CHARVAZ, ANDRÉ

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CHARVAZ, André. - Vescovo, n. il 25 dic. 1793 ad Hautecour in Savoia, m. a Mont-Saint-Michel, presso Moûtiers il 18 ott. 1870. Carlo Alberto lo volle precettore dei suoi figli Vittorio Emmanuele e Ferdinando; nel 1833 fu eletto vescovo di Pinerolo.
Membro del consiglio privato del re e, poi, del nuovo consiglio di Stato, all'inizio del moto riformistico piemontese (1847), si mostrò sempre all'altezza dell'ufficio che rivestiva. Combatté le disposizioni legislative sulla stampa, che fra l'altro infirmavano, anche in materia strettamente religiosa, il potere dei vescovi, e, dopo vibrata protesta al sovrano, si dimise e partì per Roma, dove il Pontefice lo elevò alla sede titolare arcivescovile di Sebaste.
In questa particolare situazione lo C. fu ripetutamente chiamato a fungere da ufficioso e segreto tramite diretto fra Pio IX e Vittorio Emanuele II, via via che il governo subalpino, con unilateralità sempre più accentuata, veniva laicisticamente e radicalmente legiferando in senso antieccesiastico. Così, nell'autunno 1849, all'indomani dell'insidiosa missione Siccardi; nell'inverno e primavera del 1850 per l'abolizione del libro ecclesiastico; nell'autunno del 1852 per la legge sul matrimonio civile; ed infine, fra l'autunno del 1854 e la primavera del 1855 , per quella eversiva dei regolari. In queste penose trattative solo raramente e parzialmente coronate da qualche effimero successo formale, lo C. profuse tesori di accorgimento e di zelo per il bene della Chiesa e dello Stato, non tralasciando mai di dire al re e più ancora ai suoi nuniatri, non escluso lo stesso Cavour, franca e schietta le verità, il che gli valse da parte di Pio IX la nomina a consultore della S. Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari, e, suo malgrado, per congiunto volere pontificio e regio, l'arcivescovato di Genova (1853).
Vi curò in modo particolare la formazione del clero, protesse le congregazioni religiose, sovvenne con inesauribile carità ogni sorta di miserie, sempre tollerante di fronte alle intemperanze, alle insofferenze, ai pregiudizi di novatori e di reazionari accaniti ed intransigenti.
Autore di opere formative e pastorali, come le Recherches historiques sur la véritable origine des Vaudois (Torino 1838); la Guide du catéchumène Vandois ( 5 voll., Pa-

rigi-Torino 1842-50); il Discours prononcé aux funérailles solennelles de la reine de Sardaigne Marie Adélaide (Torino 1855); le Considérations sur le protestantisme; il Plan d'études des Princes de Savoie-Carignan (postumo, Parigi 1876), fece meritamente parte dell'Accademia delle scienze di Torino, dell'Accademia di Savoia e di quella Romana dei Quiriti, nonché della R. Deputazione subalpina di storia patria, e delle Società ligure di storia patria ed economica di Chiavari.

Bibs.: Dal punto di vista strettamente biografico cf.: H. Jurias, Naiire biographique sur S. Exc. Mgr. A. C., Moutiers 1870. trad. II. Asti 1871, e per i relativi strascichi polemici il Giornale degli Studiosi del 1871. Su alcuni punti salienti della vita e dell'operato dello C. vedansi: A. Manno, L'opera cinquantenaria della R. Dep. di Storia Patria di Torino, Torino 1884, pp. 232-34; id., Amddari documentati sulla censura in Piemonte (Biblioteca di storia italiana recente, 1), ivi 1906, p. 101; L. Chiala, Della vita e dei tempi di Camillo Cavour, in Lettere di Cavour, I, iv, 1883; Dp. CCLXXII-CCCLXXIII ; A. Monti, La giovinezza di Vittorio Emanuele II, Milano 1930, pp. 31, 36, 49, 61, 68, 310; P. Pori, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro cartaggio privato, I, Roma 1945 (v. indice); infine V. Poggi, s. V. in Diz. d. Risorg. uas., II, pp. 665-68. Paolo Dalla Torre