BARBELITI. - Detti anche Barbelioti da Ireneo e Teodoreto, erano una delle principali sette gnostiche del II e III sec. Derivano il loro nome dall'epoca femminile Barbelo o Barbero, parola di origine ebraica, che significa più probabilmente «figlio di Dio». Quali fossero la natura e le prerogative di questo età difficile determinare. Forse voleva rappresentare l'elemento femminile, che, secondo tali gnostici, è all'origine di tutte le cose. A Barbelo infatti si manifestò il Padre ineffabile e così è divenuta la madre dei viventi, che da lei derivano mediante successive coppie (o sizigie) di eoni intermedi. Essa generò pure la luce, la quale, perfezionata dalla unzione dello spirito creatore, è Cristo. Barbelo ha anche la missione di liberare l'elemento divino imprigionato nella materia e in lotta con gli eoni inferiori.
Qualunque fosse la dottrina di tali eretici, e che ci viene trasmessa in modo un po' diverso da s. Ireneo e da s. Epifanio, è certo però che essi erano di una immoralità innominabile: si abbandonavano agli eccessi più sfrenati, ammettendo la promiscuità dei sessi e parodiando sacrilegamente i misteri più augusti del cristianesimo. S. Epifanio li fa derivare dai nicolati e Teodoreto dai valentiniani.
BARBERA, Antonio, in Storia della Chiesa di A. Fliche-V. MARTINO G, III, trad. ital. di A. P. Frutaz, Torino [1940], p. 372.
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BARBERA, Antonio, in Storia della Chiesa di A. Fliche-V. MARTINO G, III, trad. ital. di A. P. Frutaz, Torino [1940], p. 372.
BARBERA, Antonio, in Storia della Chiese di A. Fliche-V. MARTINO G, III, trad. ital. di A. P. Frutaz, Torino [1940], pp. 372-73.
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BARBERA, Antonio, in Storia della Chiesa di A. Fliche, V. MARTINO G, III, trad. ital. di A. P. Frutaz, Torino [1940], p. 372-73.
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il 24 ag. 1679. Sedicenne abbraccio la vita religiosa nella provincia religiosa di Bologna; nel 1679 fu aggregato alla nuova provincia di Lombardia (Parma). Fu per molti anni lettore di filosofia e di teologia, zelante predicatore e direttore di spirito apprezzatissimo.
La sua attività di studioso fu tutta dedicata alla dottrina di s. Bonaventura, dalle opere del quale ricavò manuali scolastici di filosofia (Flores et fructus philosophici seu Cursus philosophici ad mentem s. Bonaventurae, 3 voll., Lione 1677) e di teologia (Cursus theologicus ad mentem seraphici doctoris s. Bonaventurae, 2 voll., ivi 1787), che contribuirono assai alla divulgazione del pensiero bonaventuriano. Una Tabula seu Index generalis in Opera omnia s. Bonaventurae (ivi 1681) ha giovato molto ai moderni editori di Quaracchi. B. studiò anche la Scrittura alla luce delle opere del Dottore Serafico: Glossa seu summa ex omnibus s. Bonaventurae expositionibus in S. Scripturam exacte collecta et in faciis usum studiosis Concionatoribus secundum ordinem biblicum concinnata (4 voll., ivi 1681-85). Un suo trattato di teologia spirituale: Teologia mistica del Serafico Dottore s. Bonaventurae o prattica della presenza di Gesù Cristo dei tuono rimase manoscritto ed è ora perduto.
B. BARBERI, Domenico V. ANTONIO DELLA MADRE DI DIO.