Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Liturgia Argomenti vari

PISSIDE

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Noto anche come: latino: pyxis

PISSIDE - P. eburnea con storie di s. Mena. Il Santo orante tra due cammelli (sec. IV) - Londra, British Museum.
PISSIDE - P. eburnea con storie di s. Mena. Il Santo orante tra due cammelli (sec. IV) - Londra, British Museum.

PISSIDE. - Vaso liturgico per la conservazione dell'Eucaristia per la Comunione, da πυξις, πύξος, lat. pyxis, scatola, vasetto rotondo poligonale per medicine, unguenti, profumi, ecc. in bosso, in altro legno, in metallo, ma più specialmente in avorio. Gli esemplari noti più antichi risalgono al sec. IV e vanno fino al sec. IX. È ovvio che i cristiani dovessero avere qualche oggetto o custodia per portare l'Eucaristia alle loro case o ai fedeli detenuti nelle prigioni. Damaso ricorda Tarsicium sanctum Christi Sacramenta gerentem; e s. Cipriano un'arca, in qua Domini sanctum fuit (De lapsis, 26: PL 4, 501).

Nei primi secoli del cristianesimo, e anche dopo la pace, per forse due secoli, si eseguirono p., con scene mitologiche, che entravano nel numero degli oggetti di toletta del mundus muliebris, destinare a contenere gioielli o profumi. Tali p. passarono poi a far parte dell'arredamento liturgico e vennero usate per conservare il pane consacrato. Non si può, tuttavia, per mancanza di documenti, determinare il tempo preciso in cui incomincia l'uso delle p. per conservare il Corpo del Signore. Il Liber Pontificalis (I, pp. 176, 220, 243), che usa la parola turris, a causa della forma di tali oggetti destinati all'Eucaristia, ne fa menzione nelle biografie di Silvestro (314-35), di Innocenzo I (401-17), di Ilaro (461-68). Si può verisimilmente ritenere come p. eucaristica una piccola scatola (sec. V) formata di due sottilissime lamine di bronzo, in una delle quali è rappresentata una scena di martirio, nell'altra Cristo con le urne delle nozze di Cana, e la parola greca εὐλογία.

Notevole è la p. di S. Marco di Tebe in Egitto, scoperta in un villaggio copto abbandonato al tempo dell'invasione araba (metà sec. VII); si tratta di un vasetto circolare di bronzo, con tre piedi di sostegno, con impugnatura e orifizio, sormontato da una croce, che sembra aver servito per portare ai malati il vino consacrato, per la Comunione sotto le due specie. Altro esemplare di bronzo potrebbe essere stata la p., di cui rimane il solo coperchio, sormontato da una colomba, nel Museo di Château-Borely a Marsiglia. Le p. di avorio, conservate nei vari musei, con decorazioni mitologiche, mostrano la loro destinazione primitiva ad uso profano; ma in altre, che possono anche risalire al sec. IV, sono evidenti i soggetti cristiani. L'esemplare più antico (sec. IV) è la p. del Museo di Berlino, nella quale sono Cristo docente tra i dodici Apostoli e il Sacrificio di Abramo. Però, quasi sempre, la plastica e l'esecuzione delle p. di avorio sono molto sommarie e presentano influssi bizantini. Tra queste la cosiddetta p. di Cartagine, ora nel Museo civico di Livorno, che si è datata al sec. IV, dove il Signore è assiso ed ha ai piedi due cesti di pane che distribuisce ai discepoli i quali lo ricevono con le mani coperte dal lembo del pallio. Nella cattedrale di Pesaro si conserva un'altra p. eburnea, attribuita variamente ai secc. IV-VI, in cui si vede Gesù che risana il cieco nato e l'emorroissa, la resurrezione del figlio di Glairo. Altre p. in avorio sono nei Musei di Berlino, Londra (con storie di s. Mena), Bonn, Colonia, Leningrado (collez. Basilewsky) tanto con soggetti mitologici, quanto con scene evangeliche; notevole quella di Brioude (sec. IV) con Orfeo. In Italia esemplari a Bobbio in S. Colombano, nel Museo civico di Bologna, a Firenze e in Roma, nel Museo Cristiano della Biblioteca Vaticana (dal tesoro del Sancta Sanctorum del Laterano) con la guarigione del cieco nato, di tipo ancora classicheggiante; nello stesso Museo, scatola cilindrica, con le guarigioni del cieco, del paralitico e la resurrezione di Lazzaro; nel Museo delle Terme (dal Kircheriano) un frammento di p. con l'Agnello nimbato, tra due agnelli, e un'altra p. d'osso, d'arte barbarica, con il sacrificio di Abramo e scene evangeliche trovata nel sepolcreto di Nocera Umbra. Tra le p. più antiche fino a noi pervenute è da segnalare anche quella bellissima di forma e molto ampia che fa parte del tesoro eucaristico di Canoscio (Città di Castello), opera del sec. V.

Bibliografia10 opere
BIBL.: H. Leclerc, in DACL. XIV, II, coll. 1983-96; R. Garrucci, Stor. dell'arte crist., VI, tavv. 357, 2, 3, 4, 5; 338, 1, 2, 3, 4; 339, 5, 6; Ph. Robault de Fleury, La Messe, V, Parigi 1887, pp. 57-99, tavv. 359, 363, 364 (p. di Brioude), 365, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373; Venturi, I, pp. 409-458; G. B. De Rossi, Teca di bronzo figurata, in Bull. di arch. crist., 2° serie, 3 (1872), pp. 5-24; id., P. eburnea cartagine nella quale è effigita Gesù Cristo distribuente i pani moltiplicati, ibid., 5° serie, 2 (1891), pp. 47-54, tavv. 4-5; H. Grisar, Note archeolog. sulla mostra di arte sacra antica o Orvieto, in N. Bull. di arch. crist., 3 (1897), pp. 6-8, fig. 1 (cattedrale di Pesaro) e 8-10, tav. 1 (Bobbio); L. Serra, L'arte nelle Marche, Pesaro 1829, pp. 33-34, fig. 68-69.

Carlo Carletti

Le p. del primo medioevo, come altre più tarde, hanno l'aspetto di scatole cilindriche protette da un coperchio e nella decorazione riflettono i modi propri del gusto delle epoche in cui vennero create, così nei rilievi più o meno figurati, come nelle decorazioni a sbalzo o a smalto. In progresso di tempo la p. venne poi fornita di un alto fusto, anche questo adorno secondo l'epoca e il gusto regionale.

Tra quelle medievali di particolare bellezza si ricorda la p. adorna di filigrane e pietre preziose di S. Cuniberto di Colonia; una molto elegante nelle forme slanciate dell'alto fusto nel museo di Cluny a Parigi, opera del sec. XIII; un'altra adorna di smalti limosini nel Museo germanico di Norimberga e così via.

Durante il sec. XIV e il XV, con lo sviluppo assunto dalle forme architettoniche gotiche e il loro inserirsi anche nella oreficeria, le p. metalliche spesso assumono esse stesse l'aspetto di tempietti posti su di un alto fusto confondendo talvolta il loro carattere con quello degli ostensori (Colonia-Schnütgenmuseum).

Tuttavia il tipo poi ripreso e mantenuto durante tutto il Rinascimento e quindi l'età barocca e la moderna è stato quello di un calice sormontato da un coperchio e adorno nel piede, nel fusto, nella coppa e nel coperchio stesso - sempre sormontato dalla croce - con fregi, immagini simboliche o figurazioni allegoriche allusive all'Eucaristia.

Bibliografia
BIBL.: si vedano le opere citate sopra e il Braun citato nel paragrafo che segue.

Emilio Lavagnino

LITURGIA

Dal sec. XII si dette alla p. un piede con nodo; la sua forma s'assimilò poco a poco a quella del calice, con la coppa dapprima poligonale, poi rotonda. Questa forma si conserva tuttora; ma dopo il Concilio Tridentino, quando aumentò l'uso della Comunione privata fuori della s. Messa, specialmente dopo il decreto del b. Pio X, la coppa divenne più ampia. Per la materia non vi sono prescrizioni; deve essere di metallo; soltanto la coppa e il coperchio devono esser internamente dorati. Ad una croce sovrastante al coperchio accenna s. Carlo Borromeo. La p. va solo benedetta; una formola di benedizione è già nel cosiddetto Missale Francorum (intitolata Praefatio chrismalis). Per portare il Viatico ai malati si usa oggi una p. piccola rotonda a forma di teca. Per reverenza verso la s. Eucaristia ivi contenuta, la p. si copre con un conopeo di seta bianca. - Vedi tavv. CIX-CX.

Tav. CIX
Tav. CIX(fol. Enc. Catt.)
In alto: a sinistra: PISSIDE del sec. XIII con smalti limusini - Biblioteca Vaticana, Museo sacro. Al centro: PISSIDE del sec. XIII - Anagni, Tesoro della Cattedrale. A destra: PISSIDE del sec. XIII, con smalti limusini - Biblioteca Vaticana, Museo sacro. In basso: a sinistra: PISSIDE D'ARGENTO DORA
Tav. CX In alto: a sinistra: PISSIDE del sec. XIII con smalti limusini - Biblioteca Vaticana, Museo sacro. Al centro: PISSIDE del sec. XIII - Anagni, Tesoro della Cattedrale. A destra: PISSIDE del sec. XIII, con smalti limusini - Biblioteca Vaticana, Museo sacro. In basso: a sinistra: PISSIDE D'ARGENTO DORATO CON TOPPE DI RUBINI (sec. XVIII) - Mesurace, chiesa del Ritiro. Al centro: PISSIDE IN AVORIO IN STILE BAOULÉ. Opera di Karamo Dijawara. Costa d'avorio - Roma, Mostra d'arte missionaria del 1950. A destra: PISSIDE IN OTTONE. Arte indigena dell'Africa francese - Roma, Mostra d'arte missionaria del 1950. e altre 5 immagini nella tavola(fot. Enc. Coll.) · (fot. Gab. fot. naz.) · (fot. Appetiti)
Bibliografia5 opere
BIBL.: J. Braun, Das christliche Altargerät in seinem Sein und in seiner Entwicklung, Monaco 1932, pp. 280-347; G. Deschafani, La s. Messa nella liturgia romana, Torino 1935, pp. 784-85; C. Callewaert, Liturgicae Institutiones, Bruges 1937, tract. III, 1, pp. 57-58; G. Perardi, La dottrina cattolica. Il culto, I, 1, Torino 1938, pp. 272-73; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I, 2ª ed., Milano 1950, pp. 471-74.

Pietro Siffrin

Informazioni sulla voce

Di Carlo Carletti, Emilio Lavagnino, Pietro Siffrin

Fonte Carlo Carletti: firma a stampa; Emilio Lavagnino: firma a stampa; Pietro Siffrin: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1572–1574.

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Altre voci di Carlo Carletti: PILATO, PONZIO · PELLICCIA, ALESSIO AURELIO · RIPATRANSONE, DIOCESI DI · NUNZIATELLA, CIMITERO DETTO DELLA · ROSSO, MARE (GR. Ἡ ἜΡΥΘΡΑ ΘΆΛΑΣΣΑ; EBR. JĀM SŪPH)

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Carletti, Carlo, Emilio Lavagnino, and Pietro Siffrin. “Pisside.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1572–1574. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/pisside.

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Carletti, Carlo, Emilio Lavagnino, and Pietro Siffrin. “Pisside.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1572–1574. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/pisside.

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