CEBÀ, ANSALDO. - Poeta, n. a Genova nel 1565, m. ivi nel 1623. Allievo dei Gesuiti e, poi, dello Speroni all'Università di Padova, coltivò la poetica, la filosofia morale e la lingua greca. Fu membro della patria Accademia degli Addormentati. Da giovane cantò l'amore, ma, dopo la monacazione di una sua amante, si diede ad argomenti religiosi ed eroici, con intenti didascalici.
Mediocre nella lirica, in cui imitò il Petrarca e Ronsard, nella tragedia, nel poema (Furio Camillo, Ester, Lazzaro il mendico), introdusse inopportune scene realistiche anche nelle opere di argomento sacro e fu di meriti assai inferiori alle intenzioni. Dotte le sue chiose ai Caratteri di Teofrasto da lui tradotti.
CEBÀ, ANSALDO
BIBL.: G. B. Spotorno, Elogi di liguri illustri, II, Genova 1846, p. 65 ssgr.; P. Restagno, Di un letterato genovese del sec. XVII e le sue opere, Sampierdarena 1906; E. Zanette, Su A. C., in Convivium, 4 (1932), pp. 94-123; D. Bianchi, Chiabrera e C. poeti pindarici, Pavia 1941.