BAMBINO GESÙ, CULTO DEL

BAMBINO GESÙ, culto del. - Il culto del B. G., non del tutto sconosciuto nell'alto medioevo, ebbe origine nei secc. XII e XIII, quando, nella spiritualità cristiana, cominciò uno studio appassionato della vita umana di Gesù, specialmente considerata nelle sue due fasi estreme: dell'infanzia e della Passione, e ciò grazie all'influsso della liturgia, delle Crociate, dei numerosi pellegrinaggi, delle pie meditazioni e devote pratiche di grandi santi, come s. Bernardo e s. Francesco (il Natale di Greccio, 1223), del culto crescente della Eucarestia (moltissimi credendeva il B. G. nascosto sotto le specie eucaristiche) e della Madonna (quasi sempre rappresentata col B. G. tra le braccia).

Molti scrittori propagarono la devozione del B. G., come s. Aelredo di Rievaulx, nel Tractatus de Jesu duennii: PL 195, 361-500; s. Bernardo, nelle Omelie: PL 183, 360-536 e s. Bonaventura, in De 5 Festivitatibus pueri Iesu; Lingum Vitae (Opera omnia, VIII, Quaracchi 1882-1902, pp. 68-86). Devoti trattati insegnarono alle anime pie ad assistere la Madonna nel fasciare, cullare e lavare il B. G., e a giuocare con il Bimbo divino: così, ad es., Ubertino da Casale, in Arbor Vitae crucifixae D.N.I.X., Venezia 1485, e G. Gerson. Numerose diventarono anche le visioni nelle quali apparve il piccolo Gesù: a s. Elisabetta di Schönau, a s. Chiara, alla beata Angela da Foligno, e soprattutto alla venerabile Margherita Ebner che godeva di un'amicizia particolare col santo Bambino. Figurazioni plastiche mostraron agli occhi dei devoti come questi giacche nel letto della Madonna dopo il parto (dall'anno 1300 ca.) o nel presepio (dal sec. XV) o nella culla (che viene tentata mentre possa dai devoti) o anche come un angioletto gli insegni a camminare. Statue del B. G. furono portate anche da Betlemme, dove erano state poste sul luogo della mattinata del Signore. Fu costume, almeno in alcune regioni del Belgio e della Germania, di mettere delle piccole statue del B. G. di terracotta o di argilla, nei fondamenti delle case; il B. G. fu anche il soggetto più in voga delle numerosissime immagini dipinte o xilografate e spesso fu il tema delle immagini augurali del Capodanno. Antichissime statue del B. G. di questo periodo sono venerate tuttora nella cattedrale di Apt (Provenza, sec. XIV), a Filzmoos (Austria, prima del 1500) e in quella di Cebù, nelle Isole Filippine (proveniente dalla Spagna, prima metà del sec. XIV).

Nel '500 cominciò quella devozione per il B. G. che più direttamente perdurò fino ai nostri giorni. Nella Spagna, s. Teresa insegnò alle sue suore di fare delle statuette del B. G.; e in Italia la venerabile Orsola Benincasa ne venerò alcune. A Lucca si ebbe in questo tempo una industria di tali statuette. Della stessa età sembra anche il B. G. dell'Aracoeli e quello di Altenhohena in Baviera. Nella prima metà del '600 cominciò la grande fioritura del culto del B. G., culto promosso dalla scuola francese (sotto influsso del card. de Bérule a cui piacque specialmente la considerazione del Verbo Divino umiliato nella figura di bimbo), e anzitutto da Margherita del S. Mo Sacramento (di Beaune), che fondò la Famiglia del B. G. e introdusse la Corona di Gesù (12 Ave Maria e 3 Pater Noster) e la festa il 25 di ogni mese. Il B. G. di Praga venne dalla Spagna verso il 1628. S. Alfonso fu un apostolo della devozione al B. G. BETLEMITI (v.). Numerose sono le Congregazioni religiose che prendono il nome dal B. G.

BIML.: J. Van der Linden, Sur quelques statuettes en terre cuite trouvées à Bruxelles, in Annales de la Société d'Archéologie

de Bruxelles, 14 (1900), pp. 191-98; G. Cantini, L'infanzia divina nella pietà francescana, in Studi francescani, 9 (1923), pp. 283-313; F. Vernet, La spiritualité médiévale (Bibliothèque Catholique des sciences religieuses, 21), Parigi 1929, pp. 77-82, 96-99; H. Bramond, La conquête mystique (Histoire littéraire, III), Parigi 1929, pp. 511-82; P. Dudon, La dévotion à l'Enfant-Jésus d'après le P. Parisot de l'Oratoire (1675), in Revue d'Archéologie et de Mystique, 11 (1930), pp. 135-55; M. Meertens, De godsvrucht in de Nederlanden naar handschriften der XV eeuw, I, Bruxelles-Nimega 1930, pp. 96-102; A. Spamer, Das kleine Andachtsbild vom XIV. bis zum XX. Jahrhundert, Monaco 1930; B. van den Eerenbeemt, Het Kind in onze Middeleeuwsche literatuur, Amsterdam 1935, pp. 301-42; C. van Hulst, La storia della devozione a G. B. nelle immagini plastiche isolate, in Antoniarum, 19 (1944), pp. 35-54.