RIGORISMO

RIGORISMO. - Eccessiva severità, smodata aderenza, tenacia e fedeltà nello stabilire, nell'interpretare e nell'applicare costituzioni, statuti, leggi, regole generali e speciali, come anche un eccessivo attaccamento a dogmi, principi e teorie nel campo artistico, scientifico, filosofico, teologico, ecc. che si sono abbracciati.

In arte il r. diviene manierismo, accademismo, tecnicismo e formalismo. In grammatica e retorica, diventa purismo e pedanteria. In diritto aborre dalla epicheia e dall'equità (v.), sino a tradire la giustizia secondo la nota formola del summum ius summa iniuria. In morale, oltre che l'epicheia e l'equità, ignora le cause scusanti, deobbliganti ed esimenti, l'impotenza, l'ignoranza, l'errore, l'inavvertenza, le dispense ed i privilegi. Nella vita religiosa, il rigorista aderisce al concetto di un Dio giudice rigido e inflessibile nella sua giustizia, a tutto discapito della paternità e della misericordia; giudica strettissima la via che conduce al cielo; rende pesante il giogo di Cristo, vede innumerevoli peccati commessi, in confronto con gli atti di virtù compiuti, ed è quanto mai pessimista sul numero di coloro che si salvano. Il r. inoltre proietta ombre s'instrui sui problemi delle conseguenze del peccato originale della predestinazione, della remissione dei peccati, del modo di trattare i penitenti, sulla liceità delle nozze e delle seconde nozze, sul diritto di proprietà, sulla povertà e carità cristiane, sulle devozioni ma soprattutto sui problemi della pedagogia, della vita spirituale, ascetica e mistica e sulle questioni dibattute coscienza (v.), in quanto regola prossima degli atti umani.

I. CENNI STORICI

Sembra che manchi una storia del r. in tutte le sue forme in questo campo, ma in ogni tempo non sono mancati eretici che hanno tentato di turbare la dolce e filiale confidenza del cristiano verso Dio suo padre e di tarpame i voli verso le mete più alte della perfezione. Così posizioni, tendenze e pratiche più o meno rigoriste, dovute magari alle più disparate giustificazioni e ad errori di ogni genere in campo teologico e filosofico, si riscontrano in eretici come i manichei, gli gnostici, gli encratiti o astinenti, i messalani, i pricellianisti, i catari, i patarini, i valdesi, gli albigesi, i fraticelli, i wicelfitti, gli ussiti, i fratelli moravi, i protestanti in genere (quaccheri, puritani, ecc.), i baiani, i quesselliti, e soprattutto i giansenisti, i quali non hanno cessato di influire in vario modo su una grande parte di cristiani, se non di cattolici. Con le loro dottrine sulla giustizia originale, sul peccato di Adamo, sulla Grazia efficace, sulla libertà, sulla predestinazione, e con l'idea che si sono andati formando di Dio, i giansenisti hanno tentato di avvelenare le fonti stesse della pietà cristiana, gettando su tutto uno spesso velo di tetro e pesante pessimismo.

II. R. MORALE E TEOLOGICO. - Dal punto di vista morale, il r. - come il lassismo che è all'eccesso opposto - si può considerare come un abito, una mentalità, dovuti a tutto un insieme di principi errati, o come uno dei sistemi morali, sorti dal sec. XVI in poi intorno alla coscienza in stato di dubbio e di probabilità. Nel primo caso si potrebbe parlare della coscienza che alcuni moralisti chiamano stretta, o rigida, mentre il r., in quanto sistema morale distinto dagli altri, tuziorismo (v.).

III. MORALITÀ

Il termine r., preso così in generale, ha in sé qualche cosa di riprovevole e incriminato, in quanto indica mancanza di comprensione, di onesto accomodamento, di umanità: è austerità, ma smode-

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(per certeia del prof. E. Zou)
Rignano Flaminio - Oratorio dei SS. Abbondio e Abbondanzio con affreschi del sec. xit, prima dei restauri.

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RIGORISMO - RILKE RAINER MARIA

rata e inopportuna. Il r. quindi non ha nulla a che fare con la sensibilità di coscienza, con lo zelo illuminato dei diritti di Dio, con la costanza cristiana, che a tempo e luogo sa rinunciare in parte alla propria fermezza. Siccome in genere il r. non tiene il giusto mezzo e pecca contro di esso per eccesso, si può senz'altro dire che si oppone alle DETRAZIONE (v.). Le conseguenze del r. sono facilmente prevedibili. La storia insegna, che rendendo troppo pesante il proprio giogo, il rigorista finirà quasi sempre con lo scuoterlo del tutto, passando all'eccesso opposto del libertinaggio o cadrà nella disperazione, a motivo dello spegnersi di ogni confidenza e amore filiale nei confronti di Dio e della feroce crudeltà di cui si arma verso se stesso e il prossimo. Si distinguano infine il sistema, l'habitus rigorista, ed alcune decisioni ispirate al r., che possono essere indipendenti tra loro, per cui spesso si incontrano decisioni lassiste presso rigoristi di professione, e viceversa.

BIBL.: per il r. nella vita spirituale V. le opere di A. Portalupi, Dottrine spirit. attraversò la stor. della religiosità crist. Brescia 1928; le opere del Pourrat, del Bremond ecc. Inoltre: E. Baudin, La philosophie de Pascal, Pascal, les Libertins et les Jansenistes (parti 1° e 2°), Pascal et la casuistique. Neuchâtel 1947. Sul r. in modo, V. tutti i manuali di teologia morale nel tratto De con-scientia. Luigi Macali

RIG-VEDA (RGVEDA) : V. RGVEDA.