MALTA

MALTA. -

I. Geografia

L'Arcipelago di M., che sorge su di una piattaforma sottomarina unita alla Sicilia, da cui dista 90 km., è costituito dall'Isola omonima (246 kmq.) e da quelle di Gozo (67 kmq.), Comino, Cominotto e Filfola, nonché da un certo numero di scogli; in complesso 316 kmq.

Ha ossatura calcarea e, sebbene di altezza molto modesta (quota massima 258 m. in M.), il terreno vi è piuttosto accidentato, con incisioni vallive e depressioni che danno alla costa orientale di M. un decorso tutto a insenature ed a sporgenze. Ad una dell'ardità del suolo e del clima (siccità quasi assoluta da maggio a sett.), le isole sono fertili di granaglie, di viti e di agrumi, ma la

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(propr. Enc. Catt.)
Malta - 1) Confine di circoscrizione ecclesiastica.

produzione non basta al consumo interno, poiché la popolazione, quasi triplicata nell'ultimo secolo (307 mila ab. nel 1948), raggiunge una densità eccezionalmente elevata (971 a kmq.). In tal modo da secoli l'Arcipelago dà vita ad una emigrazione volta in particolare alle coste mediterranee (dove si contano ormai oltre 150 mila Maltesi). Gli Inglesi sono poco più di 5 mila ed un migliaio gli stranieri (fra cui gli Italiani). Lingue ufficiali l'inglese e la maltese (quest'ultima, che è un dialetto misto italiano, introdotta nel 1934, in sostituzione dell'italiana). L'unico centro urbano notevole è il capoluogo La Valtletta (64 mila ab. con i sobborghi).

L'Arcipelago è a mezza via fra Gibilterra e Suez e dispone di un porto naturale vasto e sicuro: di qui la sua importanza militare e la lunga (dal 1798) occupazione britannica. M. è colonia retta da un governatore, assistito da un consiglio e da un'assemblea elettiva di 40 membri.

Bibl.: I. M. Ugolini, *M. e la civiltà mediterranea*, Roma 1931; L. V. Bertarelli, *Guida d'Italia del T. C. I.: Sicilia ed isole minori*, pp. 493-519, Milano 1937; H. Luke, *M., Londra Giuseppe Caraci*

II. STORIA CIVILE

Tolta definitivamente dai Romani ai Cartaginesi nel 218 a. C., M. fu aggregata alla provincia di Sicilia. Nel sec. IV passò all'Impero d'Oriente, fu per brevi periodi possesso dei Vandali e dei Goti e tornò all'Impero nel 533. Nel sec. IX fu conquistata dagli Arabi, che la tennero fino al 1091, quando l'occupò il normanno Ruggiero. La dominazione araba lasciò tracce notevoli nella lingua, nella toponomastica e nell'arte, e forti nuclei musulmani rimasero nell'isola, finché ne furono espulsi da Federico II. Nel 1266 M. divenne con la Sicilia dominio angioino, ma dopo la disfatta che Ruggero di Lauria inflisse alla flotta del Re di Napoli nelle acque di M., questa passò agli Aragonesi. Nel sec. XIII il forte afflusso di elementi italiani modificò profondamente il dialetto di M. Durante il governo normanno e seveo M. fu spesso concessa in feudo

a famiglie siciliane; gli Aragonesi invece la uniono al demanio regio, e nel 1428 concessero alla sua comunità gli stessi privilegi di cui godevano Palermo, Messina e Catania. L'ordinamento comunale favorì un rigoglioso sviluppo di tutti gli istituti civili. Nel 1530 Carlo V cedette M. all'Ordine di S. Giovanni, che dal 1522 aveva perduto l'isola di Rodi. La cessione fu fatta in piena sovranità, salvo l'annuo tributo simbolico di un falcone. I Cavalieri abbellirono l'isola e la fortificarono, trasformandola in una potente base navale, che li pose in grado di sostenere l'urto incessante delle marine turca e barbaresca.

Nel 1565 M. fu assediata dai Turchi: la strenua resistenza dei Cavalieri e di tutto il popolo permise ad una flotta inviata dalla Sicilia, da Napoli e dalla Toscana di giungere tempestivamente al soccorso, e i Turchi

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Malta - Bastione S. Barbara e Porta Vittoria - La Valletta.

dovettero toglier l'assedio. I rapporti dell'Ordine con la Sicilia furono, nonostante sporadici contrasti, sempre cordiali. Ma nel sec. xvir, e ancor più nel successivo, l'Ordine soppresse a poco a poco le istituzioni comunali, accentrand
dovettero toglier l'assedio. I rapporti dell'Ordine con la Sicilia furono, nonostante sporadici contrasti, sempre cordiali. Ma nel sec. XVII, e ancor più nel successivo, l'Ordine soppresse a poco a poco le istituzioni comunali, accenando in sé tutti i poteri, e la perdita delle tradizionali franchigie suscitò nella popolazione un crescente malcontento, che dette origine a congiure e a rivolte, soffocate con aspro rigore. Verso la fine del Settecento, divenuto anche il Mediterraneo un campo di lotta fra gli Stati aspiranti all'egemonia continentale, le potenze posero gli occhi su M., che per la sua posizione geografica e per la sua importanza militare poteva costituire per il suo possessore un prezioso punto di appoggio. Nel 1798 l'isola fu conquistata da Bonaparte. Motivo o pretesto per giustificare l'attacco gli fu dato dal fatto che nel dic. 1797 Paolo I di Russia aveva proclamato il suo protettorato sull'Ordine (nel nov. 1798 fu eletto gran maestri). I Francesi, favoriti dapprima da una parte della popolazione che mal sopportava il regime autoritario dei Cavalieri, si alienarono ben presto tutte le simpatie con la loro politica che mirava a sovvertire le tradizioni e i costumi degli isolani e offendeva il loro sentimento religioso. Così, quando giunse notizia delle disfatte francesi del 1799, il malcontento esplose in aperta rivolta. I Maltesi si rivolsero per aiuto a Napoli, al Portogallo e all'Inghilterra. Truppe inglesi sbarcarono nell'isola e con gli aiuto del popolo, che combatté valorosamente al loro fianco, costrinseo i Francesi a capitolare il 4 sett. 1800. Sebbene nella capitolazione non si facesse parola né dei diritti dei Maltesi né della sovranità del Re di Napoli, l'ammiraglio Nelson aveva confermato che l'isola apparteneva al Re di Napoli, e in nome del Re ne assunse il governo il comandante delle milizie inglesi Alessandro Ball. Ma questi iniziò subito, con ogni sorta di promesse e di lusinghe, un'abile e tenace opera di penetrazione. Il Trattato di Amiens, che aveva sancito il ritorno di M. all'Ordine e la sua neutralità, non ebbe applicazione; gli Inglesi restarono nell'isola, e nel maggio 1814, con il Trattato di Parigi, ne ottennero la piena sovranità. Da questo momento, alla tesi britannica di possedere M. per diritto di conquista i Maltesi opporranno l'affermazione di essersi posti spontaneamente sotto la protezione dell'Inghilterra. Per oltre un secolo M. lotterà per concorrevole le sue libertà costituzionali e l'insegnamento e l'uso ufficiale della lingua italiana. Circa la costituzione, dopo il Consiglio di nomina governativa del 1835, si ebbe la Costituzione del 1849 e quella più larga del 1887, che componeva di membri elettivi la maggioranza del Consiglio di governo. Quanto alla lingua, dal 1880 il governo inglese incominciò a sostenere il principio della parità delle due lingue, con esclusione di ogni privilegio per l'italiano. Contro le leggi restrittive ispirate da Geraldo Strickland si batté strenuamente il partito nazionalista maltese guidato da Fortunato Mizzi. L'allontanamento dello Strickland dall'isola non mutò l'indirizzo del governo britannico. Dapprima fu abrogata la Costituzione del 1887, ripristinando quella più ristretta del 1849. Le grandi vittorie elettorali dei nazionalisti costrinseo l'Inghilterra a concedere nel 1921 una nuova Costituzione con Istituti elettivi. Ma nel 1933 la Costituzione fu sospesa; il governatore assunse tutta l'ammistrazione ed emanò leggi sempre più rigide per l'abolizione del 1921 della Sicilia.

Roberto Palmarocchi

III. DIOCESI

La diocesi ha una popolazione di 280.000 ab. dei quali 278.000 cattolici; conta 50 parrocchie con 309 chiese servite da 402 sacerdoti diocesani e 384 regolari, un seminario, 45 comunità religioshe maschili, 76 femminili (Ann. Pontif., 1951, p. 261).

Nella baia di quest'isola naufragava nel 58 d. C. la nave nella quale s. Paolo con altri prigionieri era condotto a Roma (Act. 28, 1). Gli abitanti del luogo, che s. Luca chiama «barbari» perché ignari della lingua greca e romana, accolsero con benevolenza i naufraghi e presero per un dio Paolo, sia perché era rimasto incolume dal morso di una vipera avvintasi alle sue mani, sia per la guarigione del padre di Publio, capo dell'isola, da lui operata (Act. 28, 6-9).

Sulla costa settentrionale dell'isola di M. si apre verso oriente (direzione da cui proveniva la nave) l'insenatura della baia chiamata «S. Paolo» e nel lato settentrionale della baia vi è l'isolotto di Salmonetta, separato dalla terra ferma da un canale e dove era facile la formazione dei bassifondi sabbiosi (i doppi mari: Act. 27, 41), su uno dei quali andò a sfracellarsi la nave. Una statua eretta presso il canale ed una cappella ricordando il drammatico approdo di s. Paolo, patrono dell'isola, celebrato con la festa del 10 febbr.

Il cristianesimo in M. si fa risalire a s. Paolo. Ma Adone confuse il Publio degli Atti con il Publio vescovo di Atene ricordato nel De viris illustribus da s. Girolamo e ne fece il primo vescovo di Malta (H. Quentin, Le martyrologes historiques au moyen âge, Parigi 1908, pp. 416 e 599). Iulianus o Lucianus avrebbe sottoscritto il «costitutum» dei tre capitoli di papa Vigilio nel 553 (Hefele-Leclercq, III, II, p. 94).

L'ufficio venne deposto dal papa Gregorio I nel 598 (Jaffé-Wattenbach, 1196, 1549). A lui successe Traiano, già abate di un monastero in Siracusa (Jaffé-Wattenbach, 1549, 1887).

La serie fu interrotta dall'874 al 1095 per l'occupazione saracena. Dopo la conquista normanna il primo vescovo fu Gualtiero, consacrato da Urbano II. La diocesi ebbe per metropolitano il Papa fino al 1154, anno in cui una bolla di Adriano IV la pose alle dipendenze dell'arcivescovo di Palermo.

Il papa Pio XII con la cost. apost. *Meltensem Ecclesiam* del 19 genn. 1944 elevò al grado e dignità di metropolitana la chiesa di M., assegnandole come suffragane la diocesi di Gozo (AAS, 36 [1944], pp. 161-163). Lo stesso Pontefice con Lettera apostolica del 18 genn. 1950 ha elevato a dignità di basilica minore la chiesa di S. Elena situata in Birchicara (AAS, 42 [1950], p. 716).

Da segnalare, tra i vescovi di M.: il card. Corrado Caracciolo (nom. nel 1408), il card. Pietro di Foix nipote di Luigi XI (nom. nel 1489); il card. Giovanni Borgia nipote di Alessandro VI (nom. nel 1497). Furono in seguito nominati, ma rinunziarono alla carica, il card. Raffaele Rario e il card. Andrea della Valle.

Nella cessione di M. all'Ordine, Carlo V si riservò la nomina del vescovo, da scegliere fra tre nomi proposti dai Cavalieri. Ca. il 1574, avendo l'Ordine protestato perché il vescovo aveva avuto facoltà di inquisire contro i Cavalieri, Gregorio XIII istituì il tribunale dell'Inquisizione di M., che durò fino al 1798. Nel 1584 lo stesso Papa vietò ai Cavalieri militi o fratelli il vescovato, da riservarsi ai preti cappellani dell'Ordine. I rapporti dei vescovi con i Cavalieri furono spesso turbati da contrasti di natura giurisdizionale. I conflitti più aspetti avvennero durante i vescovati di Tommaso Gargallo (sec. XVII), di Baldassarre Cagliares (sec. XVII) e di Carmine G. Pellerano (sec. XVII). Nel 1746 Benedetto XIV regolò le competenze del vescovo e del Capitolo nell'amministrazione della diocesi. Nel 1780 una bolla di Pio VI unì l'arcivescovo di Rodi in *partibus* al vescovato di M., confermando però questa come suffragane di quella di Palermo. Nel 1798 era vescovo di M. Vincenzo Labini. I Francesi occupando l'isola dichiararono di garantire il libero esercizio della religione cattolica; ma subito dopo soppressero gli Ordini religiosi e ne confessarono i beni abolici di tribunale dell'Inquisizione, vietarono agli ecclesiastici e al popolo di ricorrere al papa o al metropolitalo per quanto riguardava l'amministrazione del culto. Questi decreti contribuirono fortemente ad eccitare gli animi contro i conquistatori. Anche gli Inglesi promisero una piena libertà religiosa. Durante la loro occupazione il Regno di Napoli non rinunziò al patronato ecclesiastico sulla diocesi. Nel 1807 il Re nominò vescovo il maltese Mattei, e Londra dette il suo consenso; ma dopo il Trattato di Parigi, quando nel 1829, alla morte del Mattei, il Re di Napoli reclamò il diritto di scelta del successore, l'Inghilterra glielo rifiutò. Cedendo alle premure inglesi, Gregorio XVI abrogò i diritti metropolitani di Palermo su M., ponendola alle dipendenze dirette della S. Sede. Nel 1831 nominò vescovo di M. e arcivescovo di Rodi Francesco Saverio Caruana. Quando gli Inglesi pretesero, come d'uso in Inghilterra per chiunque fosse investito di cariche civili o religiose, il giuramento di riconoscere la dinastia degli Hannover e di non far nulla contro la religione anglicana, il vescovo rifiutò e la S. Sede approvò il suo operato. La definitiva rottura di ogni legame con il Regno di Napoli ebbe luogo nel 1834, allorché si addivenne ad una permuta dei beni che il vescovato di M. possedeva a Lentini con quelli dei Benedettini di Catania nell'isola. Durante il lungo conflitto fra Maltesi e Inglesi, la Chiesa di M. si schierò con i primi, che difendevano, insieme con le libertà costituzionali e la lingua, la loro religione continuamente insidiosa dai governanti britannici. Il contrasto più acuto fu provocato dalla politica anticattolica dello Strickland. La S. Sede ordinò un'inchiesta, che affidò nel 1929 a mons. Robinson, suddito inglese. Il risultato fu una netta condanna degli atti dello Strickland, condanna che fu divulgata da pastorali dei vescovi di M. e di Gozo (il vescovato di Gozo era stato istituito nel 1864).

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Bibl.: G. Moroni, *Diz. di er. stor. eccl.*, XLII, pp. 62-93; Eubel, I, pp. 340-44; II, pp. 191-92; III, pp. 243-44; IV, p. 238; A. Mayr, *Zur Gesch. der älteren christl. Kirche von M.*, in *Histor. Jahrb.*, 1896, pp. 475-96; A. Mifsud, *Origine della sovranità inglese su M.*, Malta 1907; F. W. Ryan, M., Londra 1910; Lanzoni, I, pp. 651-654; R. Paribeni, M., un piccolo paese dalla grande storia, Roma 1925; P. Pieri, *La questione maltese e il governo napoletano*, Malta 1929; *Esposizione documentata della questione maltese*, Città di Vaticano 1930; B. Cellini, *M. e la politica stridlandiana*, Livorno 1931; M. Royal Commission 1931, *Report*, Londra 1932; A. Sci-clusa Sorge, *M. Visione storica. Sintesi politica*, Livorno 1932; A. Mericeca, *Stato e Chiesa in M.*, Nomina dei vescovi, in *Archivio storico di M.*, 6 (1935), pp. 87-92; M. Rossi, *La dominazione inglese a M. fino al 1860*, Portici 1935; A. V. Laferla, *British M.*, with an introduction by Sir H. Luke lieutenant-governor of M., Malta 1938; L. Viviani, *Storia di M.*, Torino 1938; T. Guarnaschelli, *Valenziani*, *Saggio di una bibliografia di M. e del S. M.*, *Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme*, Roma 1938; R. Valentini, *L'espansione aragonese nel Mediterraneo come causa della decadenza di M.*, in *Archivio storico di M.*, 12 (1941), pp. 97-102; *Funzione storica e dispersione del patrimonio demaniale di M.*, ibid., 13 (1942), pp. 1-39; E. Michel, *Eutilitaliano a M.*, nel 1848, in *Nuova rivista storica*, 32 (1948), pp. 232-262. Per lo sbarco di S. Paolo, V. Ricciotti, *S. Paolo*, Roma 1946, p. 502; A. Penna, *S. Paolo*, 1946, pp. 622-625.

Roberto Palmarocchi-Donato Baldi

IV. Archeologica

Le prime esplorazioni degli ipogei cristiani di M. furono quelle di G. F. Abela nel 1647; poi occorre discendere fino al Caruana (1881-97), ad A. Mayr (1901), ad E. Becker (1909) e al p. A. Ferrua (1949).

I cimiteri cristiani antichi di M. sono tutti scavati nel caratteristico calcare marmoso dell'isola, usato come materiale di costruzione e che ha consentito l'escavazione di grandi ambienti con tipica tomba o a baldacchino o dietro una finestra. La tomba detta a baldacchino è costituita da un grande sarcofago sopraelevato per due o più corpi, circondato da quattro pilastri sui quali si erge un arco con tetto in piano, il tutto ricavato nel calcare. In uno stesso ambiente si trovano fino a quattro di tali tombe, che si ritrovano talvolta in Sicilia, se ne ha qualche esempio a Napoli e uno solo nel cimitero romano *inter duas laureos* (v.). Talvolta invece si hanno tombe per uno o due corpi ad arcosolio situate in una nicchia nella cui calotta si apre una finestra, tipo esclusivo di M. In alcuni casi più tombe a finestra si trovano in uno spazio abbastanza con un caratteristico rialzo utilizzato per i banchetti funebri. Alcuni ipogei erano chiusi da massicce porte in pietra a un solo battente. Presso alcuni ipogei cristiani si trovano ipogei giudaici; il cimitero cristiano più esteso è quello detto di S. Paolo, sotto la chiesa di S. Agata.

L'epigrafia è povera. In un ipogeo, presso un arco-solio, si lesse l'epigrafe in latino: «in nomine Domini Jeshuis Christi surge et ambulans, + Domine salbum me fac» (A. Heron de Villefosse, *Inscription latine chrétienne de M.*, in *Comptes rendus de l'Acad. des inscriptions et belles lettres*, 1908, pp. 140-142); altre tre iscrizioni latine cristiane sono riportate in CIL, X, 7498-500. Un'iscrizione greca adopera l'espressione *κουμνητήριον* per un sepolcro bisorno (*Corpus Inscrip. Graec.*, IV, Berlino 1877, n. 954); in un'altra pure greca il defunto è detto *σύμαθης*, *χριστός*; *καὶ λιγνίτης* (ibid., 9451). Di recente nel cimitero detto di S. Paolo il p. A. Ferrua ha letto l'iscrizione sepolcare in greco d'una Leonia, munita del monogramma cristologico.

Bibl.: G. F. Abela, *Descrizione di M.*, con le sue antichità ed altre notizie*, IV, Malta 1647; A. A. Caruana, *Ancient pagan tombs and Christian cimeteries in the island of M.*, explored and surveyed from the year 1881 to year 1897, 1888; A. Mayr, *Die altchristliche Begräbnisstätten auf M.*, in *Röm. Quartalschrift*, 15 (1901), pp. 216-43; 252-384; id., *Die Insel M.*, in *Altertum*, Monaco 1909; E. Becker, *M. sotterranea*, Strasburgo 1913; H. Leclercq, s. V. in DACL, X, 1, coll. 1332-43; A. Ferrua, *Le catacombe di M.*, in *Civ. Catt.*, 1949, III, pp. 505-15.

V. Arte

L'arte fuori in M. soprattutto negli edifici sorti con lo stabilirsi dell'Ordine di S. Giovanni. La chiesa conventuale dell'Ordine dedicata a S. Giovanni fu eretta da G. Cassar tra il 1573-77. È ad una sola navata con cappelle laterali delle varie lingue dell'Ordine; è son-

tuosa per decorazioni, marmi e arazzi (su disegni di P. Rubens e di N. Poussin). La volta e alcune cappelle furono dipinte da M. Preti; del Caravaggio sono La decolazione e il S. Girolamo. La cripta contiene i sepolcri dei Gran Maestri; quello di Villiers de l'Isle-Adam (1530-1534) è opera di A. Gagini. La chiesa del Gesù è di F. Bonamici, con pitture di M. Preti, di Caracciolo e di Romanelli; la chiesa di S. Giacomo (1710) di tipo boro-miniano è dovuta a G. Barbara; inoltre la chiesa di S. Caterina d'Italia (1576), di S. Francesco (1681) con pitture di M. Preti; della Vittoria (1752). La reggia dei Gran Maestri, ora sede del Governatore, fu eretta da G. Cassar (1572-81); l'albergo della lingua di Provenza è del 1575; il Palazzo dei Cavalieri d'Italia (ora Museo nazionale); il Palazzo dei Cavalieri di Castiglia e Portogallo, opera del Cachia (1744); il Palazzo dei cavalieri di Alvernia è oggi Palazzo di Giustizia; il Palazzo della tesoreria dell'Ordine è trasformato nel Casino Maltese.

Nella città vecchia o Notabile la Cattedrale fu rifatta nel 1697 da Lorenzo Gafa; contiene opere di M. Preti, come la chiesa di S. Paolo e Pubblico; la chiesa di S. Maria di Gesù ha lavori di A. Gagin

i. Il Palazzo del Gran Maestro è del Settecento

Vedi tav. CXXVI.

BIBL.: A. Ferris, Memorie dell'inclito Ordine gerosolimitano. Malta 1881; G. Calleja, The works of art in the Churches of M., ivi 1881; V. MARIANO,, Mattia Preti a M., Roma 1929.