, in Studien u. Kritiken, 1898, pp. 227-227; M.-J. Lagrange, Note sur le Messianisme, in Rev. Bibl., 2 (1905), pp. 481-514, 501-11; id., Le Messianisme, chez les Juifs, Parigi 1909, pp. 109-14; M. Knosko, Liber Apocalypse B..., in Patrologia Syriaca (Graffi), II, 11, 1907, pp. 1056-1207; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, III, 4 ed., 1909, pp. 305-15; S. Székely, Bibliotheca apocrypha, II, Friburgo in Br. 1913, pp. 261-84; G. Felten, Storia dei Tempi del Nuovo Testamento, trad. ital., II, Torino 1913, pp. 387-94; B. Violet, Die Apokalypse des Ezra und des B. in deutscher Gestalt, Lipsia 1923, pp. 205-36 (cf. introduz., pp. LIV-XCVI); L. Gry, La date de la fin des temps selon les révélaions ou les calculs de ps. Philon et de B. (Apocal. syr.), in Rev. Bibl., 48 (1939), pp. 337-56; J. B. Frey, Apocryphes de l'A. T., in DBs, I, coll. 418-23.