CASTELGANDOLFO. - La piccola città che domina il lago Albano dall'alto del cratere vulcanico in cui esso si raccoglie, conta ora 3500 ab., in prevalenza agricoltori. Ha antichissime origini, poiché, proprio sul luogo dove trovasi il palazzo Apostolico, sorgeva l'Arx albana, il centro sacro di Albalonga, fondata secondo la leggenda da Ascanio figlio di Enea, che fu a sua volta culla di Roma e poi sua rivale.
L'Arx albana, per quanto distrutta, conservava ancora i suoi santuari nell'era imperiale nella quale si ha memoria dei Salti arcis albanae e delle vestali che custodivano il fuoco di Vesta albana. Questo luogo fu scelto da Domiziano per stabilirvi la sua dimora anche durante l'inverno. Il fondo albano dei Cesari occupava una superficie immensa poiché comprendeva anche il lago, per una estensione complessiva di ca. 14 km., apparteneva al demanio imperiale e fu da Costantino assegnato in dotazione, secondo il Lib. Pont., alla basilica di S. Giovanni Battista, la cattedrale di Albano, da lui fondata.
La villa papale sorge ora sui ruderi di quello che fu il nucleo principale dell'Albanum Domiziani e vi si conservano, oltre pochi frammenti di colonne, statue e fregi marmorei, parte del criptoportico, una grandiosa navata che misurava m. 300 di lunghezza, con la volta a cassettoni e le pareti dipinte, destinata a riparare dal maltempo la passeggiata dell'imperatore.
La più remota memoria del nome attuale di C. risale al 1218 in uno strumento nel quale i Gandolfi (una famiglia, sembra, di origine genovese) figurano come signori di questo luogo. Ai Gandolfi succedono però ben presto nel dominio i Savelli, che ne vengono spodestati da Eugenio IV e lo riacquistano con Nicolò V. Lo perdono nuovamente, quali rei di ribellione, con Alessandro VI, per riacquistarlo nel 1503, e cederlo definitivamente, per strettezze finanziarie, alla Camera apostolica nel 1596.
Il card. Maffeo Barberini che frequentava come villeggiante questa terra, divenuto papa (1623) col nome di Urbano VIII, dispose che la rocca fosse ingrandita e sistemata da Carlo Maderno, e la inaugura nel 1626, soggiornandovi per altri undici anni, nella primavera e nell'autunno. Il suo esempio fu seguito da Alessandro VII che fece edificare, su disegno del Bernini, la chiesa parrocchiale di S. Tommaso di Villanova, che si orna di un quadro di Pietro da Cortona sull'altare maggiore e di un altro con l'Annunciazione del Maratta.
Clemente XI (1700-21) è fra i pontifici che profitarono più largamente della residenza di C.; anche Benedetto XIV (1740-58), nei 18 anni del suo papato vi fece lunghi soggiorni. Clemente XIII (1758-69) frequentò la villa nei primi sette anni del suo pontificato, mentre il suo successore Clemente XIV (1769-74) venne a preferenza nell'autunno per oltre un mese ogni anno. Pio VII (1800-23) per tre anni prima della sua cattività e per quattro dopo la Restaurazione, fino al 1817, amò trasferirsi nell'autunno a C. e nel 1816 e 1817 anche nella primavera. Gregorio

(Int. F. di D'Amico)
Ricominciava così dopo 65 anni la serie delle villeggiature papali a C., dove tuttavia il Papa ritornava non più come sovrano ma come ospite di un altro Stato, in casa sua, è vero, e coperta dal privilegio della extraterritorialità, ma «facente parte del regno d'Italia» secondo l'espressione del trattato; e il suo soggiorno doveva virtualmente ridursi entro i confini della residenza. La quale perciò venne ampliata con l'aggiunta della villa Barberini destinata a dare più ampio respiro all'antica angusta proprietà papale alla quale è stata congiunta con un cavalcavia.
Alcune sculture scoperte nei lavori di sistemazione adornano i giardini: fra di esse notevole una statua equestre che rappresentava forse Domiziano e che ebbe poi sostituita la testa. Sono state invece collocate nel palazzo ex Barberini un torso di porfido di statura atletica, copia perfetta di un'opera di Policleto, e una piccola fedelissima copia del Cinisco, altro capolavoro dello stesso maestro. Una copia del Marsia di Mirone è stata portata al museo del Vaticano. Fra le opere d'arte conservate nel palazzo Apostolico figura una Deposizione dalla Croce, grande altorilievo nella sala degli Svizzeri e, nelle successive, una
tela del Wicar rappresentante la Ratifica del concordato del 1807, dono di Napoleone a Pio VII, e una Madonna del Dolci. Vicina alla sala del Concistoro trovasi la cappella di Urbano VIII, e, nell'appartamento privato, quella polacca, decorata dal Rosen e dove è collocata una copia della Madonna di Czestochotca offerta a Pio XI dall'episcopato di Polonia.
Nel palazzo Pontificio è stato anche trasferito dal Vaticano l'Osservatorio astronomico dotato di nuovi strumenti e di un modernissimo laboratorio di astrofisica.
Pio XI si trattenne a C. nella sua prima villeggiatura per oltre due mesi, prolungando sempre di più la permanenza negli anni successivi. Pio XII, che ancora nell'estate del 1939 si era trasferito a C., trattenendovisi per oltre tre mesi, ha accentuato la semplicità di questa sua dimora, dove egli usa trasferirsi senza seguito e con il personale strettamente necessario. Questo senso di austerità si intona anche con il ricordo delle recenti vicende di guerra che la villa papale ha attraversato.
Nel genn. del 1943, dopo lo sbarco di Anzio, il Papa, che non era più ritornato alla villa dopo la prima volta, vi accolse le popolazioni di C., di Albano e delle campagne circostanti che chiedevano rifugio e protezione sotto le incalzanti minacce della guerra. A oltre 12.000 si contavano i rifugiati nelle prime settimane di febbr., quando anche sulla residenza pontificia si scatenarono i bombardamenti aerei che fecero più di 500 morti e migliaia di feriti. Oltre che per i rifugiati, in tutto quel tempo e nell'immediato dopoguerra, la villa è stata una provvidenziale stazione di soccorso per le popolazioni situate nelle retrovie della battaglia di Anzio rimaste senza assi-
stenza, prive di approvvigionamenti, duramente provate dai bombardamenti e dalle evacuazioni forzate.
Cessata la battaglia per la presa di Roma, si iniziarono, appena possibile, i lavori di restauro dei gravi danni subiti dalla villa. Ma soltanto nell'estate del 1946, il Papa, che dal 1939 non aveva lasciato il Vaticano se non per accorrere al soccorso dei quartieri di Roma devastati dai bombardamenti, vi è ritornato; così pure nei due anni seguenti, soggiornandovi dai primi di ag. alla fine di nov.