AVETIKH DI EZINGHÀ (JERNGLATZI)

AVETIKH di Ezinghà (Jernglatzi). — Detto Kešis Okù, patriarca armeno dissidente di Costantinopoli. N. a Tokat (vilajet di Sivas, nell'Asia Minore) nel 1637; fu nominato egumeno di S. Giacomo

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(ftst. Suprint. all'Arte Med. e Med. della Compañia) Avessa - Altare con la Madonna fra i ss. Pietro e Paolo (sec. xVI) - Chiesa della Maddalena.

di Nisibi

e vescovo di Erzingan nel 1690. Passato a Costantinopoli nel 1701 come vicario del patriarca armeno Efrem, finì per sostituirgli nella sede e cominciò una politica di vessazione verso il suo clero e contro i cattolici. Ma nell'estate del 1703, decapitato il muttì suo protettore e salito al trono il sultano Ahmet II, A. fu catturato e rimase oltre un anno in prigionia; poi risalì, grazie agli intrighi dei suoi partigiani, sulla sede patriarcale; deposto una seconda volta, finì per essere inviato in Francia dall'ambasciatore francese Ferriol. Quivi fu rinchiuso nella Bastiglia e poi riemesso in libertà dopo aver fatto la sua professione di fede nelle mani dell'arcivescovo di Parigi. M. il 21 luglio 1711.

BIBL.: M. Tapin, *Le masque de fer*, Parigi 1870; M. Broos, *Le prétendu Masque de fer ou Autobiographie du vart. d'Avecké patriarche de Constantinopole*, in *Melanges Asiatiques*, Pietr. burg. 1874, pp. 186-97; M. Cianciani, *Storia dell'Armenia*, III, pp. 732-50.

« AVE VERUM CORPUS NATUM ». « Una dell'episcopale più note salutations eucaristiche medievali. Appare nei codici fin dal sec. XIV, ed è stata talora attribuita al papa Innocenzo VI (†352-62). In origine era una delle molte composizioni devote d'uso privato, LEVITAZIONE (v.) dell'Ostia (in *elevatione Corporis Christi*), e come tale si trova diffusa in Francia, in Germania e in Inghilterra.

Questo « ritmo » è chiamato talvolta *antiphona*, ma più spesso *oratio*. Affine all'*Adoro te devote* (v.), ma d'uso molto più frequente, fu in certi luoghi, sulla fine del medioevo, considerata anche come canto liturgico. Il Guéranger, osservando che il breve carme era riservato al momento dell'Elevazione e che in vari codici, tra i migliori, si conclude con le parole *In excelsis* – le ultime del *Sanctus* – ritiene che l'A. e, tropo (v.), il quale si sarebbe unito, completando, al Trisagio.

Si compone di versi regolati non dalla metrica quantitativa classica, ma dal ritmo accentuativo: il labe disposte in tetrametri troccati catalettici, rispondenti al doppio ottonario italiano, col secondo ottonario tronco:

*Ave verum Corpus natum De Maria Virgine.*

A rima costante alternata, i dimetri catalettici (prima parte – piana – del doppio ottonario) terminano in *atum*; quelli catalettici (seconda parte – tronco – del doppio ottonario) in *ine*. Giustamente la melodia gregoriana li raggruppa in due strofe, ciascuna di due ottopodie o tetrametri.

Tale ritmo di trochei – il medesimo del famoso *Pervigilium Veneris* – viene con grazia sostituito, nella finale, da

*O Jesu dulcis*, – *O Jesu pie*, – *O Jesu fili Mariae*!

Questa invocazione in alcuni codici è ancora più breve: *O dulcis*, *o pie*, – *O Jesu, fili Mariae*! richiamando più direttamente la finale della *Salve Regina*; forse, semplice com'è, composta di due soli versi rimati, rappresenta la forma più autentica. Il testo musicale è stato da T. L. da Vittoria (†1564-1637) ha come finale: *O clemens, o pie* – *O Jesu, Filí Dei et Mariae*! Altre varianti principali del testo sono: 1) *Unda fluxit et sanguine*, lezione più elegante di *Fluxit aqua et sanguine*; ma il testo *aqua* è più vicino alla narrazione evangelica (Io. 19, 34); 2) invece di *Mortis in examina*, vari codici hanno *In mortis examine*, lezione quasi ugualmente buona per il ritmo.

Denso è il pensiero teologico della composizione: a tre forti asserzioni della realtà del Corpo del Signore presente (quello nato dalla Vergine, immolato sulla croce, trafitto spietatamente), segue la trepida preghiera dell'anima in vista della morte: *Esto nobis praegustatum* – *Mortis in examine*. Forse la necessità della rima ha suggerito l'espressione *in examine*, che più probabilmente significa «nel momento della morte».

In musica è considerato un *Mottetto eucaristico*. Oltre la melodia gregoriana, sovissima, di VI modo e di sapore antico, e quella polifonica del Da Vittoria, a 4 voci, sono celebri le composizioni di Viadana a 4 V. p. (2 Ten. e 2 Bas.), di Josquin Des Prés, a 2 e 3 v., e soprattutto quella di Mozart, a 4 v., e quelle di Schubert, di Gounod e di Martini. Tra le opere dubbie di Palestrina, Haberl ha pubblicato due *A. v.*, uno a 4 voci (vol. XXXI) e un altro, come diminuzione di un Madrigale, a 2 V. (vol. XXXIII).

BIBL.: F. J. Mone, *Lateinische Hymnen des Mittelalters*, I, Friburgo in Br. 1833, pp. 280-81 (per esempi analoghi, pp. 280-289); U. Chevalier, *Repertorium Hymnologicum*, I, Volanio 1892, n. 2175 (cf. IV, Lovanio 1912, n. 35767 ss.); J. Julian, *A Diet. of Hymnology*, 2ª ed., Londra 1915, pp. 99-100; P. Guéranger, *L'Année Liturgique*: *Le temps après la Pentecôte*, I, 18ª ed., Tours 1926, pp. 222-23; V. Lerouge, *Les Livres d'Heures*, I, Parigi 1927, pp. 45, 71, 122, 139, 151, 153, 195, 248 (cf. indice); E. Dumouet, *Aux origines des Saluts du Saint-Sacrement*, in *Revue Apologétique*, 52 (1921), pp. 421-25; A. Wilmart, *Auteurs spirituels et Textes dévots du Moyen-Age latin*, Parigi 1932, pp. 373 ss. e 376.