BARBARA (GR. ΒΑΡΒΆΡΑ)

BARBARA (gr. Βαρβάρα) - figlio di Saba o
Sabbà), «Cognome patronimico di due discepoli degli
Apostoli, che alcuni (ad es., C. a Lapide, E. Jacquier),
suppongono fratelli per l'identità del nome paterno,
che è l'armatico e palmiere Saba, reso nelle iscri-
zioni Σαβάς e Σάβαος (in Fl. Giuseppe Σάβας, Σαβ-
βατος). Giuda e Giuseppe (due figli di Giacobbe)
sono nomi di due fratelli (Ἰουδας καὶ Ἰωσῆς) in
un'iscrizione giudaica di Roma (J.-B. Frey, n. 347).

1) GIUSEPPE B. fu proposto, con Mattia, per so-
stituire Giuda Iscariote nel collegio dei «Dodici»
(Act. 1,23; il cod. D, con pochi altri «occidentali»,
ha «B.»), perché era vissuto con gli Apostoli
durante tutta la vita pubblica di Gesù (Act. 1,21 sg.).

Il suo soprannome romano Iustus ('IouSTOS') fu proprio di altri due discepoli: Tizio (Act. 18, 7) e Gesù (Col. 4, 11). 'IouSTOS (Iustus)', adattamento greco (latino) di Saddîq o Saddîq, ricorre spesso come nome nelle iscrizioni giudaiche. Secondo L. Cerfaux, B. = «osservatore del sabbato» ed equivarrebbe al «supernomen» 'IouSTOS. Non si sa altro di Giuseppe B. È verosimile che abbia appartato ai 70 (72) discepoli, come afferma Eusebio (Hist. eccl., I, 12), il quale narra, su testimonianza di Papini, informato dalle figlie di Filippo, che Giuseppe B., avendo bevuto un veleno mortifero, rimase illeso per grazia divina (op. cit., III, 39, 9); ciò è ripetuto (inizio sec. v) da Fi-lippo Sidete (ed. C. de Boor, Texte u. Untersuchungen, 5, II, Lipsia 1888, p. 170).

2) GIUDA B. era uno dei «capi (γυουμένων) tra i fratelli» della comunità di Gerusalemme; forse era «presbitero». Dopo il concilio apostolico, fu, insieme a Sila, inviato ad Antiochia con Paolo e Barnaba, per portarvi la lettera degli apostoli e presbiteri. Act. 15, 22-34 (il cod. D ha «Barabba»).

La sua importanza nella prima comunità cristiana forse si deve al fatto che era stato discepolo di Gesù. Come Sila, godeva del carisma della profezia (Act. 15, 32; D aggiunge: «pieni di Spirito santo»), che manifestò esortando e confermando i fedeli antiocheni, conforme alla missione ricevuta (Act. 15, 27). Svolta l'opera affidatagli, ritornò a Gerusalemme solo: così il vers. 34 (cod. D e altri), che però è rigettato dai migliori critici (A. Merk, Novum Testamentum graece et latine, 4ª ed., Roma 1942, p. 454), perché sembra interpolazione del testo «occidentale».

BIBL.: E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi 1926, p. 460; J. B. Frey, Corpus inscriptionum iudaicarum, Roma 1936, p. LXVI e nn. 3, 13, 125, 357-59, 502, 551 ('IouSTOS'), nn. 224, 245, 252, 533, 629, 670 ('Iustus'); L. Cerfaux, Le «Iu-pernomen» dans le livre des Actes, in Ephemerides theologicae lo-vanienses, 15 (1938), pp. (74-80), 75-76. Antonino Romeo