BARTOLOMEO il GIOVANE, santo. - Fiori tra il x e l'xi sec. e fu il più illustre discepolo di s. Nilo con cui ebbe in comune la Calabria, come patria. La sua festa nel Martirologio romano è registrata all'11 nov.
Fattosi monaco ancor giovanetto a Serperi presso Gaeta, seguì il venerato maestro nel Tusculano, dove Grottaferrata (v.). Dopo Paolo e Cirillo immediati successori di s. Nilo, ne fu designato egumeno per le rare doti di mente e le sue virtù nelle quali emula il fondatore.
Con resti di antiche ville romane fece edificare la chiesa che dedicò alla Madonna e che nel 1024 venne consacrata dallo stesso pontefice Giovanni XIX. Le relazioni del santo con la potente famiglia dei conti di Tuscolo furono tali che il nipote e successore di Giovanni, Benedetto IX, indirizzò una lettera Bartholomaeo spirituali ac venerando patri. Perciò si è creduto che il giovane ed inesperto Papa abbia ceduto alle istanze di s. B. nell'abdicare al trono pontificio e portarsi a far penitenza a Grottaferrata, dove fu sepolto. Nell'aprile 1044 B. intervenne al Concilio lateranense e vi sottoscrisse secondo tra gli abatti; qualche anno prima era accorso a Gaeta paciere tra il duca Adenolfo e il principe di Salerno. Morì nei primi anni della seconda metà del sec. XI, lasciando numerose composizioni d'innografia sacra, conservatesi attraverso i preziosi manoscritti greci della biblioteca di Grottaferrata. Ma le sue due opere principali sarebbero il racconto della vita di s. Nilo e la redazione
di un Typihón, od ordinario liturgico, che gli vengono attribuiti dalla tradizione, sostenuta da ragioni critiche non disprezzabili.