CATECUMENATO E CATECUMENO. - Il catecumenato si può definire il noviziato della vita cristiana, imposto dalla Chiesa agli aspiranti al Battesimo. Catecumeno è lo stesso aspirante, che frequenta il catecumenato. Ambedue i termini derivano da κατηχήσει (insegnano a viva voce). Questo dice subito che la formazione dottrinale è la base del catecumenato.
I. IL CATECUMENATO NEI PRIMI TEMPI DELLA CHIESA
Il catecumenato, nei primi secoli della Chiesa importava un assieme di riti, di obbligazioni morali e d'istruzione, a cui nessuno poteva sfuggire.Il suo svolgersi è vario nelle diverse Chiese d'Occidente, la sostanza invece è comune nelle chiese d'Oriente. Da Giustino (I Apol., 61: PG 6, 420) si sa come tre condizioni erano necessarie per poter ricevere il Battesimo: essere convinti e credere vero l'insegnamento della Chiesa, impegnarsi a vivere da buon cristiano, pentirsi delle colpe passate. Il tempo di preparazione era trascorso nella preghiera e nel digiuno. Non esiste pertanto ancora un'accumulazione quale invece ce lo descrive la Costituzione apostolica egiziana, attribuita oggi ad Ippolito, della durata, diminuibile, di tre anni. Alla sua universale e completa istituzione concorre un complesso di cause quale l'espandersi del cristianesimo, la necessità di una maggior formazione di fronte ai conti degli eretici e forsi'anche indirettamente l'influsso dei misteri pagani. Da principio il Battesimo veniva amministrato tutto l'anno, preferibilmente la domenica, e pertanto non vi era un periodo preciso per la disciplina del catecumenato.
Essendo divenuta consuetudine amministrare il Battesimo a Pasqua, gli iscritti, mentre seguivano nella Quaresima la disciplina di penitenza praticata dai fedeli, attendevano in particolare alle tre pratiche che costituivano complessivamente il tirocinio battesimale: 1) catechesi (v.); 2) gli esorcismi: consistevano in varie cerimonie e sante iniziazioni con le quali gli aspiranti al Battesimo rinunciavano a Satana ed alle sue opere e venivano gradatamente santificati e preparati al Sacramento della rigenerazione; 3) gli scrutini: specie di esami nei quali i competenti venivano interrogati su quanto dovevano sapere e promettere in ordine alla fede ed al vivere cristiano per essere dichiarati idonei ad essere annoverati nella famiglia cristiana. Erano tre e celebrati nelle domeniche precedenti quella da noi detta delle Palme, destinata nell'antico ordinamento per ai competenti che celebravano in forma solenne la segna del Simbolo (traditio Simboli). Nel sec. VI questa venne preceduta dalla consegna dei Vangeli (aperitio aurium) e seguita da quella del Pater noster. Quando con il sec. VII il Battesimo degli adulti non divenne che una reminiscenza liturgica, i riti del catecumenato uscirono dal terreno dell'attualità e della realta per sdruccolare prevalentemente nel campo del simbolismo, dove si svilupparono meravigliosamente. Gli scrutini, ad es., diventarono definitivamente sette «secundum formam septem donorum Spiritus Sancti». Il catecumenato non esisteva più che nel ricordo di riti conservati sostanzialmente negli Ordines per l'amministrazione del Battesimo ma ai quali, in alcune Chiese, venivano chiamati a presenziare i futuri padri, perché rinnovassero quelle nozioni di fede che un giorno avrebbero dovuto collaborare ad immettere nei loro figli spirituali: questo sino al sec. XIV ca. Sin dall'antichità, non essendo i catecumeni ancora iniziati ai riti eucaristici, dopo la prima parte della Messa (detta del catecumen), venivano licenziati.
II. IL CATECUMENATO NELLE MISSIONI
Nelle missioni il catecumenato non sempre ha avuto l'importanza e lo sviluppo che meritava. Verso la metà del sec. XVI i Gesuiti ed altri cercarono di reagire contro l'insufficiente preparazione dei catecumeni, come pure alcuni concili e sinodi, ma senza grande successo. Avemmo, così, esempi di catecumenato in Cina e meglio ancora nell'Africa per opera dei Cappuccini italiani.I documenti pontifici in genere e specialmente le prescrizioni date da Propaganda e dal S. Uffizio insistevano sulla necessità del catecumenato, raccomandando una profonda preparazione prebattesimale. Nella istruzione del 1669 ai vicari apostolici francesi dell'Estremo Oriente, la Congregazione di Propaganda stabilì la durata di quaranta giorni per il catecumenato, e in quella del 1801 lasciò ai vicari apostolici la facoltà di determinare il tempo. Al presente la durata del catecumenato nelle diverse missioni è assai varia ed oscilla da alcuni mesi a quattro e cinque anni, specialmente nelle missioni africane. Tanta diversità nella pratica dipende da molteplici fattori soggettivi ed ambientali, che possono ritardare o rendere più sollecita la preparazione dell'individuo al Battesimo. I territori di missione presentano particolarità così diverse, che è impossibile stabilire criteri fissi al riguardo, e si rende quindi necessaria un'elasticità che per i più volontieri non ritardi inutilmente il giorno della Grazia.
La metodologia moderna ha introdotto il pre-catecumenato o postulato, durante il quale i candidati acquistano le disposizioni indispensabili per accedere al catecumenato propriamente detto. Sembra che la priorità spettasi al card. Carlo M. Lavigerie, il quale, preoccupato delle difficoltà che presentava la conversione dei musulmani, pensava così di sottometterli all'influenza se non al giogo del Vangelo. Secondo questo principio distinse tre classi di catechizzanti, e cioè i postulanti a cui bisognava insegnare soltanto le verità fondamentali dell'ordine naturale, rischiarate dalla luce della Rivelazione (l'ammissione a questa istruzione, che costituiva il pre-catecumenato, non esigeva alcun impegno né sacrificio); i catecumeni, che formavano la seconda classe; e i fedeli. Questa fu la prassi introdotta dai Padri Bianchi, fondati dal medesimo card. Lavigerie, e imitata da altri.
Il pre-catecumenato deve essere organizzato fuori ed indipendentemente dal catecumenato, con riunioni regolari in locali distinti dalla chiesa. Il vero catecumenato è invece il periodo di preparazione al Battesimo ed incomincia quando il postulante pagano viene iscritto nella lista dei battezzandi. In Cina, India e Africa, dove è più in uso, l'ammissione è accompagnata da una cerimonia pubblica, che comprende un'istruzione; la rinuncia solenne al feticismo, all'idolatria e alla poligamia; la professione di fede, e la domanda formale del Battesimo.
In molte missioni si ha l'abitudine di riunire i catecumeni per alcuni giorni, spesso anche per molti mesi, in una stazione centrale della missione o addirittura nella residenza del missionario in una specie di interno a catecumenato chiuso. Le case di catecumenato furono introdotte nelle colonie portoghesi per iniziativa di s. Ignazio che le aveva viste a Londra, ed egli stesso ne aveva istituita una a Roma per i giudei convertiti. In certe missioni tutta la preparazione al Battesimo si fa in queste case; in altre ci si limita solo ad una preparazione immediata e prima i catecumeni subiscono una prova nei loro villaggi. Altrove vi si fanno venire a più riprese, e cioè al principio del catecumenato, dopo alcuni mesi e alla fine del medesimo per la preparazione ultima. Inoltre alcuni missionari vogliono che tutti i catecumeni vi passino qualche settimana, altri si contentano che ogni famiglia di catecumeni vi mandi uno dei membri. Né mancano quelli che esigono ciò soltanto dai convertiti isolati e, quando si tratta di gruppi di famiglie, il missionario stesso si reca da loro.
Nel Congo e nella Rhodesia i Gesuiti fin dal 1895 introdusero le fermes-chapelles per raccogliervi i fanciulli allo scopo di sottrarli al corretto ambiente pagano. Nel 1933, per l'ostilità del Governo, le fermes-chapelles cessarono del tutto di funzionare. Ciò nonostante i Gesuiti ancora oggi applicano sistemi simili cercando di fondare nella Rhodesia villaggi nuovi con i candidati al Battesimo.
La molteplicità delle iniziative in materia e la differenza di durata del catecumenato dipendono dai fini che si desidera raggiungere, nonché dall'urgenza di ovviare a non pochi inconvenienti derivanti dai catecumenati chiusi, specialmente se sono prolungati per un periodo notevole di tempo. Gl'interrati di breve durata e ripetuti sono da preferirsi. Il metodo delle fermes-chapelles e dei villaggi cristiani
non è scevro di difficoltà sia per la complessa organizzazione che richiede, sia perché in molte regioni, abitate da individui di diverse tribù, esso è condannato all’insuccesso, essendo contrario al principio di rispettare le unità etnologiche e morali dei territori.
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