CECCARELLI, ALESSANDRO

CECCARELLI, ALESSANDRO. - Archiatra pontificio e chirurgo maggiore dell'esercito papale, n. a Castiglione in Teverina, presso Orvieto, l'11 marzo 1830, m. a Roma il 19 febbr. 1893. Dopo i suoi studi alla Sapienza, molto si distinse nel lazzaretto di S. Spirito durante l'epidemia colorica del 1854, sino a che, colpito a sua volta, non corse serio pericolo di vita, e ne portò conseguenze per tutta l'esistenza.
Chirurgo maggiore delle milizie pontificie (1860), sostenne con il collega C. Mazzoni il benemerito dott. F. Palasciano nell'opera di riconoscimento della neutralità dei feriti di guerra. Essa fu base della Convenzione di Ginevra, cui il Governo pontificio aderiva il 9 maggio 1868, e che segnò il punto di partenza della Croce rossa internazionale. Dopo il 1870 si ritirò a vita privata e divenne chirurgo di Pio IX. Chirurgo del Conclave ed archiatra di Leone XIII, fu membro del Consiglio direttivo delle scuole secondarie cattoliche e docente di farmacologia e di chirurgia presso l'Università libera pontificia di palazzo Altemps, sorta dopo il 1870 in seguito a settario indirizzo rivolto al Doellinger da parte di parecchi professori della Sapienza. Chirurgo in luogo del Panunzi nell'ospedale Fatebenefratelli e chirurgo capo dell'associazione dei Cavalieri italiani di Malta per l'assistenza dei feriti di guerra, organizzò le prime baracche di medicazione ed i primi treni ospedali; direttore dei servizi sanitari dei Sacri palazzi apostolici, sopraintende alla sistemazione del lazzaretto di S. Marta, voluto da Leone XIII in vista di una epidemia colorica nel 1884, ed all'erezione dell'ospedale civile di Carpineto. Membro del Consiglio di ammini

strazione della Banca cattolica artistico-operaia, dal 1889 diresse il dispensario di consultazione e medica-zione per i poveri, primo del genere da Pio IX, istituito alle Zoccolette; tra il 1869 ed il 1872, coadiuvando l'impulso dei duchi Salviati, creava l'ospedale infan- tile del Bambin Gesù, ora pontificio, ove poi a lungo, e gratuitamente, profuse le sue benefiche fatiche pro- fessionali. Più volte dagli elettori cattolici di Roma mandato al Consiglio comunale, e deputato alla Con- gregazione di Carità, faceva promotore di un ospe- dale gulleggiante in Anzio per i bambini rachitici e scrofolosi, e da Leone XIII ottenne che il monastero di S. Cosimato in Trastevere venisse adibito a rico- vero per i vecchi abbandonati. Morendo, legava al- l'ospedale di Orvieto la pregevole sua biblioteca scien- tifica insieme con l'intero e ricco suo armamentario chirurgico.

BIBL.: Necrologio in L'Osservatore romano (19 febbr. 1893), e in La fedeltà. Organo settimanale del disciolto esercito ponti- ficio (3 marzo 1893). Cf. inoltre: A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, pp. 493, 710-11; A. Canezza, Gli arci- spedali di Roma nella vita cittadina, nella storia e nell'arte, Roma 1923, p. 153; A. Milani, L'assistenza in Roma ai feriti di guerra e la Convenzione di Ginevra (1864), in Studiosi ed artisti italiani a SS. Pio XII nel XXV anno della consacrazione ep., Città del Vaticano 1943, pp. 171-74.