CECILIANO. - Prima arcidiacono e poi vescovo di Cartagine (311); il suo nome è in rapporto con la controversia donatista, provocata dalla sua elezione dopo la morte del titolare di Cartagine, Mensurio. Buon amministratore e rigoroso in fatto di disciplina, si urtò nell'opposizione di una ricca signora di nome Lucilla da lui biasimata per le sue devozioni superstiziose e di parecchi notabili resisi colpevoli di danni contro la Chiesa. Contro la validità della sua elezione costoro opposero due ragioni: l'assenza dei vescovi della Numidia, com'era d'usanza, e l'indegnirà dei suoi consacratori. Radunato un sinodo a Cartagine (312) lo deposero eleggendo al suo posto il lettore Maggiorino. Le chiese trasmarine rimasero però in comunione con C. riconosciuto come vescovo legittimo da Costantino. Il Sinodo Romano del 313, adunatosi sotto papa Milziade per dirimere la questione, si pronunziò a favore di C. e condannò Maggiorino; alle stesse conclusioni arrivò il Sinodo di Arles del 314.
Le decisioni dei due concili non calmarono gli scismatici che si appellarono all'imperatore. Costantino credette di rimediarvi condannando i donatisti, ma esiliando anche C. a Brescia, e nominando un nuovo vescovo di Cartagine (316). Neppure questa misura portò la pace; di fronte all'opposizione donatista la commissione imperiale si pronunziò per C. che poco dopo poté rientrare nella sua sede. Nel 325 era presente al Concilio di Nicea. Morì dopo il 340.
CECILIANO
Bibl.: Fonti: Eusebio di Cesarea, s. Ottato di Milevi, s. Agostino sono raccolti e studiati da P. Monceaux, Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, IV, Parigi 1913, e da H. von Soden, Urkunden zur Entstehungsgeschichte des Donationus (Kleine Texte, 122), Bonn 1913; P. Batiffol, La paix constantinienne et le catholicisme, 4² ed., Parigi 1929, pp. 263-99; L. Duchesne, Le douter du donatione, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 10 (1890), p. 589 sgg.; Fliche-Martin-Frutaz, III (1939), p. 44 sgg. Mario Scaduto