CASTELLION, SÉRASTIEN. - Teologo protestante e polemista anti-calvinista, n. nel 1515 a St-Martin-du-Fresne nel Bugey, m., poveramente com'era vissuto, il 29 dic. 1563 a Basilea. Il C. conobbe Calvino a Strasburgo, e dal medesimo fu fatto reggente nel collegio della città di Ginevra. In questa sua mansione venne in cattiva luce presso il consiglio ginevrino perché si diceva avesse dubitato della discesa di Gesù agli inferi ed avesse dato giudizi irriverenti circa il libro
biblico del Cantico dei Cantici, cosicché si vide rifiutato l'incarico, al quale aspirava, di ministro protestante a Ginevra. Questo rifiutò lo decise a lasciare Ginevra ed a recarsi a Basilea presso la cui Università egli, per la notorietà venutagli dalle sue traduzioni della Bibbia in latino e poi in francese, ebbe nel 1552 la cattedra di greco.
Dei suoi lavori biblici comparvero dapprima i dialoghi: Dialogorum sacrorum libri quatuor (Lione e Ginevra 1540, '43 e '45). Venneo poi le traduzioni: Moses latinus ex hebraeo factus (Basilea 1546), Psalterium reliquae sacrorum litterarum carmina et precationes (ivi 1547) e la Biblia Veteris et Novi Testamenti (ivi 1551) che venne dedicata a re Edoardo VI d'Inghilterra, mentre La Bible translate avec annotations (ivi 1555), fu dedicata ad Enrico II re di Francia.
Queste traduzioni, com'ebbe a dire il C. stesso, gli causarono odio ed invidia proprio da parte di coloro che l'avrebbero dovuto ripagare con l'affetto. Il Beza ne dichiarò lo stile « insopportabile ». Fin quasi ai giorni nostri (1922), il Buisson disse « savoiarda e per nulla francese la traduzione del C. », e il Bayle, nel Settecento, biasimò « l'affetazione del C., che non ha voluto usare che termini di buona latinità ». Adoperò, ad es., la parola « genius » invece di « angelus », « lotio » invece di « baptisma », « respublica » invece di « Ecclesia » e « collegium » invece di « synagoga ».
Nella seconda edizione cedette alquanto ai suggerimenti degli amici. Ingiusto è pertanto il giudizio di Enrico Estienne che l'accusò di non avere preso affatto sul serio il suo compito di traduttore.
Non meno celebre si è reso il C. per il suo attacco all'Inquisizione instaurata da Calvino a Ginevra, dalla quale fu arso sul rogo il dottore spagnolo Michele Serveto per le sue dottrine antitrinitarie (27 ott. 1553). D'intesa con altri i quali non condividevano questo gesto estremista di Calvino e di Beza, il C. scrisse il suo libro De haereticiis, an sint persequendi pubblicato nel 1554, sotto lo pseudonimo di Martin Bellio: « Uccidere un uomo - egli scriveva - non è proteggere una dottrina... Serveto avea addotto argomenti e scritti: con argomenti e scritti egli doveva essere confutato » (a. 77). L'opera è oggi irreperibile. Il C. mostrò inoltre il proprio dissenso da Calvino circa la dottrina della predestinazione e dell'elezione. Calvino che già s'era visto condannare dal C. per l'intolleranza usata contro il Serveto, lo bollò come imbrogliò e accatabrighe e scrisse contro di lui un libello: Calumniae nebulonis cuiusdam (1554); tre anni dopo Beza rincarò la dose e, nel titolo di un suo libello affine, lo chiamò calumniatore furbo (sycephanta), ma oggi gli stessi calvinisti, che hanno ripudiato gli estremi della teologia di Calvino e di Beza, giustificano l'umanista savoiardo.