PISSIDE. - Vaso liturgico per la consacrazione dell'Eucaristia per la Comunione, da πυξίς, πυξός, lat. pyxis, scatola, vasetto rotondo poligonale per medicine, unguenti, profumi, ecc. in bosso, in altro legno, in metallo, ma più specialmente in avorio. Gli esemplari noti più antichi risalgono al sec. IV e vanno fino al sec. IX. È ovvio che i cristiani dovessero avere qualche oggetto o custodia per portare l'Eucaristia alle loro case o ai fedeli detenuti nelle prigioni. Damaso ricorda Tarsicium sanctum Christi Sacramenta gerentem; e s. Cipriano un'arca, in qua Domini sanctum fuit (De lapsis, 26: PL 4, 501).
Nei primi secoli del cristianesimo, e anche dopo la pace, per forse due secoli, si eseguirono p., con scene mitologiche, che entravano nel numero degli oggetti di toletta del mundus muliebris, destinate a contenere gioielli o profumi. Tali p. passarono poi a far parte dell'arredamento liturgico e vennero usate per conservare il pane consacrato. Non si può, tuttavia, per mancanza di documenti, determinare il tempo preciso in cui incomincia l'uso delle p. per conservare il Corpo del Signore. Il Liber Pontificalis (I, pp. 176, 220, 243), che usa la parola turris, a causa della forma di tali oggetti destinati all'Eucaristia, ne fa menzione nelle biografie di Silvestro (314-35), di Innocenzo I (401-17), di Ilaro (461-68). Si può verisimile mente ritenere come p. eucaristica una piccola scatola (sec. v) formata di due sottilissime lamine di bronzo, in una delle quali è rappresentata una scena di martirio, nell'altra Cristo con le urne delle nozze di Cana, e la parola greca εὐλογία.
Notevole è la p. di S. Marco di Tebe in Egitto, scoperta in un villaggio copto abbandonato al tempo dell'invasione araba (metà sec. VII); si tratta di un vasetto circolare di bronzo, con tre piedi di sostegno, con impugnatura e orifizio, sormontato da una croce, che sembra aver servito per portare ai malati il vino consacrato, per la Comunione sotto le due specie. Altro esemplare di bronzo potrebbe essere stata la p., di cui rimane il solo coperchio, sormontato da una colomba, nel Museo di Château-Borely a Marsiglia. Le p. di avorio, conservate nei vari musei, con decorazioni mitologiche, mostrano la loro destinazione primitiva ad uso profano; ma in altre, che possono anche risalire al sec. IV, sono

Pissine - P. eburnea con storie di s. Mena. 1) Santo orante tra due cammelli (sec. iv) - Londra, British Muscum.
evidenti i soggetti cristiani. L'esemplare più antico (sec. IV) è la p. del Museo di Berlino, nella quale sono Cristo docente tra i dodici Apostoli e il Sacrificio di Abramo. Però, quasi sempre, la plastica e l'esecuzione delle p. di avorio sono molto sommarie e presentano influssi bizantini. Tra queste la cosiddetta p. di Cartagine, ora nel Museo civico di Livorno, che si è datata al sec. IV, dove il Signore è assiso ed ha ai piedi due cesti di pane che distribuisce ai discepoli i quali lo ricevono con le mani coperte dal lembo del pallio. Nella cattedrale di Pesaro si conserva un'altra p. cubanea, attribuita variamente ai secc. IV-VI, in cui si vede Gesù che risana il cieco nato e l'emorroissa, la resurrezione del figlio di Giairo. Altre p. in avorio sono nei Musei di Berlino, Londra (con storie di s. Mena), Bonn, Colonia, Leningrado (collez. Basilewsky) tanto con soggetti mitologici, quanto con scene evangeliche; notevole quella di Brioude (sec. IV) con Orfeo. In Italia esemplari a Bobbio in S. Colombano, nel Museo civico di Bologna, a Firenze e in Roma, nel Museo Cristiano della Biblioteca Vaticana (dal tesoro del Sancta Sanctorum del Laterano) con la guarigione del cieco nato, di tipo ancora classicheggiante; nello stesso Museo, scatola cilindrica, con le guarigioni del cieco, del paralitico e la resurrezione di Lazzaro; nel Museo delle Terme (dal Kirchenarion) un frammento di p. con l'Agnello nimbato, tra due agnelli, e un altra p. d'osso, d'arte barbarica, con il sacrificio di Abramo e scene evangeliche trovata nel sepolcreto di Nocera Umbra. Tra le p. più antiche fino a noi pervenute è da segnalare anche quella bellissima di forma e molto ampia che fa parte del tesoro eucaristico di Canoscio (Città di Castello), opera del sec. V. BIBLICA.: H. Leclerc, in DACL, XIV, II, coll. 1983-96; R. Garrucci, Stor. dell'arte crist. VI, tavv. 327, 2, 3, 4, 5: 338, 1, 2, 3, 4: 339, 5, 6: Ph. Rohault de Fleury, La Messe, V, Parigi, 1887, pp. 57-99, tavv. 359, 363, 364 (p. di Brioude), 365, 366, 367, 368, 369, 370, 371, 372, 373; Venturi, I, pp. 409-558; G. B. De Rossi, Teca di bronzo figurata, in Bull. di arch. crist., 2a serie, 3 (1872), pp. 5-24; id., P. eburnea cartaginese nella quale è effigiato Gesù Cristo distribuite i panni moltiplicati, ibid., 5a serie, 2 (1891), pp. 47-54, tavv. 4-5; H. Grisar, Note archeolog. sulla mostra di arte sacra antica a Orvieto, in N. Bull. di arch. crist., 3 (1897), pp. 6-8, fig. 1 (cattedrale di Pesaro) e 8-10, tavv. 1 (Bobbio); L. Serra, L'arte nelle Marche, Pesaro 1829, pp. 33-34, fig. 68-69.
Le p. del primo medioevo, come altre più tarde, hanno l'aspetto di scatole cilindriche protette da un coperchio e nella decorazione riflettono i modi propri del gusto delle epoche in cui vennero create, così nei rilievi più o meno figurati, come nelle decorazioni a sbalzo o a smalto. In progresso di tempo la p. venne poi fornita di un alto fusto, anche questo adorno secondo l'epoca e il gusto regionale.
Tra quelle medievali di particolare bellezza si ricorda la p. adorna di filigrane e pietre preziose di S. Cuniberto di Colonia; una molto elegante nelle forme slanciate dell'alto fusto nel museo di Cluny a Parigi, opera del sec. XIII; un'altra adorna di smalti limosini nel Museo germanico di Norimberga e così via.
Durante il sec. XIV e il XV, con lo sviluppo assunto dalle forme architettoniche gotiche e il loro inserirsi anche nella oreficeria, le p. metalliche spesso assumono esse stesse l'aspetto di tempietti posti su di un alto fusto confondendo talvolta il loro carattere con quello degli ostensori (Colonia-Schnütgenmuseum).
Tuttavia il tipo poi ripreso e mantenuto durante tutto il Rinascimento e quindi l'età barocca e la moderna è stato quello di un calice sormontato da un coperchio e adorno nel piede, nel fusto, nella coppa e nel coperchio stesso - sempre sormontato dalla croce - con fregi, immagini simboliche o figurazioni allegoriche allusive all'Eucaristia.
LITURGIA. - Dal sec. XII si dette alla p. un piede con nodo; la sua forma s'assimilò poco a poco a quella del calice, con la coppa dapprima poligonale, poi rotonda. Questa forma si conserva tuttora; ma dopo il Concilio Tridentino, quando aumentò l'uso della Co- munione privata fuori della s. Messa, specialmente dopo il decreto del b. Pio X, la coppa divenne più ampia. Per la materia non vi sono prescrizioni; deve essere di metallo; soltanto la coppa e il coperchio devono esser interamente dorati. Ad una croce sovrastante al coperchio accenna s. Carlo Borromeo. La p. va solo benedetta; una formula di benedizione è già nel cosiddetto Missale Francorum (intitolata Praefatio chrismalis). Per portare il Viatico ai malati si usa oggi una p. piccola rotonda a forma di teca. Per reverenza verso la s. Eucaristia ivi contenuta, la p. si copre con un cono e di seta bianca. - Vedi tavv. CIX-CX.