ANZIO

ANZIO. - Città volsca a 58 km. da Roma, con famoso porto (Caenon), sottomessa, nel 338 a. C., dai Romani, che, sulla fine della Repubblica, la popolano di ville lungo il litorale. Raggiunse l'apogeo del suo sviluppo ai tempi di Nerone, che avendovi sortito i natali, ne ingrandì il porto, e vi costruì una nuova villa imperiale sulla spiaggia di ponente.

La necropoli, nella zona ad occidente del faro, con gruppi di tombe tra l'VIII ed il VII sec. a. C., dalla suppellettile molto simile a quella dei colli Albani, fa pensare ad una primitiva popolazione latina piuttosto che volsca. Ma più importante è la tomba ipogea a tre stanze, con loculi disposti anche in duplice fila sulle pareti; tomba scoperta nel 1938, poco a nord dell'odierno cimitero, della quale il vano di destra ha la forma di una galleria catacombale. Come nelle tombe etrusche, le tre porte d'ingresso si aprono alla fine di un dromos scoperto. Il corredo funebre dei più che 50 morti, sepolti integri ed avvolti in bende, consisteva in vasellame etrusco-campano, specchi, strigili, collane, fuserole ecc. di buonissima fattura, per cui ne possiamo assegnare l'opera tra la fine del IV ed il principio del III sec. a. C.

Se abbandono quelle pagane, le memorie archeologiche della primitiva chiesa anziate sono assai misere: un'epigrafe (SPES IN DEO [CIL, X, 6762]) su travertino, sormontata da una grande foglia di edera, e questa a sua volta da due palmette.

Per il ductus delle lettere e per la formola propria dell'età delle persecuzioni, l'iscrizione è da ritenersi anteriore al tempo della pace costantiniana.

Tra le prime memorie cristiane di A. va annoverata pure la «massa urbana in territorio antiatino prasestans solidos CXXL», donata da Costantino alla basilica lateranense (Lib. Pontif., I, ediz. L. Duchesne, p. 174).

Ad A., per testimonianza di Ippolito (Philosophumena, IX, 12), il papa Vittore (1890-90), relegò Callisto appena tornato dalla Sardegna. Ma dal citato passo non si può dedurre con certezza che tra la fine del sec. II ed il principio del seguente, già vi esistesse una comunità cristiana e molto meno una chiesa annessa ad un cimitero, come ritiene l'Harnack, anche se non debba escludersi che Callisto, durante la permanenza, vi abbia propagata la fede cristiana.

Sono noti i nomi di tre suoi vescovi presenti ai sinodi romani del 465 (Gaudenzio), 487 (Felice) e 499-502 (Vindemio).

Durante lo scisma sotto il papa Bonifacio (418-422), il competitore Eulalio si ritirò ad A., presso il santuario di S. Ermete, noto solo dal Liber Pontificalis (I, p. 227) e di cui localmente è perduta ogni traccia.

Agli inizi del sec. VI si esaurisce la storia di Antium, che decade, unitamente alla diocesi, e si spopola per le invasioni barbariche, specie la longobarda (Procopio, De bell. got., I, 26). Il territorio, ridotto a semplice massa, venne trasformato dal papa Zaccaria in una donnasculta (Lib. Pontif., I, p. 435).

Lungo il tracciato dell'antica via Severiana, ad oriente del moderno abitato, tornarono alla luce, nel 1877, i ruderi di un oratorio, con pitture giudicate del sec. XII, il quale era stato ricavato da un sepolcro romano in laterizio del sec. II d. C.

Bibl.: Ughelli, X, pp. 13-14; G. B. De Rossi, in Bullettino d'Archol. crist., 7 (1869), p. 25; C. Soffredini, Storia di A., Satrico, Astura, Nettuno, Roma 1879; A. Harnack, Die Mission und Ausbreitung des Christentums in den ersten drei Jahrhunderten, II, Lipsia 1915, p. 261; Lanzoni, pp. 144-45; G. Lugli, Saggi sulla topografia dell'antica Antium, in Riv. dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'arte, 7 (1940), p. 150 sgg.; A. Galieti, Contributi alla storia della diocesi suburb. di Albano Laziale, Città del Vaticano 1948, pp. 45-47.