CASTELLINO DA CASTELLI (DEI CASTELLI)

CASTELLINO da CASTELLI (dei CASTELLI). - Sacerdote apostolo dell’istruzione religiosa, figlio di Francesco e di Elisabetta de’ Merli, n. a Menaggio (diocesi di Como) forse nel 1476. Con alcuni laici fondò nel 1536 la prima scuola di dottrina cristiana nell’oratorio dei SS. Filippo e Giacomo in Milano col titolo Compagnia della reformatione in carità. Ebbe dapprima contrasti con l’autorità diocesana milanese, senza la cui autorizzazione l’opera era sorta, ma, nel 1540, questa venne dal vicario generale approvata e arricchita di indulgenza. In breve tempo si aprirono nuove scuole nelle « Porte » di Milano, sicché, nel 1564, quando giunse l’Ornamento, mandato da s. Carlo come vicario generale, essi erano già 15 ed in due anni salirono a 30. Si diffusero assai in alta Italia: nel 1541 a Genova, Vigevano, Verona, Piacenza; nel 1542 a Mantova, Parma; nel 1545 a Lodi; nel 1547 a Cremona; nel 1550 a Varese; nel 1551 a Novara dietro richiesta del vescovo; nel 1554 a Bergamo, Brescia; nel 1560 a Roma; nel 1562 a Monza, Asti, Ascoli; nel 1565 a Como. La Compagnia recò aiuto e perfezione anche alle scuole di dottrine di Venezia, Savona, Ferrara, Torino, ove trovò l’appoggio del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nel 1546 fu dal Concilio di Trento approvata ed il papa Paolo III la arricchì di indulgenza di sette anni.
Il titolo della Compagnia suscitando sospetti, quasi richiamasse certe imprese dei Novatori, fu, nel 1546, mutato in quello di Compagnia dei servi de’ puttini in carità e cioè di quelli « che insegnano la festa gratis per amore di Dio a’ putti e putte la vita cristiana ». Fin dal 1539 essa ebbe un’organizzazione con un priore generale e dodici consiglieri, che, oltre che insegnare la dottrina cristiana, dovevano ogni seconda domenica del mese accostarsi alla « solita Comunione universale ».
Si disputa sul catechismo adottato dalla Compagnia: se quello fatto comporre da s. Girolamo Miani, dal domenicano Tommaso da Reginaldo o altro composto dal C. Probalmente usò un Interrogatorio del maestro al discepolo per istruire il fanciulli e quelli che non sanno nella via di Dio ecc., in seguito emendato da s. Carlo, cui fu poi attribuito. Segue il metodo interrogatorio.
Figura molto importante del movimento – ancora poco studiato – di riforma cattolica, iniziato prima del Concilio di Trento; fu un precursore di s. Carlo, la cui fama ecclesiastica quella del C. Mori il 21 sett. 1566 con la « consolazione di vedere – scrive il Castiglione – pienamente adempiuta la predizione da lui fatta tanti anni indietro intorno alla fine spuntata per diradare le tenebre della cristiana educazione merce la venuta di s. Carlo a Milano ».

BIBL.: G. B. Castiglione, Istoria delle scuole della dottrina cristiana, Milano 1800; A. Sala, La vita di s. Carlo Borromeo, IV, 1838; G. Achilli, C. da C. e le scuole della dottrina cristiana, in Scuola Cattolica, 64 (1936), p. 35 sgg.; F. Meda, Intorno a C. da C., ibid., p. 257; A. Tamborini, La Compagnia e le scuole della dottrina cristiana, Milano 1939, pp. 46-205. Giuseppe De Marchi