BAR IESU (Βαρυησούς: «figlio di Gesù»). — Giudeo dedito alla magia, «pseudoprofeta» soprannominato Elymas (Ἐλῡμας), termine d'origine araba ('alim «sapiente», plur. 'ulamā'). Viveva a Pafo presso Sergio Paolo, proconsolo di Cipro, ove l'incontrarono
Paolo e Barnaba. Il proconsolo era incline ad accogliere il messaggio evangelico, ma B. lo dissuadeva, e con intrighi e imposture «resistevae» agli Apostoli. Paolo, fissandolo, lo fulminò: «Uomo ripieno di frode e d'inganno, figlio del diavolo»; e gli inflisse, in castigo, la cecità: «Per un certo tempo resterai cieco», il che avvenne all'istante. Questo miracolo convertì il proconsolo (Act. 13, 6-12). Il Crisostomo (Hom. in Act., 28, 2: PG 60, 211) osserva che questo castigo era temporaneo, per indurre B. alla fede; Origene afferma (in Exod.: PG 12, 276) che il mago credette infatti in Cristo.
F. C. Bauer e E. Zeller negarono la storicità di questa narrazione, considerandola un doppione dell'alterco di Pietro con Simon Mago (Act. 8, 18-24); ma fra i due passi l'unico punto comune è la presenza di un mago.
B. apparteneva a quella categoria, che cominciava a svilupparsi, di avventurieri giudei cultori e propagatori d'un occultismo teosofico. Màyos ha perduto il senso persiano primitivo e significa «stregone». Il patronimico «figlio di Gesù» non sorprende, perché «Gesù» era nome allora assai frequente: oltre dieci personaggi di quel tempo lo portano negli scritti di Flavio Giuseppe. Ma S. Efrem e la Pèiția hanno Barasamà.
Da Act. 13, 8, parrebbe che Eùlòmas sia l'equivalente (μεθερμηνεύεται) del nome del mago. Th. Zahn identifica pertanto il senso dei due nomi e col cod. D. e altri testimoni «occidentali» legge 'βιοσμίας (col senso di έτοιμος «pronto») e Βαριγουάν (che deriva dall'ebr. σιτωνά, forma pi'el di σιτωνά «rese pronto»), sicché il mago avrebbe avuto doppio nome, greco e aramaico, di senso equivalente (come Thomas-Didymos).
Se si ammette la lezione «occidentale» 'Ετοιμίας (ο Ετοιμος); Lucifer e tardivi codici dell'Antica Latina: «Paratus», è plausibile l'identificazione di B. col mago di Cipro che Flavio Giuseppe chiama 'Ατομος (Antiq. Iud., XX, 7, 2; in vari cod. Simon), il quale fu intermediatore tra il procuratore romano Felice e Drusilla, separando questa da suo marito Aziz re di Emesa.
Presso i latini compare la forma Barieu («maleficus», s. Girolamo), penetrata in 4 codici dell'Antica Latina e in 5 della Volgata; S. Beda la propria, per rispetto al sacro nome di Gesù. Strana è la congettura di F. C. Burkitt, che 'Ελόμας sia corruzione di ό λομός «la peste».
Burkitt, The interpretation of Bar-Jesus, in Journal of Theol. Studies, 4 (1902-1903), pp. 127-29; Th. Zahn, Die Apostelgeschichte, II, 3a ed., Lipsia 1927, pp. 412-20; A. D. Nock, Paul and the Magus, in The beginnings of Christianity, in J. F. J. Jackson e K. Lake, V. Londra 1933, pp. 164-88; J. Bidez e F. Cumont, Les Mages hellénisés, I, Parigi 1938, p. 144 sq. (il nome μάγος), e II, p. 14 (vari maggiori di Cipro); L. Cerfaux, Le «supernomen» dans le livre des Actes, in Ephemerides Theologicae Louvainenses, 15 (1938), pp. 174-80; J. Bidez, Antonio Romeo.