CATECHISTA. - È colui che insegna la dottrina cristiana. Secondo il CIC (can. 1329) il c. per eccellenza è il parroco, il quale, occorrendo, può e deve servirsi di ausiliari e collaboratori, che possono essere i chierici del territorio parrocchiale (indendendo per «chierici» prima di tutto i sacerdoti secolari e regolari) e anche «pii laici» (religiosi di congregazioni laicali, religiose, persone secolari) specialmente quelli che appartengono alla «Compagnia della dottrina cristiana o altra simile» (can. 1333). La missione, infatti, di insegnare la dottrina cristiana appartiene di diritto alla Chiesa e ai suoi ministri; ma la scarsità di questi, le necessità sempre più impellenti, la vastità del compito, hanno sempre richiesto e sempre più richiederanno una collaborazione estesa. La quale deve provenire prima di tutto dai genitori per rispetto ai loro figli; da altri in loro luogo o a compimento di ciò che fanno, quali i padrini, i tutori, i maestri, gli educatori; da altri ancora per spirito di carità e di dedizione.
I. LE DOTI DEL C
Sono le stesse che si esigono per ogni insegnante, conscio del proprio mandato, animato però da uno spirito superiore e soprannaturale, come si conviene ad un ufficio che è missione e ministero alla salvezza delle anime.Perciò: 1) Doti intellettuali: a) dottrina sicura per evitare errori e confusioni; b) scienza proporzionata sia all'importanza dell'argomento da svolgere e sia alla cultura degli uditori. Il che può importare, oltre ad una conoscenza strettamente teologica, la necessità di una sufficiente competenza anche in altre materie più o meno affini, per trovarsi in grado di combattere e di confutare soltanto i suoi errori. 2) Doti didattiche, cioè: a) conoscenza della psicologia evolutiva del fanciullo e del giovane, per meglio adattarsi al loro carattere e andare incontro alle loro aspirazioni; b) padronanza dell'arte di mantenere l'uditorio attento e avvinto. 3) Doti morali: a) profonda convinzione religiosa, la quale faccia breccia nell'animo degli uditori, desti entusiasmo per la verità, persuada che si ha piena coscienza di quello che si dice e si inculca; b) amore, non solo di Dio, ma degli uditori, qualunque siano, pensando che tutti hanno un'anima da salvare e possono essere utili strumenti al bene degli altri; c) condotta esemplare, perché i fatti persuadono sempre più delle parole; d) amore del sano progresso, che fa abbracciare tutti i mezzi che la didattica pedagogica può offrire.
II. IL C. NELLE MISSIONI. - Nelle missioni i c. assumono un'importanza tutta speciale, fino a rendersi indispensabili al missionario, esercitando tutte quelle attività e funzioni, per le quali non si richiede strettamente il ministero sacerdotale: preparano, infatti, e istruiscono i catecumeni e i neofiti, presiedono alle adunanze religiose domenicali, battezzano nei casi urgenti, visitano i malati, preparano i moribondi, vigilano sulle sepolture cristiane, s'adoprano a svelere superstizioni, hanno la sorveglianza materiale dei beni della missione, dirigono scuole, officine, dispensari, fattorie, ecc. I c. europei sono generalmente religiosi laici d'ambo i sessi; più efficaci, perché meglio addentro nella lingua e nei costumi del luogo, i c. indigeni.
Per questo si sono istituite scuole di seria preparazione non solo culturale, ma anche morale e spirituale, perché l'efficacia della loro azione molto dipenderà dal loro esempio di vita cristiana. Perciò vengono spesso richiamati al centro, per controllo o per fare gli esercizi spirituali e vengono visitati nella loro residenza. Molto spesso alla istruzione religiosa si abbina quella necessaria per esercitare l'ufficio di maestri elementari, di agrari, di infermieri per le malattie e le necessità più comuni.