BARBARO, FRANCESCO. - Bellissima figura di umanista e di uomo di Stato, n. a Venezia ca. il 1398 dal senatore Candiano, m. ivi nella seconda metà del gen. 1454. Fu educato nell'amore delle lettere da Giovanni da Ravenna detto il Grammatico, da Gasparino Barzizza, poi da Guarino Veronese, che gli insegnò anche il greco. A diciannove anni ca. (1415) pubblicò il trattato latino De re uxoria, nel quale, muovendo dalla scelta della moglie, conduce il lettore sino all'educazione dei figli. Quest'opera gli acquistò grandissimo credito, perché all'inesperienza giovanile suppli con l'erudizione appresa dai classici greci e latini, destando l'ammirazione di uomini come Pier Paolo Vergerio, Poggio Bracciolini, Ambrogio Traversari. Sposò a 21 anni Maria Loredan, entrò in Senato nel 1419 e ben presto cominciò ad essere impiegato nel servizio della Repubblica in uffici e legazioni che si susseguirono quasi senza interruzione.
Fu due volte legato presso Martino V per la guerra
contro Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e la guerra fu il programma costante della sua vita politica. Fu sotto Eugenio IV uno dei più tenaci propugnatori dell'unione religiosa coi Greci e del soccorso all'impero d'Oriente. Nel 1438 essendo podestà di Brescia sostenne un memorabile assedio contro Niccolò Piccinino, condottiero del duca di Milano. Nel 1452 ebbe l'ambito ufficio di procuratore di S. Marco.
Si ricordano del B. alcune orazioni pronunciate nei momenti più solenni della sua carriera; molto numerose sono le sue lettere su argomenti assai disparati, politici, religiosi e letterari, che vanno dal 1409 al dic. 1453 e fra i suoi corrispondenti si trovano i personaggi più illustri dell'epoca: Niccolò V, Lodovico Trevisan cardinale camerlengo, il card. Francesco Condulmer, poi Ambrogio Traversari, Ermolao Barbaro seniore, Flavio Biondo, Giorgio di Trebisonda. Inoltre il Poggio, il Valla, il Niccolò, Leonardo Bruni lo vollero intermediario e pacere nelle loro contese, ufficio che egli si sforzò di compiere senza offendere alcuna della parte.