ARCA

ARCA. - Nome SARCOFAGI (v.) CIMITERO (v.) antichi cristiani sopraterra. Viene usato, dalla fine del sec. IV al V, raramente nelle iscrizioni cristiane di Milano, Brescia, Vercelli, Ravenna, Oderzo, Aquileia; molto spesso a Concordia (Portogruaro) e a Salona in Dalmatia; due esempi in Pannonia, a Sirmio e a Siscia. Una sola volta nel Lazio in un sarcofago di Velletri, oggi perduto (CIL, X, 6608). Non si riscontra mai nelle iscrizioni dei cimiteri sotterranei.

L'autore della Silloge detta *Palatina* (cod. Pal. Vat. 591) l'adoerra per indicare il luogo del sepolcro di S. Pietro (G.B. De Rossi, *Inscript. Christ.*, II, 1, Roma 1888, p. 54, n. 7).

In epigrafi non funerarie si leggeva nell'antico altare della basilica di S. Giovanni evangelista a Ravenna, dove detto apostolo era chiamato *arca Christi* (CIL, XI, 277). Per l'uso liturgico del termine V. PISSIDE.

BIBL.: E. Diehl, *Inscr. lat. christ. vet.*, III, Berlino 1931, 487.

Più tardi il nome di a. viene riservato a sarcofagi monumentali come le a. scaligere di Verona, o a monumenti che contengono le spoglie d'un santo. Assai nota è quella di s. Domenico a Bologna, eseguita da fra' Guglielmo alla fine del Duecento, istoriata con episodi della vita del santo e sostenuta da caritati, completata nel sec. XV da Niccolò da Bari, detto, a causa della celebrità di quest'opera, Niccolò dell'A.; servì di modello all'altra trecentesca di Giovanni di Balduccio per s. Pietro martire (Milano, S. Eustorgio), dalla quale deriva con maggiore complicazione dello schema e sovrabbondanza decorativa l'altra

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(fol. Uab. fol. nac.)

per s. Agostino in S. Pietro in Ciel d'Oro a Pavia. Molto più semplice, invece, è l'a., pure trecentesca, per s. Cerbone (Massa Marittima) di Goro di Gre-gorio, con rilievi incorniciati da un motivo elegante e sobrio. Dipende ancora da questo tipo a semplice cassa la bella a. del beato Marcolino (Forlì, Museo) che Bernardo Rossellino esegui nel 1458. Invece quella di s. Bernardino da Siena (Aquila, S. Bernardino) dei primi del sec. XVI assume la forma di un piccolo edificio che con la sua quadratura architettonica e i suoi rilievi riveste la cassa lignea ed il piccolo vano nel quale essa è conservata. Assai note, e tali da partecipare all'architettura dell'edificio presso cui sor-gono, quelle dette "dei glossatori", accanto all'abside di S. Francesco di Bologna, e quelle entro le arcuate laterali del tempio malatestiano di Rimini.

Il tipo di a. con tegurio fu ripreso con eccessiva frequenza nell'enfatica architettura funeraria del tardo romanticismo e neoclassicism. Fra gli ultimi esempi le a. sistemate nel Vittoriale dell'architetto Maroni. - Vedi Tav. CXXVIII.

BIBL.: A. Venturi, Storia dell'arte italiana, I, Milano 1901; G. de Nicola, Siltestro dell'Aquila, in L'Arte, 9 (1908) pp. 1-16; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, I, Torino 1927; C. Baroni, Scultura gotica lombarda, Milano 1944; E. Carli, Goro di Gre-gorio, Firenze 1944; L. Planisci, B. Rossellino, Vienna s. d. Guglielmo Matthiae