CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI

CASTELFIDARDO, BATTAGLIA di. - Dal borgo medievale presso Ancona prese nome il fatto d'armi, combattutosi in località Crocette, fra pontifici e regi il 18 sett. 1860.

L'esercito pontificio era stato (11 sett.) sorpreso da un improvviso ultimatum a brevissima scadenza del Cavour al card. Antonelli, in piena fase riorganizzativa.

La studiata doppiezza diplomatica del governo di Napoleone III e tutta una serie di circostanze non ancora ben chiarite, tennero, suo malgrado, il de Lamoricière in una quasi completa oscurità degli eventi che precipitavano. Sicché quando ci si avvide che l'avversario, senza dichiarazione di ostilità, penetrava con ca. 40.000 uomini, contro ca. 14.000, contemporaneamente nelle Marche e nell'Umbria, al de Lamoricière non rimase che incamminare affrettatamente le due brigate disponibili, ca. 7.000 uomini, verso Ancona, piazzaforte ben munita ed atta a resistere a lungo.

Ma giunto la sera del 17 sett. a Loreto, trovò che il generale regio Enrico Cialdini gli aveva quasi chiusa la strada.

I più dei pontifici, sia italiani che esteri, si batterono con eroismo da veterani, salvando così l'onore dell'esercito e seminando di morti e di feriti l'aspra erta delle Crocette. Vi cadde, tra gli altri, il generale brigadiere de Pimodan, mentre i suoi eseguivano con temerarietà anche troppo spericolata travolgenti coriche alla baionetta, ed ottenevano un netto successo iniziale costringendo gli avversari, scompigliati dall'impetuosità dell'attacco, a retrocedere verso la cima del colle ed a far affluire forti riserve.

Ciò nonostante la battaglia fu perduta e furono così strappate allo Stato Pontificio le Marche e l'Umbria, segnando quindi un forte passo innanzi nell'unità del Paese. Ma la dolorosa impressione di quel sanguinoso evento fu assai forte fra i cattolici, provocandone l'ira malcontenuta contro Napoleone III ed il risentimento per tante giovani vittime cadute a causa d'un abbandono non certo onorevole. La già difficile e complessa questione di Roma e del potere temporale ne fu ulteriormente complicata ed esacerbata: C. preparava Mentana. Pio IX pianse ricordando i caduti ed un'onda di opporsi sentimenti scosse l'Europa. Un ricordo della sconfitta,

cosa senza esempio nella storia, fu distribuito ai vinti: il suo cerchio d'argento recava le parole «Pro Petri Sede» circondando una croce di s. Pietro, «rovesciata» si disse - ma dritta come un gladio sfoderato per la giustizia». Sul monumento funebre in S. Giovanni in Laterano si legge: «Victoria quae vincit mundum fides nostra».

BIBL.: C. Latreiche, Journal des événements de C., Parigi 1860; Relazione ufficiale sulla campagna di guerra nell'Umbria e nelle Marche, Torino 1860; Récit de la bataille de C. et du siège d'Ancone, Parigi 1861; A. de Ségur, Les martyrs de C., ivi 1861; Rapporto del generale De Lamoricière, in Civ. Catt., 4ª serie, 11 (1861, III), p. 330; E. Lafond, Loret et C., Parigi 1862; De Colleville, Un crime du second Empire. Le guet-apens de C., ivi s. d.; Ufficio Stor. del Corpo di Stato Magg., La battaglia di C., Roma 1903; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, ivi 1920, pp. 17-27; id., La campagna delle Marche e dell'Umbria, ivi 1923, pp. 311-75; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, pp. 50-57.

Paolo Dalla Torre

Cite this article

“CASTELFIDARDO, BATTAGLIA DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 593. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/castelfidardo-battaglia-di.