Ivi è riprodotta la nota leggenda di Augusto che cresce un altare al figlio di Dio sul famoso colle di Roma. La leggenda si trova già inserita nella *Cronaca universale* di Giovanni Malala (sec. VI), che cita la fonte da cui ha attinto, cioè il cronografo bizantino Timoteo, della fine del sec. V o dell'inizio del VI. Probabilmente una in origine, la leggenda ebbe poi due versioni: una più diffusa in Oriente, l'altra in Occidente. Questa si appoggia più risolutamente al concetto di Paolo Orosio (*Adversus paganos histor.,* VI, 22), che, nato Cristo quando tutto il mondo era in pace, Augusto non permise di essere chiamato signore, perché era nato tra gli uomini il Signore del mondo. Quella sembra riflettere un altro concetto non meno importante e più spontaneo fra i cristiani di allora: che, nato od essendo per nascere Cristo, i falsi oracoli ammutilavano (*Vangelo arabo dell'infanzia del Salvatore*).
La versione orientale è più antica appare già in Malala, e a Roma, durante il sec. VIII, ebbe anche una redazione latina (*cod. Vat. Pal. lat.* 277, f. 63) dove è ricordata per la prima volta S. Maria in A. La versione occidentale figura la prima volta nei *Mirabilia urbis Romae*; la troviamo però nella composizione artistica di un altare conservato ancora nella chiesa, che può risalire ai tempi dell'antipapa Anacleto II (1130-37). La leggenda illumina alquanto le origini della chiesa, e permette di pensare che già al tempo del cronografo Timoteo, cioè sulla fine del sec. V o all'inizio del VI, sulla rocca capitolina, al tempio pagano di Giunone fosse potuto succedere il santuario cristiano della Vergine. Di quali dimensioni esso fosse non è dato sapere, come non è possibile determinare il suo orientamento. La denominazione di S. Maria in A. fu preceduta da quella di S. Maria in o de Capitoli. Tra le numerose teorie che hanno creduto spiegare l'origine del nome A., quella di Ch. Huelsen, che esso provenga dall'iscrizione dell'altare della leggenda augustea, è la più semplice ed anche la più probabile, né può tacciarsi di anacronismo qualora si accetti la cronologia da noi proposta per il detto altare. Ben presto accanto alla chiesa dovette sorgere un monastero per la custodia.
La presenza dei Benedettini nel detto monastero è provata per l'anno 883 (*Cod. Sessor.* 217 [2116], f. 19), ma l'iscrizione di un eguemono, rinvenuta durante i lavori di sterro per il monumento a Vittorio Emanuele II (*Notizie degli scavi*, 1892, p. 407 sg.), ha fatto pensare che un secolo prima vi abitassero monaci greci. Del periodo benedettino rimangono ancora nella chiesa l'immagine della Madonna su tavola (sec. XI) e l'altare della leggenda augustea.
Ai Benedettini nel 1250 succedettero i frati Minori, ai quali si deve l'aspetto generale della basilica attuale a tre navate. Essa presenta tutti i caratteri dell'architettura francescana che si adatta ai gusti locali e rifugge da ogni stile preconcetto. Così le belle bifore archicaute dei fianchi e gli occhi della facciata e del transetto venivano ad inserirsi sulle forme tradizionali della basilica romana, mentre le pareti interne offrivano vasti campi pittorici: basterà ricordare gli affreschi di Pietro Cavallini, riproducenti la leggenda augustea, che ornavano l'abside deplorevolmente demolita nel 1564 per dar luogo al coro attuale. La facciata nuda, nel suo paramento di mattoni rossicci, solo imperfettamente risponde all'interno della basilica, poiché il guscio terminale è più alto del fastigio del tetto e i due spioventi laterali sono molto al di sopra delle navate. La navata centrale è coperta dallo splendido soffitto ad intaglio esuberante di oro (1571) e le cappelle delle navate laterali, costruite e restaurate in tempi diversi, racchiudono opere di non comune valore artistico, ad es. la cappella di S. Bernardino da Siena affrescata dal Pinturicchio. In una cappella attigua alla sagrestia è conservato il prezioso simulacro del Santo Bambino tanto venerato in Roma e nel mondo. Alla chiesa si accede per una scala di 124 gradini, costruita nel 1348.
il terremoto del 1783, pubblicava nell'87 il suo studio sugli Elementi del Diritto Naturale, che fu posto all'Indice. Durante colpito per la parte presa agli avvenimenti della Repubblica giacobina del 1799, trascorse il resto della vita dedicandosi all'insegnamento.