BATTESIMO di GIOVANNI. - E il b. che il precursore (donde l'epiteto di «battista» = «battezzatore»), amministrava sulle rive del Giordano, invitando il popolo a mutare vita e a prepararsi all'avvento del Regno di Dio (Mt. 3, 5). Apparentemente esso nulla apportava di nuovo ai Giudei, che già trovavano preteritte nella legge (Lev. 14, I sgg., 15,5 sgg.) parecchie abluzioni, quali riti di purificazione da impurità legali, e conoscevano il b. degli Esseni, e forse anche quello dei proseliti, amministrato, dopo la circoncisione, ai gentili, che venivano incorporati al giudaismo. In realtà, tuttavia, il b. di Giovanni quanto al rito e soprattutto al significato morale aveva alcune note di assoluta novità, che lo distinguevano da ogni altro.
1. Giovanni invoca per l'opera sua un mandato divino. Ai giudei, infatti, che gli domandavano: "Perché battezai, se non sei il Cristo né un profeta ?n risponde : «Colui che mi ha mandato a battezzare nell'acqua», ecc. (Is. 1, 33) e Gesù conferma pubblicamente questa origine divina (Mc. 11, 30). 2. Il b. del precursore ha lo scopo tutto particolare di preparazione messianica: «Dopo di me verrà uno che è maggiore di me ed io non lo conoscevo; ma appunto sono venuto a battezzare nell'acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele" (Io., 1, 31; cf. anche Act. 19, 4). Si tratta dunque di un rito transitorio, annunciatore di un ordine nuovo, tutto in funzione dell'aspettazione messianica giudaica, cosi viva a quei tempi, che non mancavano di falsi Messia. 3. Da quanto s'è detto appare facilmente la differenza tra il b. del precursore e gli altri. Esso si distingue : a) dalle abluzioni imposte dalla legge, perché queste e ciascuno se le compiva da sé e conferivano soltanto una purità legale, esteriore; b) dal b. dei proseliti, perché questo era solo amministrato ai gentili e non importava se non una purificazione rituale, mentre il b. di Giovanni si dava anche agli stessi Israeliti e aveva riferimento alla remissione dei peccati; c) dal b. degli Esseni, perché questo si ripeteva molte volte, non aveva riferimento alcuno con la restaurazione del Regno di Dio e non importava, nè significava un pieno rinnovamento interiore.
Il b. di Giovanni, poi, differisce specificamente dal B. cristiano: a) per l'origine, perché non è stato istituito da Gesù Cristo; b) per l'atto esteriore che lo costituisce, perché consiste solo nella applicazione della materia, senza che vi sia aggiunta nessuna forma; per la sua virtù significativa, perché significa non la grazia presente, ma la futura, che Gesù ci avrebbe meritata con la sua passione e morte; per la sua virtù causale. Il b. di Giovanni nonagiva ex opere operato, come il Sacramento, cioè producendo quello che significa, ossia la remissione della colpa e il conferimento della grazia; ma solo ex opere operantis, disponendo mediante le opere di penitenza; e finalmente, il rito cristiano rigenera chi lo riceve, gli imprime nell'anima un carattere indelebile, lo introduce nella società fondata dal Cristo, lo rende capace di ricevere gli altri Sacramenti; tutti effetti che il b. del precursore era incapace di produrre (cf. H. Houbant, Jean B. [baptême de], in DThC, VIII, col. 655).
Giovanni, del resto, è esplicito su questo punto: "Io vi ho battezzati in acqua; ma egli vi battezzerà in Spirito Santo" (Mc. 1, 8), "in Spirito Santo e fuoco" (Mt. 3, 11; Lc. 3, 16), dove l'aggiunta "fuoco" sta ad indicare che la grazia, data dal B., consumerà come fuoco i peccati, purificherà e illuminerà. L'agente divino, che è lo Spirito Santo, è a servizio soltanto del Messia. Da parte loro gli Apostoli, fin dal primo mo-
mento della loro predicazione, considerarono il b. di Giovanni come inesistente e battezzarono "nel nome di Gesù" tutti che si presentavano, anche quelli che già prima erano stati battezzati dal precursore (Act. 2, 38; 19, 1-7); perché a tutti senza eccezione mirava l'ordine perentorio di Gesù (Mt. 18, 19). Perciò la Chiesa, sorti gli errori della cosiddetta riforma, definì nel Concilio di Trento: "Se uno asserisce che il b. di Giovanni ha avuto la medesima efficacia che quello di Gesù, sia anatema" (Sess. VII, de Bopt., can. I: Denz-U, n. 857).