ORVIETO, DIOCESI DI

ORVIETO, DIOCESI di. - Diocesi e città in pro-vincia di Terni.
ORVIETO, DIOCESI di. - Diocesi e città in pro-vincia di Terni.

Ha una superfice di 350 kmq., con una popola-zione di 58.000 ab. tutti cattolici, divisi in 57 parrocchie con 55 sacerdoti diocesani e 15 regolari, i seminario, 6 comunità religiose maschili e 20 fem-

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ORVIETO

tennero cattedra di teologia anche con s. Tommaso (1261-64 ca.), diressero una scuola e un Terz'ordine cui s'ascrisse l'umile b. Vanna. Si aggiunsero poi (1259-60) Servi di Maria ed Eremitani, fra i quali ultimi s'affermò il grande teologo e prelato Ugolino d'O. (m. nel 1371).

Intanto la città si ampliava (forse un ritorno) con grossi sobborghi al piano, e racchiudeva una popolazione di ca. 30.000 persone, fra cui le casate celebri: Medici, Monaldeschi, Filippeschi, Ranieri, dedite alle attività più varie e ai commerci anche d'oltremare (trattati con Genova; missionari domenicani a Samarcanda, secc. XIII-XIV). Speciali rapporti con paesi europei furono dovuti anche ai soggiorni della Curia con i relativi arrivi di ambasciatori e di sovrani (Inghilterra, Francia, Germania, ecc.). Per contro, importante fu il moto antifrancese (1282) che anticipò i Vespri.

Lo sviluppo costituzionale fu rapido. Nella seconda metà del sec. XII ai consoli si aggiunse il rettore o podestà: nel 1250, contemporaneamente a Firenze, ecco il colpo di Stato del capitano del popolo; dal 756 cominciò la conquista - favorita dai papi - del potere da parte delle Arti, che nel 792 fu completa. Dello stesso 1292 è il catasto, primo o secondo in Europa. Bonifacio VIII predisse O. dove gli furono erette statue ed accettò l'ufficio di capitano del popolo (1297-98) e di podestà (1299).

Con i primi del sec. XIV l'estremissione d'O. dal dominio del litorale e retroterra tirrenico cagno gravi malanni e lotte interne. Lo smobilizzo economico s'aggravò verso la metà del secolo né fu riconquistato l'equilibrio con vari tentativi di signorie (1334-53). L'arrivo dell'Albornoz, che aveva a capo delle truppe l'ovvietano Conte di Montemarte, diede inizio (1354) alla terza fase politica con la signoria personale del papa, restando esclusa O. dal Patrimonio di S. Pietro (1368). Nella generale confusione dello scisma non mancarono nostalgi di effimeri ritorni a regime quasi comunale (pace di Benano, 1389), né tentativi improvvisi e brevi di signorie locali appoggiate a grossi interessi forestieri (Napoli, Roma, Perugia, antipapa, ecc.); sinché nel 1448 O. si dette a Niccolò V pressoché nella forma del 1368. Alla pace interna, benedetta dall'ospite Pio II (1460) seguì il riordinamento costituzionale (1461) dividendosi il potere fra nobili, mediani e popolo, con aiuto del Papa contro gli abusi feudali nel contado. In tale stato, pacificata e impoverita, O. resiste due volte a Carlo VIII (1494-95), ospitando invece Alessandro VI, il cui governo esercitato dal Valentino fu ottimo. Ma più famosa è l'ospitalità data a Clemente VII (1527-28), sfuggito al sacco di Roma; e di tal periodo sono, verosimilmente, alcuni privilegi di onore del vescovo d'O., cui seguirono distinzioni notevoli per il Capitolo cattedrale.

In questi secoli i rapporti con la Curia si trasformarono, grazie a moltissimi cardinali, prelati, giuristi e artisti ovvie che s'imposero a Roma. Di qualche importanza è pure la colonia di O. a Parigi (sec. XVII) con un gruppo di pittori e musicisti e con i famosi «marchands d'Ovietan» diplomati dagli stessi re di Francia. Alla corte sabauda si affermò in quel tempo Ascanio Vizotzi, come architetto militare e civile.

Gli effetti della Riforma cattolica non tardarono. Nel 1566 sorse il Seminario; nel 1588 i Dottrinarie nel 1621 i Gesuiti aprirono scuole e collegi. Nel 1794 arrivarono i Carissimi che, unici, resistettero alla bufera napoleonica. Nel 1564 fu più equamente diviso il governo fra nobili e popolani e in tale stato fu riconfermato nel 1755, così che l'invasione giacobina nulla poté presumere d'insegnare. Anzi fece sollevare il popolo (1798). Ultimo episodio della lotta Chiesa-Stato in O. fu la persecuzione di Napoleone contro il vescovo Lambruschini (1800), in certo senso ripetuta con l'incarceramento del vescovo Vespignani durante la Repubblica Romana (1849).

(1) R. Raffaelli Armoni e Morotti (Orvieto, Diocesi di - Affresco etrusco: il mito di Persefone - Orvieto, tomba etrusca degli Escana.)

minili (Ann. Pont., 1952, p. 209). La diocesi è immediatamente soggetta alla S. Sede.

I. STORIA

Verosimilmente fu il centro della fedeltà erazione etrusca come attesta il gran numero di templi di sepolcri. La prima predicazione è attribuita a S. Anzano (fine sec. III); però la tradizione narra che la sede episcopale di Bolsena sarebbe stata trasferita in O. causa l'invasione d'Alarico. Comunque, il primo vescovo conosciuto è il sacristiano di V. sec. che comincia con: in nomine Dini nostri Iesu C(hristi), e secondo G. B. De Rossi ricordava un vescovo che visse «ante episcopatum» 40 anni e quale vescovo il (Bull. di arch. crist., 6 [1881], p. 117); CIL, XI, 2899). Nel 538 Belisario conquistò la città, che Procopio descrive e denomina, alla greca, «Ourbentos». Al 605 Paolo Diacono porta l'arrivo dei Longobardi, che è forse anteriore (fine sec. VI). Si sa poi di un conte longobardo Farolfo (sec. VIII) i cui nipoti erano devoti di s. Romualdo, loro ospite. Ma nel territorio di minorano anche feudati non longobardi: Ugo di Toscana (993) e Gerardo (1004). All'anno 975 risale forse il primo riconoscimento delle «libertates» mercantili: e ciò per intervento del vescovo. Con la donazione della Tuscia alla S. Sede (sec. XII) i papi dovettero avere un certo predominio in O. Certo è che nel 1137 si accennò a precedenti attività comunali. Del 1157 è un patto che farà testo: O. giura «lignum dominum» al Papa, questi compra il «beneficium» d'esser ospitato e difeso personalmente o nei suoi successori o nelle persone di Curia. E della fedeltà al patto O. dette prova sostenendo vittoriosamente l'assedio di Enrico VI (1189), che voleva punire gli Orvietani di aver sottoscritto nella persona di Pepo Farnese la pace di Venezia (1177). Da allora attraversò il sec. XIII lo Stato d'O. sottomise il contado Giulio, successo (1168) e Ilidibrandesco (1203) e si estese sino al mare (Ortobello: piccola O.: I. del Giglio), confinando con Siena, Perugia, Todi e il Patrimonio di S. Pietro. Ma fu proprio quest'ultima vicinanza a creare contese territoriali, che favorirono moti eretici; patrioni con «corezzesi comparvero nella seconda metà del sec. XII. Innocenzo III, a domanda degli Orvietani, inviò Pietro Parenti come rettore, ma questi fu ucciso (1199). Da allora cominciarono le persecuzioni legali contro gli «eretici. Nel 1249 funzionava l'Inquisizione, domenicana e poi (1260) francescana, anche in rapporto alla politica antighibellina.

La predicazione di s. Francesco è probabile solo per il territorio periferico (1216); ma il francescaneismo prese subito piede e nel 1260, contemporaneamente a Perugia, apparvero i Laudesi, nella cui tradizione mistica è da collocare la b. Angiolina dei conti Montemarte. I Domenicani vi eressero la prima chiesa al loro fondatore (1233),

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(61. Reffetti Armani e Maritit)
Orvieto, diocesi di - Affresco etrusco: il mito di Persefone - Orvieto, tomba etrusca degli Escana.

Nel '60 O., entrando a far parte dell'Umbria, divenne il punto delicato della Convenzione di sett., vinto dall'orvietano F. A. Gualterio su Napoleone III.

II. MONUMENTI PRINCIPALI

Duomo. Sul posto dell'antica Cattedrale, già ruinosa alla fine del sec. XII, e sull'area della chiesa capitolare di S. Costanzo s'eresse il nuovo Duomo con la precedente dedicazione (S. Maria Assunta) per iniziativa del vescovo Francesco, benedicendo la prima pietra Nicolò IV (1290). Dal 1321 l'Opera del Duomo, sorta prima del 1285, assunse la fisionomia giuridica di un ente parastatale, con i secoli arricchitosi e poi depredato (1876) dalle leggi eversive. La costruzione dell'edificio si svolse in cinque tempi. Dapprima si imitò S. Maria Maggiore di Roma, erigendosi un oratorio per il culto eucaristico, facendosi bassorilievi e due portali (1275-1280 ca.) in seguito riadoperati. Poi si passò alla costruzione (1290) d'una grandiosa cattedrale romanica a tre navate. Nel terzo periodo (1300-1305 ca.) si trasformò sul gusto goticheggiante la costruzione con il transetto a crociera, l'abside quadrata e con l'originalissima facciata. E qui dominò il nome di L. Miantani, cui fecero seguito A. e N. Pisano e l'Orcagna, per tacere gli altri. La decorazione pittorica (abside, cappella del Corpolare), fu data a Ugolino d'Ilario e alla sua scuola locale (metà sec. XIV). Il quarto periodo — completamento e decorazione — cominciò con la cappella del Corpolare (metà sec. XIV), proseguì con la cripta (fine sec. XIV), con la Cappella Nuova affrescata dall'Angelico e Benozzo Gozzoli e dal Signorelli, con il completamento della facciata e con la decorazione (demolita nel sec. XIX) dell'interno (sec. XVI). In questa quinta fase primeggiò I. Scalza scultore e architetto superiore alla fama, fra il Sammicheli, S. Mosca, B. da Montelupo e altri minori. Nel Duomo si notano le celebrazioni: della B. V. Assunta (14 ag. sera) connessa con la Maestà della Tavola (Madonna e Bambino, fine sec. XII), e con posteriore macchina processionale (sec. XVI) con tracce di precedente culto dell'acheropita lateranense; della Pentecoste, con dramma liturgico trasformato nei secc. XIV-XIX (festa della Palombella); del S. mo Corpolare, nella speciale cappella e nella pubblica processione dei Corpus Domini (festa del S. mo Corpolare) in relazione con il miracolo di Bolsena. Durante il soggiorno (1262-64) di Urbano IV in O., donde emanò la bolla Transiturus (1264) per estendere a tutta la Chiesa Corpus Domini (v.), avvenne che nelle mani di un sacerdote, pellegrino per Bolsena, l'Ostia consacrata stillasse sangue con figure sopra il Corpolare. Si fece subito inchiesta da parte del Papa e del vescovo Giacomo. Le reliquie eucaristiche con le scritture indicative del miracolo rimasero in O. Il culto, cui fu cenno anche un documento del 1208, si svolse in un primo oratorio (fine sec. XIII) dove dal 1338 al 1360 ca. stette il mirabile Reliquiario di Ugolino di Vieri (1338); poi, nella cappella attuale. Una sacra rappresentazione sul miracolo cominciò verso il 1325, essendo poi ampliata (1338?) dai Domenicani. La processione eucaristica, voluta dallo Stato fin dal 1337, è la prima del genere.

S. Andrea. Sul luogo d'un centro metallurgico etrusco (forno, piano per lavaggi, ecc.) e d'un tempio restaurato in età romana, sorse (sec. VI) la seconda chiesa orvietana collegata, restaurata varie volte (sec. X-XI, XII) arricchita d'una torre dodecagonale (sec. XI-XII; rifatta sec. XX); ampliata e restaurata (sec. XIV-XVI) così come ora appare. Qui Onorio III coronò Pietro d'Artois, re di Gerusalemme (1217) e vi fu coronato Martino IV (1281). Certo la chiesa nei secoli ebbe molteplici funzioni statali, essendo connessa con il culto di Cristo Re (sec. X-XVII) venerato in un'edicola della facciata (demolita 1928) davanti alla quale si ripetevano (sec. XII-XVII) i giuramenti di fedeltà delle terre sottomesse per le ferie Augusti (14 ag. sera). La processione, ormai mariana, continua. S. Giovenale (1004?). È

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(per cortesia del dott. Lazzarini)

ORVIETO, PIECES DI - Il più antico atto (24 apr. 1208) relativo alla venerazione degli Orvietani per il Corpolare: cf. Lazzarini, cit. in bibl. - Orvieto, Archivio storico comunale.

Dalla voce popolare detta «il duomo antico» pur mancando ogni documento al riguardo. È un vero repertorio di pittura sacra tardomedievale (sec. XII-XV). S. Lorenzo e dei Arari (sec. XII). Cosiddetta perché l'altare è un'area etrusca. Restaurati ben fatti (sec. XX) hanno tolto decorazioni settecentesche. S. Domenico (1233). È la prima chiesa dedicata al Santo. Demolita in parte (sec. XIV) per ragioni statiche, nel 1933 fu ridotta al solo transetto. Cose notabili: il sepolcro De Braye, di Arnolfo di Cambio (1282); il Crocifisso ligneo (sec. XIII) che avrebbe elogiato S. Tommaso d'Aquino per l'Ufficio del Corpus Domini; la cattedra, il berretto e il salterio dell'Aquinate. La porta (sec. XIV) fu qui trasportata (1933) dalla ruinosa chiesa rurale di S. Spirito degli Armeni, come attesta l'iscrizione in caratteri armeni. S. Francesco (1240). Eretta con grano di forme gotiche e cupola-tiburio, per i Frati Minori prima residenti nel romitorio distrutto di S. Pietro in vetere, verso il 1260 vi sorse una fraternità di laudesi che poi (1323) si ridusse a fraternità di disciplinati teatranti, i quali gareggiavano con molti altri sodalizi simili. Nel 1272 Gregorio X vi celebrò i funerali di Arrigo d'Inghilterra; nel 1297 Bonifacio VIII vi canonizzò s. Lodovico re di Francia. Ospedale di S. Maria della Stella (1179) ultimo rimasto dei molti d'un tempo; snaturato dalle leggi eversive (sec. XIX). Palazzo dei Papi o «Salino» (dal Solium papale). Ampliato da Urbano IV (1262-64), sotto Bonifacio VIII (1297), per ammenda, lo Stato d'O. vi cominciò il grande salone del concistoro e la scala esterna. Doveva essere la residenza ufficiale dei papi che alloggiavano nel vescovado, costruzione papale anch'essa. Inutilizzato dall'esilio avignonese, con il 1330 passò in uso dell'Opera del Duomo, e solo nel 1493 con Alessandro VI adempi alla sua funzione; ma pur al tempo dei soggiorni di Paolo III la città ancora non aveva terminato i lavori assunti nel sec. XIII. Tra la fine del sec. XVI e i primi del seguente, venne considerato, senza ragione, proprietà cittadina e quindi dell'Opera del Duomo. Restaurato nel sec. XIX con aggiunte arbitrari e fu collocato il Museo dell'Opera del Duomo. Palazzo vescovile: nella sua forma attuale serba tracce dei secc. IX-X, per quanto la costruzione sia del sec. XIII e dovuta alla permanenza di quasi tutti i papi di quel tempo, che diedero alla Fabbrica e denari e il titolo di Apostolico, perché doveva estendersi sino al Palazzo Soliano vero e proprio. Il governatore vi prese stanza in nome di Niccolò V. Nel 1503 l'edificio fu diviso fra governo e vescovo, pur venendo riunito in occasione dei soggiorni papali (Alessandro VI, Clemente VII, Paolo III sino a Gregorio XVI). Palazzo comunale. Ha la caratteristica d'essere unito con la chiesa di S. Andrea. Sore (sec. XIII) sul posto d'una «corte». Restaurato e ampliato (sec. XIII) divenne sede dei consoli, poi alloggio dei podestà. Fu completato da L. Maitani e decorato (sec. XIV) con affreschi pressoché scomparsi. Progettati i restauri dal Sangallo (1532) l'edificio ebbe un prospetto totalmente nuovo da I. Scalza (1573-81), che aveva ideato di raddoppiare in lunghezza la facciata. Nel pianterreno fu aperto il primo o secondo Monte di Pietà (sec. XV). Ricchissimo l'Archivio

ORVIETO - ORZECHOWSKI STANISLAW

tardo e fastoso Rinascimento orvietano, di cui esempi
cospicui sono pure i Palazzi Febei-Piccolomini, Viti-
Durazzo e Buzi, ora Collegio dei Mercedari. Il devastato
Palazzo Alberi al Corso nel suo ancora evidente complesso
medievale (sec. XIII) dalla splendida corona di trifore,
meriterebbe un restauro come esempio del palazzo-corte
mercantile dei secoli di mezzo. Il famoso Pozzo di S. Pa-
trizio fu fatto scavare da Clemente VII (1527-28) durante
il suo soggiorno. È opera ardita di A. Sangallo il giovane.
La vicina Rocca albornoziana è originariamente opera del
condottiero orvietano Ugolino di Montemarte (1364),
distrutta (1390) rifatta (1450-57) fu demolita e ridotta
a giardino (sec. XIX). Sta ricostruendosi con cura dal Bo-
nelli. Il Teatro « Mancinelli » (1842-68). Elegantissima opera
di V. BISIGNANO, affrescata da L. Bazzani, A. Angelini
e dall'ornitano C. Fracassini, cui si deve il sipario,
primo lavoro della sua discussa resipiscenza post-acca-
demica. Le tombe etrusche della necropoli prossima alla
città (p. es., al « Crocifisso del Tufo ») contro l'uso non
sono gentilizie, ma di personalità di varie lucumonie
(Chiusi, Tarquinia, ecc.). Le altre, sull'altopiano di Set-
tecamini sono affrescate e gentilizie. Famiglie etrusche :
Velusi, Hesena, Numena, e quegli Spurena da cui nacque
l'arsupice che preavvertì Cesare degli Idi di Marzo. -
Vedi tavv. XXV-XXVI.

BIBL.: C. Manente, Istoria (d'O.), Venezia 1561; M. Monal- deschi, Commentarii historici, ivi 1584; F. Marabottini, Catholiques episcoporum Urbis Veteris, Roma 1650; F. A. Gualterio, Cronaca inedita ecc., Torino 1846 (il II vol. è di documenti); L. Luzzi, Il duomo d'O., Firenze 1866; L. Fumi, Codice diplomatico della città d'O., Firenze 1884; id., Note storiche e biografiche, Città di Castello 1891; id., Il duomo d'O. e i suoi restauri, Roma 1891; id., Statuti e registri dell'Opera del Duomo, ivi 1891; P. Perali, La cronaca del vesc. orvietano, ecc., Orvieto 1907; id., O. Note di storia e d'arte, ivi 1919; id., Memoria ecc. dell'Opera del Duomo, ivi 1922; id., O. etrusca, Roma 1928; A. Bertini Calosso, Le origini della pittura del Quattrocento ecc., in Boll. d'arte, 14 (1920); R. van Marle, La scuola pittorica orvietana del Trecento, 2ª serie, 3 (1923-24); A. Bertini Calosso, Disegni tracciati ad affresco da Luca Signorelli nel duomo di O., in Rv. d'arte, 23 (1941). p. 194 segg.; G. Buccolini, Serie critica dei vescovi di Bolsena e di O., Perugia 1947; D. Waley, Medieval O., Cambridge 1950; A. Lazzarini, Doc. dei vesc. XIII e XIV sul miracolo di Bolsena, Roma 1951.