CARLO ALBERTO, re di Sardegna. - N. il 2 ott. 1798 a Torino, m. il 28 luglio 1849 ad Oporto, Figlio di Carlo Emanuele, principe di Carignano, del ramo cadetto dei Savoia, perse il padre all'età di due anni. Fu educato in collegio a Parigi ed a Ginevra, e rientrò dopo la restaurazione in Piemonte quale crede presuntivo al trono, non avendo né il re Vittorio Emanuele I, né il fratello di lui Carlo Felice figli maschi. Nato e cresciuto nel clima rivoluzionario e napoleonico, C. A., per naturale tendenza, era propenso alle nuove idee ed ai nuovi principi, ma accanto a questa simpatia per le conquiste rivoluzionarie, aveva vivissimo il senso del dovere e dell'interesse dello Stato : sacra era per lui la maestà del re, genuino palpitava nel suo cuore il sentimento religioso, necessarie gli apparivano le riforme, ivi comprese le costituzioni, solo nel caso che esse realmente servissero ad irrobustire la compagine statale.
Quando nel 1821 scoppiò la rivoluzione in Piemonte, C. A., assumendo la reggenza dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele I ed in assenza del nuovo sovrano Carlo
Felice, non riusci a contenere il moto cosi come avrebbe desiderato. Propenso a concedere una Carta sul tipo francese, dovette largire una costituzione sulla falsariga di quella spagnola, e, riluttante nel suo intimo al movimento stesso, non trovò il coraggio morale e l'energia fiaca indispensabili per prendere decisa posizione. Sconfessato da Carlo Felice e disprezzato dai rivoluzionari, dovette lasciare Torino, dietro ordine del re, dopo la repressione del moto. Volendo quindi dimostrare al sovrano la sua avversione al rivoluzionarismo, non esitò a recarsi in Spagna, ed al seguito dell'esercito del duca d'Angoulòna partecipò alla presa del Trocadero. Tale gesto valse a dissipare i dubbi che Carlo Felice nutriva sulla orindossia ideologica e politica del nipote, il quale fu riammesso negli stati sardi con il suo antico rango di crede presuntivo al trono. C. A. divenne re nel 1831 , in un periodo in cui una grave crisi turbaiva tutta l'Europa.
Il re, sin da principio, dimostrio la sua avversione per questi rivolgimenti, ed appuggiò con calore la causa dei legittimisti, sia francesi (duchesse di Berry), sia spagnoli e portoghesi (don Carlos e don Miguel). In politica interna fu posto mano ad un cauto programma riformatore. Si istituì il Consiglio di Stato; furono promulgati, sulla base di quelli napoleonici sfrondati però di ogni intento anticattolico, nuovi codici; la politica economica e finanziaria del regno si ispirò a nuovi criteri. Ebbe C. A. in questa zona particolarmente di mira la difesa della religione cattolica, dichiarata nell'articolo i del Codice civile «sola religione dello Stato». Inizziò nel 1839 trattative con la S. Sede per il ristabilimento della nunziatura a Torino, soppressa nel 1753 da Carlo Emanuele III, trattative che furono felicemente concluse l'anno successivo. Cosi pure ottenne dalla S. Sede un concordato sulla questione dei registri parrocchiali e sull'immunità personale del clero (A. Mercati, Concordati tra la S. Sede e le autorità civili, Roma 1919, pp. 825-38).
Il risveglio dell'opinione pubblica italiana, in senso nazionale ed antiaustriaco dopo il 1840 , impressionò anche C. A. Con sincerità egli abbracciò allora la


causa italiana, pur considerandola sotto certi aspetti da un punto di vista particolaristico. Concesse nella seconda metà del 1847 ulteriori riforme ed elargi il 4 marzo 1848 lo Statuto, che sarà successivamente la legge fondamentale del regno d'Italia fino alla proclamazione della repubblica quasi cento anni dopo. Dichiarata la guerra all'Austria nel marzo 1848, C. A., dopo la sconfitta di Novara nel febbr. dell'anno successivo, abdicó in favore del figlio Vittorio Emanuele II, e si ritirò in Portogallo, dove morì alcuni mesi dopo.
Carlo Albario, de di Sarcéna - Jattera autografa del 20 apr. 1836 da Nizza al conte Gerbaix de Sonnaz.
causa italiana, pur considerandola sotto certi aspetti da un punto di vista particolaristico. Concesse nella seconda metà del 1847 ulteriori riforme ed elargi il 4 marzo 1848 lo Statuto, che sarà successivamente la legge fondamentale del regno d'Italia fino alla proclamazione della repubblica quasi cento anni dopo. Dichiarata la guerra all'Austria nel marzo 1848, C. A., dopo la sconfitta di Novara nel febbr. dell'anno successivo, abdicó in favore del figlio Vittorio Emanuele II, e si ritirò in Portogallo, dove morì alcuni mesi dopo.
Bibl.: Vasta c̣̀la bibliografia carlo-albertina. Fino'al 1899 essa trovasi elencata in D. Carum, Bibliografia carlo-albertina, Torino 1899 . Fondamentale è ora l'opera di N. Rodolico, C. A., 3 voll., Firenze 1931-43. Sulle relazioni tra Stato e Chiesa sotto C. A. cf. T. Chiuso, La Chiesa in Piemonte del 1707 ai giorni nostri, III, Torino 1888, pp. 168-280; P. Pirri, La politica ecclesiastica di C. A., in Civ. Coll., 1931, ill. pp. 385 sgg., 495 sgg.
Carlo Borromeo, santo. - Cardinale, arcivescovo di Milano, n. nella rocca Borromeo d'Arona il 2 ott. 1538, secondogenito del conte Gilberto Borromeo e di Margherita de' Medici, sorella di papa Pio IV; ricevette a 12 anni abito clericale e tonsura ed insieme l'abbazia di S. Gratiniano a Roma, che era di patronato della famiglia. Iscritto giovanissimo all'Università di Pavia, il 6 dic. 1559 vi conseguì la laurea in diritto canonico e civile, presente alla discussione Francesco Alciato. A 22 anni cominciò la sua straordinaria attività, essendo chiamato a Roma dallo zio pontefice Pio IV, che aveva intuito le doti attive di cui il giovane era fornito, e giunse in questa città nel genn. del 1560 . Creato cardinale il 31 genn., l'8 febbr. ebbe l'arcivescovato di Milano, ma con l'obbligo di rimanere in Roma e di governare la diocesi per mezzo di segretari e di rappresentanti residenti a Milano. Questi furono Gerolamo Ferragata dapprima e Niccolò Ormaneto poi. Nel periodo romano C. visse in nobili occupazioni di studio, in devota dedizione al pontefice zio che gli fu largo
di impulsi, di onori e d'impieghi. Come cardinale ebbe subìto il governo delle legazioni pontifice di Bologna, della Romagna e della marca d'Ancona, e l'ufficio di protettore di Ordini religiosi, come quelli dei Francescani e dei Carmelitani. A queste prime dignità si aggiunsero poi la carica di protettore della Corona del Portogallo, dei Paesi Bassi, dei Cantoni cattolici della Svizzera, dell'Ordine gerosolimitano di Malta: cariche che furono superate, per importanza, con la nomina alla presidenza della Consulta, istituita da Pio IV e per la quale il B. può dirsi, in ordine di tempo, il primo Segretario di Stato del Governo Pontificio.
Promosso pertanto a così onorevoli uffici, C. fin da quei giovani anni poté trattare i più alti negozi della Curia romana: nel che egli parve perfettamente già preparato, soprattutto per la pronta quanto precisa comprensione dei bisogni dell'epoca in rapporto alla Chiesa e alla cristianità e per il suo energico carattere nel mandare ad effetto le decisioni maturate. In realtà i tempi erano difficili. Il primo seme di ribellione gettato da Lutero in Germania aveva ormai scisso l'unità cattolica dell'Europa in due campi nemici religiosamente e politicamente. In Francia e nei Paesi Bassi divampavano già le guerre religiose; aspre erano pure le controversie in Polonia; in Inghilterra la regina Elisabetta aveva costretto il suo popolo alla separazione definitiva dalla chiesa di Roma. Meno dolorose sembravano le condizioni in Italia, nelle Spagne e nel Portogallo, per quanto anche queste regioni risentissero il riflesso dell'agitazione nordica. Il B. fu tra i primi e più fervidi a voler arginare il movimento che dal nord minacciava i paesi latini, perciò a fianco dello zio lavorò prima con indomita energia, alla riapertura immediata del Concilio di Trento, poi da Roma partecipò attivamente ai lavori sostenendo il peso di una corrispondenza serrata e difficile, sino alla chiusura (3 dic. 1563). Quando Pio IV volle che l'esecuzione dei deliberati del Concilio fosse affidata a una congrega-
zione cardinalizia, C. fu eletto fra quei membri e fu tra i promotori del Catechismus romanus ad Parochos, la cui compilazione il Concilio aveva proposto e deciso per fissare un testo unitario alla formazione religiosa del popolo.
Nel frattempo egli aveva ricevuto gli ordini del suddiaconato e del diaconato nel dic. del 1560 ; ma quando il 19 nov. 1562 suo fratello Federico venne a morte, ci fu chi pensò che egli, con la dovuta dispensa, avesse a secolarizzarsi per perpetuare la successione familiare; egli invece ridusse la sua vita a maggiore austerità e il 17 luglio 1563 si fece ordinare prete: il 2 dic., appena raggiunta l'età conveniente, fu fatto vescovo. Gli rimaneva ormai il dovere di fare la dovuta residenza nell'arcidiocesi di Milano, che per l'assenza del proprio pastore, nonostante il buon governo di saggi e valorosi vicari, offriva ragione di gravi pensieri all'arcivescovo in Roma, particolarmente per il pericolo di infiltrazioni eretiche. Si decise pertanto il B. ad assumerne personalmente il governo, ed entrò in Milano il 23 sett. del 1565 , dopo un viaggio attraverso le regioni centrale e settentrionale d'Italia, in qualità di legato a latere del pontefice. Dovette però subito far ritorno a Roma per assistere lo zio pontefice morente, e nel Conclave successivo cooperò alla elezione del card. Ghislieri, che assunse il nome di Pio V. Di nuovo tornato a Milano il 15 apr. 1566 , vi rimase fino alla morte, salvo qualche ulteriore parentesi romana, come per il Conclave donde uscì Gregorio XIII e durante la contesa giurisdizionale col marchese d'Ayamonte.
Nei 24 anni complessivi del denso periodo milanese l'attività pastorale del B. fu tale da meritare di essere ricordata come una delle più laboriose e feconde che mai curatore d'anime abbia esercitata. La diocesi milanese era di per sé vastissima, comprendendo paesi soggetti a Venezia, a Genova, a Novara, nonché intere vallate e Cantoni svizzeri. Per di più la provincia ecclesiastica di cui era a capo comprendeva 15 suffraganei. E dovuta al B. la conservazione cattolica di una buona parte della Svizzera tedesca : egli visitò a tale scopo le tre Valli elvetiche nel 1567 , e di nuovo nel 1570 intraprese un viaggio per i Cantoni tedeschi, passando per Altdorf, Unterwalden, Zug, S. Gallo, Schwyz, Einsiedeln, sempre con l'intenzione di assicurarsi personalmente delle condizioni religiose dei paesi stessi, con i quali poi annodò relazioni e rapporti che gli giovarono per la conservazione spirituale in quella parte della Svizzera intaccata dall'influenza protestante. Fu in quella occasione che il Santo si spinse fino a Hohenems nel Voralberg a visitare la sorellastra Ortensia, sposa al conte Annibale Altemps. Nella Svizzera si portò la terza volta nel 1581 quale visitatore delle regioni retiche per commissione di Gregorio XIII, poi nel 1583 fu di nuovo fra i Grigioni. Ad un'attività tenace e coraggiosa, tutta consacrata alla causa della Chiesa e all'elevazione morale del popolo il B. congiunse un'esistenza austera di aspre penitenze e macerazioni corporali, che fu esempio efficace di riforma rivolta a riaffermare la disciplina ecclesiastica decaduta, a consolidare il senso liturgico della celebrazione delle cose divine, a conservare al popolo la morale cattolica. Nello svolgimento del suo alto ministero, C. usò d'ogni giusto mezzo a sua disposizione in quell'epoca, anche di quelli che talora parvero crudi e sbrigativi (cf. i procedimenti contro le streghe), e tenne benevoli contatti con le autorità politiche e civili, senza però cedere mai quando si

Carlo Borrowro, santo - Ritratto, dipinto da Giovanni Battista Crespi (m. 1672) - Milano, piniacateca Ambrosiana.
trattò di salvaguardare i diritti della Chiesa, come mostrò a proposito delle controversie per l'Inquisizione nei contrasti con i rappresentanti spagnoli d'Ayamonte e Requesens.
Ad un uomo tuttavia, che la rilassata disciplina dei costumi, anche del clero e dei regolari, percosse con tanto rigore, non mancarono le opposizioni da parte del clero stesso e dei conventi : delle quali è appena un episodio la resistenza dei canonici della Scala quando il 24 ag. 1569 l'arcivescovo volle entrare nella loro basilica e quelli lo respinsero. Mentre fatto assai più grave fu perpetrato il 26 ott. di quello stesso anno dal p. Girolamo Donato detto Farina, che tentò colpirlo con un'archibugiata mentre pregava. N'erano in colpa gli Umiliati, i quali, causa le ricchezze accumulate con l'industria della lana, erano in profonda decadenza e furono infatti soppressi il 7 febbr. 1571 con bolla papale. Ma ebbe C. anche conforti e profondità di consensi da parte di tutto il popolo; mantenne buone relazioni con i sovrani dell'epoca e con gli stessi conquistatori e reggitori spagnoli di Milano; principi e duchi d'Italia, fra cui Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I di Savoia, si tennero onorati dell'amicizia del B. Egli cosi poté irradiare il proprio zelo benefico oltre i confini della sua pur vasta diocesi, esercitando un'azione pastorale in varie parti d'Italia a lui non soggette e persino della Svizzera, dove istituiva la prima nunziatura col cremonese G. F. Bonhomini nel 1579 e, per i buoni uffici del nobile cavalier Melchior Lussy, otteneva di stabilire i Gesuiti a Lucerna nel 1574 e i Cappuccini ad Altdorf nel 1581. Particolarmente mirabili furono le industrie del B. per la propria diocesi. Incominciò a riformare il suo clero e quello regolare attraverso l'opera dei nuovi Istituti religiosi dei Barnabiti, Gesuiti, Teatini, fondando egli stesso una Congregazione di Oblati, che ebbe
ebbe prima origine nella chiesa del S. Sepolcro in Milano nel 1578 con regole definitivamente stabilite il 13 sett. 1581. Riordinò il culto con l'innalzare nuovi templi e santuari che divennero celebri, come quelli di Rho, di Cannobio, del Sacro Monte di Varallo, di S. Fedele in Milano. Soprattutto attese, e fu questo uno dei maggiori meriti di C. B., a proposito della riforma tridentina da lui costantemente voluta, all'istituzione ed erezione dei seminari per la formazione degli aspiranti al sacerdesio, dando il modello e formando i principi per l'educazione e formazione degli allievi.
Sorsero cosi il seminario maggiore in Milano, per opera dell'architetto Meda, il collegio Elvetico, pure in Milano, e nel contado i seminari minori d'Inverigo e di Celana. Fece aprire anche scuole e collegi per formazioni laicali : celebri sono rimasti il collegio di Bréra affidato ai Gesuiti; l'Almo collegio Borromeo di Pavia, quello dei Nobili a Milano, quello Pontificio di Ascona sul Verbano superiore; istituì in Milano il ricovero di S. Maria Maddalena per le donne di malavita nonché altri ospizi e ricoveri caritativi, che fondò a sostentamento e a formazione spirituale di categorie diverse di cittadini; promosse l'erezione dei Monti di pietà, e caldeggiò l'istituto del patrocinio gratuito ai poveri; riformò il Pio istituto di S. Corona per malati poveri, fondò il consorzio dei Disciplini per dar conforto ai condannati dalla giustizia pubblica, morendo lepo all'ospedale maggiore di Milano le proprie sostanze. Celebre poi in tutta la cristianità divenne l'istituzione delle scuole della dottrina cristiana, con le quali ebbero anche principio le scuole elementari o popolari, sottoposte alle cure dei parroci. Anche le confraternite del Sacramento e del S. Rosario nel milanese sono istituzione di C. B.
Il B. visitò personalmente le allora mille e più parrocchie della diocesi, arrivando fino alle chiese e cappelle più remote sui monti, come quelle delle Tre Valli ambrosiane della Svizzera. Non va dimenticata in particolare la cura che si prese di conservare alla chiesa milanese il suo antichissimo rito liturgico, riducendolo alle sue genuine tradizioni : a tale scopo diede vita ad una speciale congregazione allestendo una edizione a stampa del Rituale,

Carlo Borromeo, santo - Colonne marmoree istorjaye con la vita di s. C. B. Chiesa di S. C. eretta per voto da Carlo VI, costruita da Giovanni Bernardo e Giovanni Fischer von Erlach (1716-30) - Vienna.
del Messole e del Breviario (1582), pur non riuscendo, in qualche luogo, come in Monza, a stabilire il rito ambrosiano. Nei suoi 24 anni di episcopato radunò ben 11 sinodi diocesani, dei quali il primo fu presieduto dal1'Ormaneto suo vicario; l'ultimo fu celebrato in sua presenza nel 1584 pochi mesi prima della morte. Tenne sei concili provinciali negli anni 1565, 1569, 1573, 1576, 1570 e 1582 , nel contempo visitò anche le diocesi suffraganee. Popolarissimo divenne il Santo quando nel 1576 1577 il flagello della peste invase e tormentò, con l'aggravante di una carestia precedente, metropoli e campagna lombarda. Fu inesauribile la sua carità in quel frangente : egli vendette il proprio cospicuo principato d'Oria a favore degli appestati, per essi aprì la chiesa di S. Gregorio del Lazzaretto e dedicò un tempio votivo a S. Sebastiano in Milano dopo la cessazione del flagello.
Se il nostro Santo si segnalò per un'ammirabile vita d'azione e di lavoro, non per questo trascurò la buona letteratura e la cultura. Anzi fu precisamente egli il restauratore dello Studio di Bologna e conobbe per propria educazione filosofi antichi come Seneca, Epitteto e Cicerone : del che fa fede la sua ricca biblioteca, il cui catologo manoscritto possiede la biblioteca Ambrosiana. Negli anni del periodo romano praticò il Sirleto e l'Alciato; inoltre soleva radunare persone dotte e colte anche tra laici, per discorrere di cose scientifiche e letterarie nel palazzo Vaticano; e così, come sollievo erudito alle cure diplomatiche, aveva organizzato quelle "Notti Vaticane" che furono come un'Accademia domestica ed un esercizio oratorio per il suo avvenire. Anche più tardi cercò conoscenze e amicizie di dotti e letterati ed a Silvio Antoniano commise la stesura di un trattato di pedagogia e al card. Valerio un'opera di retorica; attestò la propria cultura nelle Instruziones fabricae et suppellectilia ecclesiasticae, la propria teologia pastorale nei Sermones, nei numerosi sermoni conciliari e sinodi, nei discorsi o ricordi al popolo, nelle Instruziones ad confessionis, nelle Regulae per Congregazioni, la propria attività di governo nell'importante e densissimo carteggio. Coltivò con fervore l'arte religiosa, avendo ad architetti, per chiese e santuari, artisti valorosi, fra i quali il celebre Tebaldo Pellegrini. Iscrisse nel proprio stemma il motto Humilitas quasi a simboleggiare un programma di vita interiore.
C. B. morì in Milano la sera del sabato 3 nov. bre 1584 , a soli 46 anni, reduce il giorno prima con febbre, dopo le pie giornate di Varallo e l'apertura del collegio di Ascona, dal santuario della Pietà in Cannobio sul Verbano, fisso lo sguardo su un Cristo orante del Campi, oggi conservato all'Ambrosiana. Fu canonizzato il 1° nov. 1610 , essendo arcivescovo di Milano il cugino di lui, card. Federico Borromeo, che nel 1624 dava inizio all'erezione del famoso colosso di s. C. sulla sponda pirmontese del basso Verbano. Il calendario ecclesiastico fissa la festa del Santo al 4 nov.
La fama del Santo si allargò talmente in tutta Europa, che associazioni e istituzioni son sorte sotto il nome di lui nel corso dei secoli seguenti : appena si annotano le Borromeiane o Fate-bona-sorelle di s. C. B. istituite in Nancy fin dal 1652 per la cura degli ammalati e dei poveri, con più recenti filiazioni in Treviri, Praga, Trebnitz nella bassa Slesia, Maastricht in Olanda (W. Hohn, Histoire des Soeurs de S. Charles, 3 voll., Nancy 1898), il vasto e culturalmente operoso Borromäusverein in Germania (1844), con sede a Bonn, per la diffusione delle buone letture e per l'educazione particolarmente della gioventù attraverso corsi e conferenze di cultura; gli Oblati di s. C. B. in Vercelli, il moderno collegio di s. C. B. in Milano e suore Orsoline di s. C. B. in Lombardia; il seminario Pontificio dei ss. Ambrogio e C. B. in Roma, aperto nella seconda metà del sec. xix; la Congregazione, sotto la protezione del B., dei missionari per gli emigranti italiani nelle Americhe eretta nel 1887 da G. B. Scalabrini, vescovo di Piacenza, per non dire degli
Oblati di s. C. B. diffusi da tempo largamente nelle stesse Americhe; il seminario arcivescovile di Colocas in Ungheria dedicato a s. C. B., la Societas seu congre-gatio Josepho-Carolina, specie di ordine cavalleresco pure istituito in Ungheria dalla Kopik per la propaganda e difesa della religione cattolica nella vita pubblica ungherese. Villaggi e casali nel milanese hanno il nome di s. C. B. Pure da s. C. B. prende il nome il massimo teatro di Napoli. Il B. è anche patrono della diocesi di Lugano e dell'Università di Salsburg, protettore della Savoia e della città di Milano, Faenza, Guastalla, Arona e Rocca di Papa.
Chiese furono erette in suo onore in ogni luogo, celebri fra tutte a Roma quelle secentesche di S. C. al Corso e di S. C. ai Catinari. È di papa Pio X in data 29 maggio 1910 l'enciclica Editae saepe per la celebrazione del 3° centenario della canonizzazione del Santo (AAS, 2 [1910], pp. 357-80).
ICONOGRAFIA. — Numerosa e varia l'iconografia di s. C. nella scultura e nella medagliastra, ma più particolarmente nella pittura; incominciò subito dopo la morte del Santo e fu tutta una gara fra artisti precari e artisti minori nel riprodurre le caratteristiche e le fattezze, sebbene per lo più rappresenti il Santo raccolto in preghiera o atteggiato alla meditazione o in atto di benedire e, spesso, anche nell'atto di assistere gli appestati. Da principio la tendenza fu di ritrarre le fattezze del Santo in espressione di profonda macerazione ed estenuante macilenza, quasi egli dovesse apparire distrutto dalle fatiche apostoliche e dalle quotidianie mortificazioni del corpo: tendenza che cessò tuttavia dopo l'avvenuta canonizzazione di lui, quando il Santo cominciò ad essere rappresentato in forme più piene e più umane, sia pure con quelle sue caratteristiche facciali angolose e marcate. Alla fine del sec. XVI e al primo cippo del XVIII sorsa a Milano tutta una scuola, ricca di nomi famosi nella pittura, che interpretarono sulla tela e anche nel bronzo e nel marmo la figura del nostro Santo; sono i nomi, per la pittura di G. B. Crespi, detto il Cerano, di Giulio Cesare Procaccini, del Morazzone, di Guido Reni, del Borgianni, di Daniele Crespi, del Maratta, le cui opere a soggetto carolino, sovente espresse in composizioni grandiose su tela, sono disseminate a Milano, Roma, a Bologna, a Firenze, a Pavia, ad Arona, per non citare che nomi principali simili di città: il duomo di Milano espose annualmente in occasione della festa del Santo al 4 nov. ben 40 grandiose composizioni del Cerano, del Morazzone, del Procaccini (che operava a Milano) arrivi tutti che lavoravano in età matura e che però potero esprimersi in forme costituenti spesso il meglio delle arti del cerano (L. Ferretti, S. C. B. nell'arte, Roma 1923). Ma le figurazioni di s. C. sono patrimonio della Chiesa universale perché, oltre che nella diocesi e provincia milanese, si trovano in ogni angolo dell'orbé dove si affermi il cattolicesimo. Al dire del card. Federigo Borromeo, cugino di s. C. e buon intenditore d'arte, il miglior ritratto del Santo sarebbe il dipinto di Ambrogio Figini conservato nella galleria dell'Ambrosiana a Milano. Si segnala anche il colosso in rame, detto il S. Carone d'Arona, che si erge, alto 35 metri, su un poggio che guarda in faccia al Verbano: disegno e concezione del Cerano, esecuzione imposta dallo stesso Federigo Borromeo. Un raro ritratto del giovane Santo in età di 26 anni e già cardinale arcivescovo di Milano sta nel palazzo Borromeo di Senago (Milano) opera di Giorgio Solerio per l'ingresso di C. arcivescovo in Milano: una replica conservasi nell'Ambrosiana. Per osservazioni di natura mi-stico-psicologica sulla maschera del Santo, cf. W. Schac-moni, Das wahre Gesicht der Heiligen (Lipsia 1938, pp. 134-39).
Per l'opera di s. C. va particolarmente citato, oltre le pubblicazioni sulla storia e gli atti del Concilio Tridentino: A. Ratti (Pio XI), Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1860-1921; F. Steffens e H. Reinhardt, Die Nuntiatur von G. F. Bonhomini (1579-81), I, Soletta 1906 e i volumi susseguenti; P. Herrer, Papsttum und Papsttuch im Zeitalter Philipps II., Lipsia 1907; G. Susta, Die Römische Kurie und das Konzil von Trient unter Pius IV., Vienna 1909, passim; I. von Pastor, C. B., Die Münster eines tridentinischen Bischofs, in Katholische Reformations, Früburg 1924, pp. 105-37; id., Storia dei Papi, VII, VIII, IX, passim; A. G. Roncalli, Gli atti della visita apostolica di s. C. B. a Bergamo (1575), in Fontes Ambrosiani, voll. 13-18 (1936-49).
Fra le biografie più note del B. notiamo quella fondamentale di C. Bascapé (Basilicaepert), De vita et rebus gestis C. B., In-golstadt 1591 e Brescia 1602; e l'altra De vita et rebus gestis C. B. lib. VII quos ex G. P. Glussiano B. Rubens latine reddidit B. Ottorchi notis uberrimis illustravit, Milano 1751; A. Caillet, Vie de s. C. B., archevêque de Milan, trad. et abrécée du latin du p. Basilicapetri, Parigi 1825; A. Sala, Documenti circa la vita di s. C. B., Milano 1857-61; C. Sylvain, Histoire de s. C. B., 3 voll., Parigi 1884; L. Celler, S. C. B., 11 voll. 12, trad. ital.; C. Orsenigo, Vita di s. C. B., 3a ed., 2 voll., Milano 1929 (ed. tedesca per G. Brunner, Früburg 1929, pp. 1838); A. Rivolta, S. C. B. Note biografiche, Milano 1938; D. Franceschi, S. C. B., Torino 1938; P. Gorla, S. C. B., 2 voll., Milano 1939. Un largo riassunto biografico di s. C.: F. Weiner, s. V. in DTHC, II, coll. 2267-72, con cenni bibliografici. Per ulteriori notizie biografiche, cf. Echi di s. C. B., pubblicazione milanese di contri-buiti per la storia della religione e della cultura, diretta da Gian-vanni Galbiati, fasc. 19-20 (1938), p. 727 seg. Per particolari aspetti della vita e dell'opera di s. C. G. A. Sassi, Archiepiscopum Mediolanensium series historiae-chronicarum, III, pp. 111-116, Milano 1755; K. A. Martaux, Karl B. Kardinal der Re-mischen Kirche und Erzbischof von Mailand, Augusta 1796; G. Borco, Risposta a Vincenzo Gioberti sopra le lettere di s. C. B., Milano 1850; F. Bertani, La Bulla Cena, la giurisdizione ecclesiastica in Lombardia, ecc., 11 voll. 1888; C. Camenisch, C. B. und die Gegenreformation im Veltlin, Coria 1901 (si confronti F. Segmüller, S. C. B. vindicatus, Einsiedeln 1924); Atti di s. C. B. riguardanti la Svizzera e i suoi territori, per cura di P. D'Alessandri, Locarno 1909; L. Berra, L'accademia della Notti Vaticane fondata da s. C. B., Roma 1915; U. Mannucci, S. C. B. e s. Francesco di Sales nella storia della Controriforma, 11 voll. 1910; G. Cahannes, Die Pilgerreise C. B.'s nach Dienst im August 1581, in Zeitschrift für schweizerische Kirchen-ge-chichte, 18 (1924), pp. 136-65; L. Gramatica, Diploma di laurea in diritto canonico e civile di s. C. B., Milano 1917; id., S. C. B. e la Terra Santa, Monza 1919; A. Castellucci, Un episodio della vita di s. C. B., Roma 1927; P. Paschini, Il primo soggiorno di s. C. B. a Roma (1560-65), Torino 1935; A. Saba, La Biblioteca di s. C. B., in Fontes Ambrosiani, 12 (1936), G. Galbiati, I, Duchi di Savoia Emmanuele Filiberto e Carlo Emanuele I nel loro carteggio con s. C. B. secondo gli originali della biblioteca Ambrosiana, Milano 1941; L. Prosdocimi, Il diritto ecclesiastico dello Stato di Milano dall'inizio della signoria risortata al periodo tridentino, 11 voll. 1941. Di aspetti ascetici: A. Ratti (Pio XI), S. Charles et les Exercices de s. J. Ignace, 2a ed., Parigi 1922; K. Morawski, St. Karol B. na tle odrodzenia religijnego w XVI wieku, Varsavia 1922; C. Gorla, Le più belle pagine delle Omeie di s. C. (Biblioteca dei santi, diretta da G. Galbiati, 10, Milano 1928).
Riccizza d'informazioni e di notizie sul Santo, sull'opera e l'epoca sua recano le due pubblicazioni periodiche S. C. B. nel III centenario della canonizzazione, Milano 1908-10 e gli Echi di s. C. B., Milano 1937-38. Purc il periodico La Scuola Cattolica, di Milano, pubblico una larga miscellanea nel 1910; G. Galbiati, Albero genealogico della principessa famiglia Borromeo, Milano 1938. Utilissimo per l'informazione sono alcuni fra i Nuntiaturbriche della Germania e dalla Svizzera, variamente pubblicati. Citiamo anche K. Fry, Guc. Ant. Volpe, Nuntius in der Schweiz 1565-58, I, Früburg 1936; II, Stans in Svizzera 1946; Fontes Ambrosiani, voll. 9-10; opera che completa a questo riguardo J. G. Mayer, Das Konzil von Trient und die Gegenreformation in der Schweiz, 2 voll., Stans 1901-1903, e Ed. Wymann, Karl B. und die Schweizerische Eidgenossen-schaft, 11 voll. 1903. A tutt'oggi la più recente biografia generale del B. è quella di G. Soranzo, S. C. B., Milano 1944, con opportuni richiami alle fonti nell'introduzione. Contributi vari su S. C. e i Francescani, da documenti inediti ha pubblicato P. Sevesi, in Studi francescani, 22 (1925), pp. 156-86; 24 (1927), pp. 400-405; id., in Archiv. franc. hist., 31 (1938), pp. 73-126; 387-439; 37 (1944), pp. 104-64; 38 (1945), pp. 231-33.
Fonti per la conoscenza del Santo e dell'opera di lui sono da ricercare nell'archivio della curia arcivescovile di Milano e nella biblioteca Ambrosiana, la quale, oltre conservare dal 1947 quell'archivio di eccezionale importanza per l'epoca, conserva anche l'amplissimo epistolario carolino con minute del Santo stesso, oltre altra documentazione manoscritta, anno per anno, circa gli affari religiosi e politici trattati dal Santo, per non citare schemi di prediche e di omelie, abbozzi ascetici e disegni di trattati teologici. Presso la Congregazione dei Riti in Roma stanno gli atti del processo di canonizzazione; alla biblioteca Vaticana, all'archivio Vaticano, a quello dei Barnabiti di S. C. ai Catinari in Roma, a quello Borromeo in Milano vi sono altri
documenti, come pure a Bruxelles presso i pp. Bollandisti in preparazione alla vita del Santo da pubblicarsi negli Acta SS. Nascadola.