BATTESIMO DI GESÙ

BATTESIMO di GESÙ. - La scena narrata dai siontici (Mt. 3, 13-17; Mc. 1, 9-13; Lc. 3, 21-22) e accennata da Giovanni (Io. 1, 32-34) si può riconciliare facilmente così: sui trent'anni (Lc. 3, 23), Gesù parte da Nazareth, si presenta al Giordano in mezzo alla folla accorsa alla parola del Battista, e domanda di essere anch'egli battezzato (Mt. 3, 15). Quando esce dall'acqua ed è immerso nella preghiera (Lc. 3, 22), i cieli si aprono, ne discende lo Spirito Santo in forma di colomba, che si posa sopra di lui e una voce proclama: «Questo è il mio Figlio diletto, in cui mi sono compiaciuto». Nella colomba il Batti ta scorge il segno sensibile, «corporeale» (Lc. 3, 22) della discesa dello Spirito Santo e comprende che colui, che ha or ora battezzato, è il Figlio di Dio (Io. 1, 33-34).

Il b. di Gesù è pertanto: 1) La consacrazione della missione messianica di Gesù. Quella discesa, infatti, dello Spirito Santo inverava due testi, considerati messianici, della S. Scrittura (Ps. 2, 7; Is. 61; I; cfr. anche Is. 42, 1); e il Precurso stesso aveva dichiarato: «Dopo di me, viene uno che è maggiore di me... e appunto sono venuto a battezzare nell'acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele» (Io. 1, 30). 2) Una nuova proclamazione della filia-zione naturale del Verbo Incarnato. Che le parole «Questi è il mio Figlio diletto» si debbano intendere nel senso di filiazione naturale e non semplicemente adottiva, lo esigono sia il testo (Gesù è il figlio [δύσχιμον] e il figlio diletto [δύσχιμον]), non solo cioè carissimo, ma unicamente caro, l'unico [cf. J. Lebreton, Les origines du dogme de la Trinité, Parigi 1919, pp. 38-39]) e sia il contesto, quando le consideriamo alla luce delle espressioni uguali ricorrenti in altri episodi della vita di Gesù (ad. es., nella concezione verginale del Verbo [Lc. 1, 34-37], nella trasfigurazione [Mt. 17, 5], nel ritrovamento di Gesù nel tempio [Lc. 2, 493], e in quello che intorno a se stesso e alle sue relazioni col Padre predicò il Messia, sempre più apertamente man mano che si avvicinava alla Passione [cf. J. Lebreton, ibid., p. 286 sgg.]).

Molti critici moderni della scuola protestantica liberale hanno voluto conchiudere dall'episodio del b. di Gesù, che egli ricevette allora per la prima volta la dignità di Messia, o ne ebbe per la prima volta coscienza, o ricevette la filiazione divina. Ma queste interpretazioni vanno apertamente contro quello che s. Giovanni e s. Paolo dicono della preesistenza del Verbo. D'altra parte la discesa dello Spirito Santo sopra una persona eletta da Dio ad una particolare missione, non importa di per sé nessuna divinizzazione; serve soltanto a dimostrare uno speciale impulso da parte di Dio, come avviene ad Otoniel (Iud. 3, 10), Gedeone (Iud. 6, 34), Jeffe (Iud. 11, 20), Sansone (Iud. 13, 25), Balaam (Num. 24, 2), Saul (I Sam. 10, 6) ecc.

Bibl: K. Weiss, Die Taufe fesu, in Theol.-prohtische Monatscbrift, 25 (1914), pp. 633-55: J. Coppens, Baptême, in DBs, I; 832 sgg.: J.-M. Vosté, De Baptismo, Teutotione et Transfiguratione Jesu, Roma 1934, pp. 3-49; J. Kosnetter, Die Taufe fesu, Vienna 1936.

Celestino Testore