BALDICI, BERNARDINO

BALDICI, BERNARDINO. - Primo abate di Guastalla, poeta, scienziato, storico e filologo, n. in Urbino il 5 giugno 1553, m. ivi il 10 ott. 1617. Ebbe in patria ottima formazione nelle lettere, e studiò le matematiche sotto la guida del celebre Federico Comman-dino. Giovanissimo, tradusse e commentò i Fenomeni di Arato. Nel 1573 fu dai suoi inviato all'Università di Padova per la medicina, ma si diede con più ardore alla filosofia, alle lingue classiche, e, con l'aiuto di studenti stranieri, a quelle moderne. La peste del 1575 lo costrinse a ritornare in patria, ove scrisse la vita del compianto maestro F. Commandino, e riprese gli studi matematici sotto Guidobaldo del Monte.

Venuto in fama di scienziato, Don Ferrante II Gonzaga duca di Guastalla lo volle, anche per consiglio di s. Carlo Borromeo, con sè come insegnante di matematica (1580), e poi quale compagno di viaggio per la Spagna. Ma B., ammalatosi, rimase a Milano, accolto da s. Carlo. Nel 1584 era in Urbino e per la sorella Eleonora, benedettina, scrisse il dialogo spirituale, Comparazione de lo stato monastico e secolare, con un sonetto (ms. nella bibl. Albani).

Tornato di Spagna, Don Ferrante II Gonzaga pensò d'inalizzare al grado di abbazia la vacante arciprettura di Guastalla e d'investirne B. Durante le lunghe pratiche, B. fu ordinato sacerdote, e celebrò la prima messa nella Pasqua del 1585. Si diede quindi allo studio delle scienze sacre e delle lingue orientali per comprendere meglio le S. Scritture. Soggiornò per questo a Roma, ove fu nominato protonotario apostolico. Nel 1609, per contrasti avuti, rinunciò all'abbazia, e tornò in Urbino a servizio del Duca Francesco Maria II della Rovere. Tutti familiari amareggiarono gli ultimi anni della sua vita. Fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, vestito dell'abito francescano.

Conosceva, dice il Crescimbeni, sedici lingue, che il Mazzuchelli elenca: «latina, greca, italiana, spagnola, francese, antica provenzale, antica siciliana, tedesca, ungherese, schiavona (croata), ebraica, caldea (aramaica), araba, persiana, turca ed etrusca».

Numerose le sue opere poetiche tra cui La Nautica, poema didascalico celebrato come il suo capolavoro, e Il Diluvio Universale (Pavia 1604), celebre nella storia della metrica italiana. Tradusse Gli automati, ovvero macchine

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(parapr. Arcia, di Urbina)
Baldi, Bernardino - Silografia moderna da un ritratto del sec. xvir.

BALDICI, BERNARDINO - Silografia moderna da un ritratto del sec. XVII.

BALDICI, BERNARDINO. - Primo abate di Guastalla, poeta, scienziato, storico e filologo, n. in Urbino il 5 giugno 1553, m. ivi il 10 ott. 1617. Ebbe in patria ottima formazione nelle lettere, e studiò le matematiche sotto la guida del celebre Federico Comman-dino. Giovanissimo, tradusse e commentò i Fenomeni di Arato. Nel 1573 fu dai suoi inviato all'Università di Padova per la medicina, ma si diede con più ardore alla filosofia, alle lingue classiche, e, con l'aiuto di studenti stranieri, a ritornare in patria, ove scrisse la vita del compianto maestro F. Commandino, e riprese gli studi matematici sotto Guidobaldo del Monte.

Venuto in fama di scienziato, Don Ferrante II Gonzaga duca di Guastalla lo volle, anche per consiglio di s. Carlo Borromeo, con sè come insegnante di matematica (1580), e poi quale compagno di viaggio per la Spagna. Ma B., ammalatosi, rimase a Milano, accolto da s. Carlo. Nel 1584 era in Urbino e per la sorella Eleonora, benedettina, scrisse il dialogo spirituale, Comparazione de lo stato monastico e secolare, con un sonetto (ms. nella bibl. Albani).

Tornato di Spagna, Don Ferrante II Gonzaga pensò d'inalizzare al grado di abbazia la vacante arciprettura di Guastalla e d'investirne B. Durante le lunghe pratiche, B. fu ordinato sacerdote, e celebrò la prima messa nella Pasqua del 1585. Si diede quindi allo studio delle scienze sacre e delle lingue orientali per comprendere meglio le S. Scritture. Soggiornò per questo a Roma, ove fu nominato protonotario apostolico. Nel 1609, per contrasti avuti, rinunciò all'abbazia, e tornò in Urbino a servizio del Duca Francesco Maria II della Rovere. Tutti familiari amareggiarono gli ultimi anni della sua vita. Fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, vestito dell'abito francescano.

Conosceva, dice il Crescimbeni, sedici lingue, che il Mazzuchelli elenca: «latina, greca, italiana, spagnola, francese, antica provenzale, antica siciliana, tedesca, ungherese, schiavona (croata), ebraica, caldea (aramaica), araba, persiana, turca ed etrusca».

Numerose le sue opere poetiche tra cui La Nautica, poema didascalico celebrato come il suo capolavoro, e Il Diluvio Universale (Pavia 1604), celebre nella storia della metrica italiana. Tradusse Gli automati, ovvero macchine