Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Agiografia Santi

CIPRIANO, VESCOVO DI CARTAGINE, SANTO

Festa: 14 settembre

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BATTESIMO DEGLI ERETICI rimanda qui.

CIPRIANO, vescovo di CARTAGINE, santo. - Nella storia della Chiesa antica d'Occidente è uno dei personaggi di maggior rilievo, certo il primo, nella estimazione comune, fino al sorgere dei grandi del sec. IV: Ambrogio, Girolamo, Agostino. La fortuna delle sue opere non ha uguale nei primi secoli, come appare dal numero dei manoscritti, inferiore solo a quelli della Bibbia latina.

I. VITA

Fonti per la biografia di C. sono: 1) la Vita scritta dal diacono Ponzio, suo compagno nell'esilio e testimone oculare del martirio; vita che, pur avendo manifesto intento di esaltazione e di edificazione, è documento storico di piena attendibilità; 2) gli Atti proconsolari, cioè il protocollo degli interrogatori che ebbero luogo davanti al proconsoli Paterno e Galerio Massimo, seguito dalla condanna a morte, e infine, collocata impropriamente sotto questo titolo, la relazione del martirio; i tre documenti furono tutti redatti da testimoni oculari immediatamente dopo i fatti; 3) la notizia di Girolamo (De viris illustribus, 67); 4) le opere di C. stesso, in primo luogo le lettere.

Cecilio C., chiamato anche Tascio, nacque in Africa sul principio del sec. III da genitori pagani che gli procurarono un'accurata formazione letteraria; insegnò retorica e si lasciò contaminare dai vizi del paganesimo. Aiutato dal presbitero cartaginese Ceciliano, si convertì al cristianesimo, incominciando già da catecumeno una nuova vita, nella pratica della continenza e della carità, tanto da distribuire i suoi beni ai poveri. Poco tempo dopo il Battesimo fu ordinato presbitero e poi, nel 248 o 249, vescovo di Cartagine, per acclamazione popolare. Scoppiata la persecuzione di Decio, C. ritenne suo dovere nascondersi, per non privare la sua Chiesa d'una guida allora più che mai necessaria; e dal suo ritiro, non lontano da Cartagine, la governò dal principio del 250 alla primavera del 251, mantenendo un intenso commercio epistolare. Ebbe una parte principale nella questione dei lapsi (v.), e dove frenare il lassismo propugnato da quel partito del clero che già si era opposto alla sua elezione (fra cui spiccava il prete Novato), e da un laico facoltoso, Felicissimo, e mantenere integra, anche di fronte ai confessori, l'autorità episcopale. Ebbe in ciò l'appoggio del clero romano (essendo vacante la sede), e preparò così le decisioni del Concilio Cartaginese dell'apr. 251, che distinse fra i sacrificati, ammettendoli alla riconciliazione solo in punto di morte, e i libellatici (v. LAPSI), ai quali poteva esser data la Comunione dopo un periodo di prova. I lassisti, strano a dire, troveranno appoggio nella fazione rigorista del clero romano, capeggiata da Novaziano, che riuscì a farsi eleggere antipapa contro Cornelio, provocando uno scisma che doveva diffondersi e durare a lungo (v. NOVAZIANO). Di fatto il movimento dilagò anche in Africa, dove C. lo combatté energicamente, sostenendo l'elezione di Cornelio. Una nuova ondata di persecuzione, sotto Gallo e Triboniano (251-53), non ebbe lunga durata. Gravissima fu la controversia sul Battesimo degli eretici, in cui C., appoggiato dai vescovi dell'Africa e da alcuni dell'Asia Minore, prese decisamente partito contro papa Stefano (254-57), che affermava, con gli altri, non doversi rinnovare il Battesimo amministrato dagli eretici. La morte di Stefano (2 ag. 257), l'intervento di s. Dionigi d'Alessandria presso papa Stefano e la persecuzione di Valeriano misero fine alla controversia, che minacciava di provocare uno scisma. Il 30 ag. 257 C. fu tradotto davanti al proconsole Paterno e, avendo confessato la sua fede, fu esiliato a Curubi.

All'ordine del nuovo proconsole, Galerio Massimo, di costituirsi ad Utica, residenza del magistrato, egli rifiuta e si nasconde, perché vuol morire in mezzo al suo popolo: ritornò a Cartagine quando vi rientrò il proconsole, dal quale, il 13 sett. 258, fu condannato a morte; il giorno dopo, davanti a una folla di cristiani, venne decapitato.

II. OPERE

Negli scritti di C. si rispecchia la sua attività di pastore: nessuna divagazione puramente letteraria, nessun intento propriamente speculativo; dominano sole le preoccupazioni del vescovo che vuole illuminare, correggere, pacificare, guidare, incoraggiare. Già la tradizione manoscritta li distingue in due categorie: 13 trattati (sermones, libelli), e 81 lettere (litterae, epistolae). Due antichi preziosi documenti ne danno un elenco: il cap. 7 della menzionata Vita di Ponzio, che allude in forma retorica a 11 trattati, in ordine cronologico, corrisponde

Illustration
(da M. Benson, S. Pierre et les origines de la primauté romaine, Cinéma 1929, pp. 125, 125)

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 1685–1687.

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“Cipriano, vescovo di cartagine, santo.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 1685–1687. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/cipriano-vescovo-di-cartagine-santo.

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“Cipriano, vescovo di cartagine, santo.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1685–1687. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/cipriano-vescovo-di-cartagine-santo.

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