BASCAPÈ (a Basilica Petri), CARLO, venerabile. - Barnabita n. da nobile famiglia il 25 ott. 1550 a Melegnano, m. il 6 ott. 1615 in Novara; al fonte fu chiamato Giov. Francesco. Laureatosi in diritto a Pavia, fu membro del collegio milanese dei dottori, e di s. Carlo segretario e aiuto validissimo nel governo episcopale. Fattosi barnabita (1578), diede forma definitiva alle Costituzioni (1579) e venne eletto tre volte generale dell'Ordine (1586-93). Assunto da Clemente VIII al
vescovato di Novara (1593), attese con zelo, sull'esempio di s. Carlo e secondo le prescrizioni del Concilio di Trento, alla riforma della disciplina ecclesiastica e dei costumi del popolo, mediante frequenti lettere e visite pastorali; radunò tre volte il sinodo diocesano; istituì a Novara gli Oblati del ss. Gaudenzio e Carlo; fondò scuole per la dottrina cristiana e pie congregazioni; migliorò e restaurò il seminario, aggiungendovi il collegio dei chierici maggiori. Promotore della beatificazione di s. Carlo, ebbe la gioia di vederlo canonizzato (1609).
Delle molte opere che lasciò (se ne troverà l'elenco completo nella Biblioteca Barnabítica) ricordiamo soltanto: De vita et rebus gestis Caroli S. R. E. Cardinalis... libri septum (Ingolstadt 1592), fonte di prim'ordine; gli scritti pastorali dal 1593 al 1609 (Novara 1609); Novaria seu de ecclesia novariensi (ivi 1612); Historia ecclesiae mediolanensis, lib. primus (ivi 1615), suggerita e desiderata da s. Carlo, ma rimasta incompiuta; De metropoli mediolanensi (Milano 1612); Commentarii canonici (Novara 1615).
I processi per la sua beatificazione furono iniziati nel 1620 ed oggi ancora vi si sta lavorando. L'intimità del B. con s. Carlo e la loro somiglianza di spirito e di opere lo fecero chiamare da Innocenzo XI, già vescovo di Novara: « un altro s. Carlo » (cf. nota del Gobio in 2ª ed. F. Chiesa, Vita del ven. C. B., II, Monza 1868, p. 238).