CARLO BORROMEO, santo. - Cardinale, arci-
vescovo di Milano, n. nella rocca Borromeo d'Arona
il 2 ott. 1538, secondogenito del conte Gilberto Bor-
romeo e di Margherita de' Medici, sorella di papa
Pio IV; ricevette a 12 anni abito clericale e tonsura
ed insieme l'abbazia di S. Gratiniano a Roma, che era
di patronato della famiglia. Iscritto giovanissimo al-
l'Università di Pavia, il 6 dic. 1559 vi conseguì la
laurea in diritto canonico e civile, presente alla discus-
sione Francesco Alciato. A 22 anni cominciò la sua stra-
ordinaria attività, essendo chiamato a Roma dallo zio
pontefice Pio IV, che aveva intuito le doti attive di
cui il giovane era fornito, e giunse in questa città
nel genn. del 1560. Creato cardinale il 31 genn.,
l'8 febbr. ebbe l'arcivescovato di Milano, ma con
l'obbligo di rimanere in Roma e di governare la
diocesi per mezzo di segretari e di rappresentanti
residenti a Milano. Questi furono Gerolamo Ferra-
gata dapprima e Niccolò Ormaneto poi. Nel periodo
romano C. visse in nobili occupazioni di studio,
in devota dedizione al pontefice zio che gli fu largo
di impulsi, di onori e d'impieghi. Come cardinale
ebbe subito il governo delle legazioni pontifice di
Bologna, della Romagna e della marca d'Ancona, e
l'ufficio di protettore di Ordini religiosi, come quelli
dei Francescani e dei Carmelitani. A queste prime di-
gnità si aggiunsero poi la carica di protettore della
Corona del Portogallo, dei Paesi Bassi, dei Cantoni
cattolici della Svizzera, dell'Ordine gerosolimitano di
Malta: cariche che furono superate, per importanza,
con la nomina alla presidenza della Consulta, istituita
da Pio IV e per la quale il B. può dirsi, in ordine di tempo,
il primo Segretario di Stato del Governo Pontificio.
Promosso pertanto a così onorevoli uffici, C. fin
da quei giovani anni poté trattare i più alti negozi
della Curia romana: nel che egli parve perfettamente
già preparato, soprattutto per la pronta quanto pre-
cisa comprensione dei bisogni dell'epoca in rapporto
alla Chiesa e alla cristianità e per il suo energico
carattere nel mandare ad effetto le decisioni maturate.
In realtà i tempi erano difficili. Il primo seme di
ribellione gettato da Lutero in Germania aveva ormai
scisso l'unità cattolica dell'Europa in due campi nemici
religiosamente e politicamente. In Francia e nei Paesi
Bassi divampavano già le guerre religiose; aspre erano
pure le controversie in Polonia; in Inghilterra la regina
Elisabetta aveva costretto il suo popolo alla separa-
zione definitiva dalla chiesa di Roma. Meno dolorose
sembravano le condizioni in Italia, nelle Spagne e
nel Portogallo, per quanto anche queste regioni risen-
tissero il riflesso dell'agitazione nordica. Il B. fu tra i
primi e più fervidi a voler arginare il movimento che
dal nord minacciava i paesi latini, perciò a fianco dello
zio lavorò prima con indomita energia, alla riapertura
immediata del Concilio di Trento, poi da Roma
partecipò attivamente ai lavori sostenendo il peso di
una corrispondenza serrata e difficile, sino alla chiusura
(3 dic. 1563). Quando Pio IV volle che l'esecuzione dei
deliberati del Concilio fosse affidata a una congrega-
zione cardinalizia, C. fu eletto fra quei membri e fu tra i promotori del Catechismus romanus ad Parochos, la cui compilazione il Concilio aveva proposto e deciso per fissare un testo unitario alla formazione religiosa del popolo.
Nel frattempo egli aveva ricevuto gli ordini del suddiaconato e del diaconato nel dic. del 1560; ma quando il 19 nov. 1562 suo fratello Federico venne a morte, ci fu chi pensò che egli, con la dovuta dispensa, avesse a secolarizzarsi per perpetuare la successione familiare; egli invece ridusse la sua vita a maggiore austerità e il 17 luglio 1563 si fece ordinare prete: il 2 dic., appena raggiunta l'età conveniente, fu fatto vescovo. Gli rimaneva ormai il dovere di fare la dovuta residenza nell'arcidiocesi di Milano, che per l'assenza del proprio pastore, nonostante il buon governo di saggi e valorosi vicari, offriva ragione di gravi pensieri all'arcivescovo in Roma, particolarmente per il pericolo di infiltrazioni eretiche. Si decise pertanto il B. ad assumerne personalmente il governo, ed entrò in Milano il 23 sett. del 1565, dopo un viaggio attraverso le regioni centrale e settentrionale d'Italia, in qualità di legato a latere del pontefice. Dovette però subito far ritorno a Roma per assistere lo zio pontefice morente, e nel Conclave successivo cooperò alla elezione del card. Ghislieri, che assunse il nome di Pio V. Di nuovo tornato a Milano il 15 apr. 1566, vi rimase fino alla morte, salvo qualche ulteriore parentesi romana, come per il Conclave donde uscì Gregorio XIII e durante la contesa giurisdizionale col marchese d'Ayamonte.
Nei 24 anni complessivi del denso periodo milanese l'attività pastorale del B. fu tale da meritare di essere ricordata come una delle più laboriose e feconde che mai curatore d'anime abbia esercitata. La diocesi milanese era di per sé vastissima, comprendendo paesi soggetti a Venezia, a Genova, a Novara, nonché intere vallate e Cantoni svizzeri. Per di più la provincia ecclesiastica di cui era a capo comprendeva 15 suffraganei. È dovuta al B. la conservazione cattolica di una buona parte della Svizzera tedesca: egli visitò a tale scopo le tre Valli elvetiche nel 1567, e di nuovo nel 1570 intraprese un viaggio per i Cantoni tedeschi, passando per Altdorf, Unterwalden, Zug, S. Gallo, Schwyz, Einsiedeln, sempre con l'intenzione di assicurarsi personalmente delle condizioni religiose dei paesi stessi, con i quali poi annodò relazioni e rapporti che gli giovarono per la conservazione spirituale in quella parte della Svizzera intaccata dall'influenza protestante. Fu in quella occasione che il Santo si spinse fino a Hohenems nel Voralberg a visitare la sorellastra Ortensia, sposa al conte Annibale Altemps. Nella Svizzera si portò la terza volta nel 1581 quale visitatore delle regioni retiche per commissione di Gregorio XIII, poi nel 1583 fu di nuovo fra i Grigioni. Ad un'attività tenace e coraggiosa, tutta consacrata alla causa della Chiesa e all'elevazione morale del popolo il B. congiunse un'esistenza austera di aspre penitenze e macerazioni corporali, che fu esempio efficace di riforma rivolta a riaffermare la disciplina ecclesiastica decaduta, a consolidare il senso liturgico della celebrazione delle cose divine, a conservare al popolo la morale cattolica. Nello svolgimento del suo alto ministero, C. usò d'ogni giusto mezzo a sua disposizione in quell'epoca, anche di quelli che talora parvero crudi e sbrigativi (cf. i procedimenti contro le streghe), e tenne benevoli contatti con le autorità politiche e civili, senza però cedere mai quando si

Ad un uomo tuttavia, che la rilassata disciplina dei costumi, anche del clero e dei regolari, percosse con tanto rigore, non mancarono le opposizioni da parte del clero stesso e dei conventi: delle quali è appena un episodio la resistenza dei canonici della Scala quando il 24 ag. 1569 l'arcivescovo volle entrare nella loro basilica e quelli lo respinsero. Mentre fatto assai più grave fu perpetrato il 26 ott. di quello stesso anno dal p. Girolamo Donato detto Farina, che tentò colpirlo con un'archibugiata mentre pregava. N'erano in colpa gli Umiliati, i quali, causa le ricchezze accumulate con l'industria della lana, erano in profonda decadenza e furono infatti soppressi il 7 febbr. 1571 con bolla papale. Ma ebbe C. anche conforti e profondità di consensi da parte di tutto il popolo; mantenne buone relazioni con i sovrani dell'epoca e con gli stessi conquistatori e reggitori spagnoli di Milano; principi e duchi d'Italia, fra cui Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I di Savoia, si tennero onorati dell'amicizia del B. Egli così poté irradiare il proprio zelo benefico oltre i confini della sua pur vasta diocesi, esercitando un'azione pastorale in varie parti d'Italia a lui non soggette e persino della Svizzera, dove istituiva la prima nunziatura col cremonese G. F. Bonhomini nel 1579 e, per i buoni uffici del nobile cavalier Melchior Lussy, otteneva di stabilire i Gesuiti a Lucerna nel 1574 e i Cappuccini ad Altdorf nel 1581. Particolarmente mirabili furono le industrie del B. per la propria diocesi. Incominciò a riformare il suo clero e quello regolare attraverso l'opera dei nuovi Istituti religiosi dei Barnabiti, Gesuiti, Teatini, fondando egli stesso una Congregazione di Oblati, che ebbe
ebbe prima origine nella chiesa del S. Sepolcro in Milano nel 1578 con regole definitivamente stabilite il 13 sett. 1581. Riordinò il culto con l'innalzare nuovi templi e santuari che divennero celebri, come quelli di Rho, di Cannobio, del Sacro Monte di Varallo, di S. Fedele in Milano. Soprattutto attese, e fu questo uno dei maggiori meriti di C. B., a proposito della riforma tridentina da lui costantemente voluta, all'istituzione ed erezione dei seminari per la formazione degli aspiranti al sacerdozio, dando il modello e formando i principi per l'educazione e formazione degli allievi.
Sorsero così il seminario maggiore in Milano, per opera dell'architetto Meda, il collegio Elvetico, pure in Milano, e nel contado i seminari minori d'Inverigo e di Celana. Fece aprire anche scuole e collegi per formazioni laicali: celebri sono rimasti il collegio di Brèra affidato ai Gesuiti, l'Almo collegio Borromeo di Pavia, quello dei Nobili a Milano, quello Pontificio di Ascona sul Verbano superiore; istituì in Milano il ricovero di S. Maria Maddalena per le donne di malavita nonché altri ospizi e ricoveri caritativi, che fondò a sostentamento e a formazione spirituale di categorie diverse di cittadini; promosse l'erezione dei Monti di pietà, e caldeggiò l'istituto del patrocinio gratuito ai poveri; riformò il Pio istituto di S. Corona per malati poveri, fondò il consorzio dei Disciplini per dar conforto ai condannati dalla giustizia pubblica, morendo legò all'ospedale maggiore di Milano le proprie sostanze. Celebre poi in tutta la cristianità divenne l'istituzione delle scuole della dottrina cristiana, con le quali ebbero anche principio le scuole elementari o popolari, sottoposte alle cure dei parroci. Anche le confraternite del Sacramento e del S. Rosario nel milanese sono istituzione di C. B.
Il B. visitò personalmente le allora mille e più parrocchie della diocesi, arrivando fino alle chiese e cappelle più remote sui monti, come quelle delle Tre Valli ambrosiane della Svizzera. Non va dimenticata in particolare la cura che si prese di conservare alla chiesa milanese il suo antichissimo rito liturgico, riducendolo alle sue genuine tradizioni: a tale scopo diede vita ad una speciale congregazione allestendo una edizione a stampa del Rituale,

(fot. Bildarchiv d. Ö. Nationalbibliothek)
Se il nostro Santo si segnalò per un'ammirabile vita d'azione e di lavoro, non per questo trascurò la buona letteratura e la cultura. Anzi fu precisamente egli il restauratore dello Studio di Bologna e conobbe per propria educazione filosofi antichi come Seneca, Epitteto e Cicerone: del che fa fede la sua ricca biblioteca, il cui catalogo manoscritto possiede la biblioteca Ambrosiana. Negli anni del periodo romano praticò il Sirleto e l'Alciato; inoltre soleva radunare persone dotte e colte anche tra laici, per discorrere di cose scientifiche e letterarie nel palazzo Vaticano; e così, come sollievo erudito alle cure diplomatiche, aveva organizzato quelle « Notti Vaticane » che furono come un'Accademia domestica ed un esercizio oratorio per il suo avvenire. Anche più tardi cercò conoscenze e amicizie di dotti e letterati ed a Silvio Antoniano commise la stesura di un trattato di pedagogia e al card. Valerio un'opera di retorica; attestò la propria cultura nelle Instructions fabricae et suppellectilis ecclesiasticae, la propria teologia pastorale nei Sermones, nei numerosi sermoni conciliari e sinodi, nei discorsi o ricordi al popolo, nelle Instructions ad confessarios, nelle Regulae per Congregazioni, la propria attività di governo nell'importante e densissimo carteggio. Coltivò con fervore l'arte religiosa, avendo ad architetti, per chiese e santuari, artisti valorosi, fra i quali il celebre Tebaldo Pellegrini. Iscrisse nel proprio stemma il motto Humilitas quasi a simboleggiare un programma di vita interiore.
C. B. morì in Milano la sera del sabato 3 nov. bre 1584, a soli 46 anni, reduce il giorno prima con febbre, dopo le pie giornate di Varallo e l'apertura del collegio di Ascona, dal santuario della Pietà in Cannobio sul Verbano, fiaso lo sguardo su un Cristo orante del Campi, oggi conservato all'Ambrosiana. Fu canonizzato il 1° nov. 1610, essendo arcivescovo di Milano il cugino di lui, card. Federico Borromeo, che nel 1624 dava iniziò all'erezione del famoso colosso di s. C. sulla sponda piemontese del basso Verbano. Il calendario ecclesiastico fissa la festa del Santo al 4 nov.
La fama del Santo si allargò talmente in tutta Europa, che associazioni e istituzioni son sorte sotto il nome di lui nel corso dei secoli seguenti: appena si annotano le Borromeiane o Fate-bene-sorelle di s. C. B. istituite in Nancy fin dal 1652 per la cura degli ammalati e dei poveri, con più recenti filiazioni in Treviri, Praga, Trebnitz nella bassa Slesia, Maastricht in Olanda (W. Hohn, Histoire des Soeurs de S. Charles, 3 voll., Nancy 1898), il vasto e culturalmente operoso Borromäusvereis in Germania (1844), con sede a Bonn, per la diffusione delle buone letture e per l'educazione particolarmente della gioventù attraverso corsi e conferenze di cultura; gli Oblati di s. C. B. in Vercelli, il moderno collegio di s. C. B. in Milano e suore Orsoline di s. C. B. in Lombardia; il seminario Pontificio dei ss. Ambrogio e C. B. in Roma, aperto nella seconda metà del sec. XIX; la Congregazione, sotto la protezione del B., dei missionari per gli emigranti italiani nelle Americhe eretta nel 1887 da G. B. Scalabrini, vescovo di Piacenza, per non dire degli
Oblati di s. C. B. diffusi da tempo largamente nelle stesse Americhe; il seminario arcivescovile di Colocsa in Ungheria dedicato a s. C. B., la Societas seu congregatio Josepho-Carolina, specie di ordine cavalleresco pure istituito in Ungheria dalla Kopik per la propagazione e difesa della religione cattolica nella vita pubblica ungherese. Villaggi e casali nel milanese hanno il nome di s. C. B. Pure da s. C. B. prende il nome il massimo teatro di Napoli. Il B. è anche patrono della diocesi di Lugano e dell'Università di Salisburgo, protettore della Savoia e della città di Milano, Faenza, Guastalla, Arona e Rocca di Papa.
Chiese furono erette in suo onore in ogni luogo, celebri fra tutte a Roma quelle secentesche di S. C. al Corso e di S. C. ai Catinari. È di papa Pio X in data 29 maggio 1910 l'enciclica Editæ saepe per la celebrazione del 3° centenario della canonizzazione del Santo (AAS, 2 [1910], pp. 357-80).
ICONOGRAFIA. - Numerosa e varia è l'iconografia di s. C. nella scultura e nella medagliatica, ma più particolarmente nella pittura; incominciò subito dopo la morte del Santo e fu tutta una gara fra artisti preclari e artisti minori nel riprodurne le caratteristiche e le fattezze, sebbene per lo più rappresenti il Santo raccolto in preghiera o atteggiato alla meditazione o in atto di benedire e, spesso, anche nell'atto di assistere gli appestati. Da principio la tendenza fu di ritrarre le fattezze del Santo in espressione di profonda macerazione ed estenuante macilenza, quasi egli dovesse apparire distrutto dalle fatiche apostoliche e dalle quotidiane mortificazioni del corpo: tendenza che cessò tuttavia dopo l'avvenuta canonizzazione di lui, quando il Santo cominciò ad essere rappresentato in forme più piene e più umane, sia pure con quelle sue caratteristiche facciali angolose e marcate. Alla fine del sec. XVI e al principio del XVII sorse a Milano tutta una scuola, ricca di nomi famosi nella pittura, che interpretarono sulla tela e anche nel bronzo e nel marmo la figura del nostro Santo: sono i nomi, per la pittura di G. B. Crespi, detto il Cerano, di Giulio Cesare Procaccini, del Morazzone, di Guido Reni, del Borgianni, di Daniele Crespi, del Maratta, le cui opere a soggetto carolino, sovente espresse in composizioni grandiose su tela, sono disseminate a Milano, a Roma, a Bologna, a Firenze, a Pavia, ad Arona, per non citare che nomi principalissimi di città: il duomo di Milano espose annualmente in occasione della festa del Santo al 4 nov. ben 40 grandiose composizioni del Cerano, del Morazzone, del Procaccini (che operava a Milano), artisti tutti che lavoravano in età matura e che però poterono esprimersi in forme costituenti spesso il meglio dell'arte loro (L. Ferretti, S. C. B. nell'area Roma 1923). Ma le figurazioni di s. C. sono patrimonio della Chiesa universale perché, oltre che nella diocesi e provincia milanese, si trovano in ogni angolo dell'orbe dove si affermi il cattolicesimo. Al dire del card. Federigo Borromeo, cugino di s. C. e buon intenditore d'arte, il miglior ritratto del Santo sarebbe il dipinto di Ambrogio Figini conservato nella galleria dell'Ambrosiana a Milano. Si segnala anche il colosso in rame, detto il S. Carlone d'Arona, che si erge, alto 35 metri, su un poggio che guarda in faccia al Verbano: disegno e concezione del Cerano, esecuzione imposta dallo stesso Federigo Borromeo. Un raro ritratto del giovane Santo in età di 26 anni e già cardinale arcivescovile di Milano sta nel palazzo Borromeo di Senago (Milano) opera di Giorgio Solerio per l'ingresso di C. arcivescovile in Milano: una replica conservasi nell'Ambrosiana. Per osservazioni di natura mistico-psicologica sulla maschera del Santo, cf. W. Schamoni, Das wahre Gesicht der Heiligen (Lipsia 1938, pp. 134-39).
Per l'opera di s. C. va particolarmente citato, oltre le pubblicazioni sulla storia e gli atti del Concilio Tridentino A. Ratti (Pio XI), Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1890-92; F. Steffens e H. Reinhardt, Die Nuntiatur von G. F. Bonhamini (1579-81), I, Soletta 1906 e i volumi susseguenti: P. Herre,
Papsttum und Papstwahl im Zeitalter Philipps II., Lipsia 1907; G. Susta, Die Römische Kurte und das Konsul von Trient unter Pius IV., Vienna 1909, passim; L. von Pastor, C. B., Das Muster eines tridentinischen Bischofs, in Katholische Reformatoren, Friburgo in Br. 1924, pp. 105-37; id., Storia dei Papi, VII, VIII, IX, passim; A. G. Roncalli, Gli atti della visita apostolica di s. C. B. a Bergamo (1573), in Fontes Ambrosiani, voll. 13-18 (1936-40).
Fra le biografie più note del B. notiamo quella fondamentale di C. Bascapè (Basilicapetri), De vita et rebus gestis C. B., Ingolstadt 1591 e Brescia 1602; e l'altra De vita et rebus gestis s. C. B. lib. VII qua ex G. P. Giustiano B. Rubens latine reddidit B. Oltreschi notis aberrimis illustratit, Milano 1751; A. Caillat Vie de s. C. B., archevique de Milan, trad. et abrigée du latin du b. Basilicapetri, Parigi 1825; A. Sala, Documenti circa la sua di s. C. B., Milano 1857-61; C. Sylvain, Histoire de s. C. B., 3 voll., Parigi 1884; L. Celler, S. C. B., ivi 1912, trad. ital.; C. Orsenigo, Vita di s. C. B., 2° ed., 2 voll., Milano 1929 (ed. tedesca per G. Brunner, Friburgo in Br. 1938); A. Rivolta, S. C. B. Note biografiche, Milano 1938; D. Franceschi, S. C. B., Torino 1938; P. Gorla, S. C. B., 2 voll., Milano 1939. Un largo riassunto biografico di s. C.: F. Weiner, s. V. II, coll. 2267-73, con cenni bibliografici. Per ulteriori notizie biografiche, cf. Echi di s. C. B., pubblicazione milanese di contributi per la storia della religione e della cultura, diretta da Giovanni Galbiati, fasc. 19-20 (1938), p. 727-829. Per particolari aspetti della vita e dell'opera di s. C.: G. A. Sassi, Archiepiscoporum Mediolanensium series historico-liconologica, III, pp. 1117-1160, Milano 1755; K. A. Martuz, Karl B., Kardinal der Römischen Kirche und Erzbischof von Maitland, Augusta 1796; G. Boero, Risposta a Vincenzo Gioberti sopra le lettere di s. C. B., Milano 1850; F. Bertani, La Bulla Cenne, la giurisdizione ecclesiastica in Lombardia, ecc., ivi 1888; C. Camenisch, C. B. und die Gegenreformation im Feltlin, Coria 1901 (si confronti F. Segmüller, S. C. B. vindictatus, Emsiedeln 1924); Atti di s. C. B. riguardanti la Svizzera e i suoi territori, per cura di V. D'Alessandri, Locarno 1909; L. Berra, L'Arcademia delle Notti Vaticane fondata da s. C. B., Roma 1915; U. Mannucci, S. C. B. e s. Francesco di Sales nella storia della Controforma, ivi 1910; G. Cahannes, Die Pilgerreise C. B.'s nach Disentis im August 1584, in Zeitschrift für schweizerische Kirchengeschichte, 18 (1924), pp. 156-64; L. Granatica, Diploma di laurea in diritto canonico e civile di s. C. B., Milano 1917; id., S. C. B. e la Terra Santa, Monza 1919; A. Castellucci, Un episodio della vita di s. C. B., Roma 1927; P. Paschini, Il primo soggiorno di s. C. B. a Roma (1560-65), Torino 1935; A. Saba, La Biblioteca di s. C. B., in Fontes Ambrosiani, 12 (1936), G. Galbiati, I Duchi di Savoia Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I nel loro corteggio con s. C. B. secondo gli originali della biblioteca Ambrosiana, Milano 1941; L. Prandocini, Il diritto ecclesiastico dello Stato di Milano dall'inizio della signoria vincente al periodo tridentino, ivi 1941. Di aspetti ascetici: A. Ratti (Pio XI), S. Charles et les Exercices de s. Ignace, 2° ed., Parigi 1922; K. Morawski, Sw. Karel B. na le odoszzenia religijnego v XVI wieku, Varsavia 1922; C. Gorla, La più belle pagine delle Omnie di s. C., (Biblioteca dei santi, diretta da G. Galbiati, 10), Milano 1928.
Ricchezza d'informazioni e di notizie sul Santo, sull'opera e l'epoca sua recano le due pubblicazioni periodiche S. C. B. nel III centenario della canonizzazione, Milano 1908-10 e gli Echi di s. C. B., Milano 1937-38. Pure il periodico La Scuola Cattolica, di Milano, pubblico una larga miscellanea nel 1910; G. Galbiati, Albero genealogico della principessa famiglia Borromeo, Milano 1930. Utilissimi per l'informazione sono alcuni fra i Nuntiaturberichte della Germania e della Svizzera, variamente pubblicati. Citiamo anche K. Fry, Gina. Ant. Volpe, Nuntius in der Schweiz 1565-88, I, Friburgo 1936; II, Stans in Svizzera 1946; Fontes Ambrosiani, voll. 9-10; opera che completa a questo riguardo J. G. Mayer, Das Konsul von Trient und die Gegenreformation in der Schweiz, 2 voll., Stans 1901-1903, e Ed. Wymann, Karl B. und die Schweizerische Eidgenossenschaft, ivi 1903. A tutt'oggi la più recente biografia generale del B. è quella di G. Seranzo, S. C. B., Milano 1944, con opportuni richiami alle fonti nell'introduzione. Contributi vari su S. C. e s. Francescani, da documenti inediti ha pubblicato P. Sevesi, in Studi Francescani, 22 (1923), pp. 156-86; 24 (1927), pp. 400-402; id., in Archiv. Franc. hist., 3 (1938), pp. 73-126; 387-439; 37 (1944), pp. 104-64; 38 (1945), pp. 231-33.
Fonti per la conoscenza del Santo e dell'opera di lui sono da ricercare nell'archivio della curia arcivescovile di Milano e nella biblioteca Ambrosiana, la quale, oltre conservare dal 1947 quell'archivio di eccezionale importanza per l'epoca, conserva anche l'amplissimo epistolario carolino con minute del Santo stesso, oltre altra documentazione manoscritta, anno per anno, circa gli affari religiosi e politici trattati dal Santo, per non citare adanni di prediche e di omelie, abbozzi ascetici e disegni di trattati ecologici. Presso la Congregazione dei Riti in Roma stanno gli atti del processo di canonizzazione: alla biblioteca Vaticana, all'archivio Vaticano, a quello dei Barnabiti di S. C. ai Catinari in Roma, a quello Borromeo in Milano vi sono altri
CARLO BORROMEO - CARLO EMANUELE III RE DI SARDEGNA
documenti, come pure a Bruxelles presso i pp. Bollandisti in preparazione alla vita del Santo da pubblicarsi negli Acta SS. Novembris. Giovanni Galbiati