DIONIGI d'Alessandria, santo. - Padre della Chiesa, n. sulla fine del sec. II, m. nel 264 a. C. Figlio di pagani, giunse alla fede leggendo e meditando. Fu discepolo di Origene, a cui si mostrò sempre devoto. Nel 231-32 sostituì nella direzione del Diaskaleion Eraclea, fatto vescovo di Alessandria; nel 247-48 gli succedette nell'episcopato. Ebbe molto a soffrire sotto Filippo l'Arabo (248-49), per tumulti popolari contro i cristiani, e nella persecuzione di Decio, a cui ritenne di dover sottrarsi con la fuga. Ritornato nel nov. 251, lottò contro i movimenti eretici e scismatici. Nel 257-58, sotto Valeriano, dopo una gloriosa confessione fu relegato a Kolluthion nella Mareotide, dove rimase probabilmente fino al marzo del 262. Gli ultimi suoi anni furono ancora travagliati dalla guerra, dalla carestia a dalla peste che afflussero la sua città. Festa il 17 nov.
Nessuna delle opere di D. ci è pervenuta con tradizione autonoma: si hanno notizie e frammenti in Eusebio, Atanasio, Basilio e altri. Nei libri Della natura, di cui restano cospicui frammenti (Eusebio, Praep. ev., XIV, 23-27), contrappone all'atomismo di Democrito ed Epicuro la dottrina cristiana della creazione e della provvidenza. Di un libro Sulle tentazioni, ad Eufranore, non si ha che il titolo. Qualche frammento rimane d'un Commento al principio dell'Ecclesiaste. Frammenti significativi restano (Eusebio, Hist. eccl., VII, 24-25) di due libri Sulle promesse, contro il chiliastà Nepote, vescovo di Arsinoe nell'Egitto. Una Confutazione ed apologia, in 4 libri, mandò al papa Dionigi per difendersi dell'accusa di subordinazione e triteismo: notizie e frammenti specialmente in Atanasio (De sententia Dionysii ep. AL). Due lettere sono pervenute intere: una (Eusebio, Hist. eccl., IV, 45) a Novaziano, per invitarlo a sottomettersi al papa Cornelio, l'altra, nelle raccolte delle epistole canoniche, al vescovo Basilide, su vari punti di disciplina. Di altre, relative allo scisma novazione, alla controversia sul Battesimo degli eretici, alla questione trinitaria, si hanno notizie e frammenti. Particolarmente importanti le lettere «festali», con cui, annunziando ai vescovi e alle comunità della provincia la data della Pasqua, si davano ammonimenti d'occasione.
D. fu soprattutto pastore e uomo d'azione, zelantissimo del bene del suo gregge e di tutta la Chiesa, impiàvido di fronte al pericolo, abile e prudente nel governo, più preoccupato di salvare l'ortodossia che di approfondire speculativamente il dogma. Sostiene la canonicità dell'Apocalisse e la necessità d'interpretarla allegoricamente, ma l'attribuisce a un Giovanni diverso dall'Apostolo. Combattendo il sabbilianismo, dapprima assume atteggiamenti subordinazioni, per cui gli Ariani lo considereranno come loro antesignano; ma, dopo i richiami del papa Dionigi, si spiega in senso opposto. Nella controversia novaziana si schiera col papa legittimo, Cornelio; quanto ai lapisi, raccomanda indulgenza. Nella controversia battesimale appare oscillante, considerandola più come affare disciplinare che come questione dogmatica.