CARLO ALBERTO, RE DI SARDEGNA

CARLO ALBERTO, re di SARDEGNA. - N. il 2 ott. 1798 a Torino, m. il 28 luglio 1849 ad Oporto. Figlio di Carlo Emanuele, principe di Carignano, del ramo cadetto dei Savoia, perse il padre all'età di due anni. Fu educato in collegio a Parigi ed a Ginevra, e rientrò dopo la restaurazione in Piemonte quale erede presuntivo al trono, non avendo né il re Vittorio Emanuele I, né il fratello di lui Carlo Felice figli maschi. Nato e cresciuto nel clima rivoluzionario e napoleonico, C. A., per naturale tendenza, era propenso alle nuove idee ed ai nuovi principi, ma accanto a questa simpatia per le conquiste rivoluzionarie, aveva vivissimo il senso del dovere e dell'interesse dello Stato: sacra era per lui la maestà del re, genuino palpitava nel suo cuore il sentimento religioso, necessarie gli apparivano le riforme, ivi comprese le costituzioni, solo nel caso che esse realmente servissero ad irrobustire la compagine statale.

Quando nel 1821 scoppiò la rivoluzione in Piemonte, C. A., assumendo la reggenza dopo l'abdicazione di Vittorio Emanuele I ed in assenza del nuovo sovrano Carlo

Felice, non riuscì a contenere il moto così come avrebbe desiderato. Propenso a concedere una Carta sul tipo francese, dovette largire una costituzione sulla falsariga di quella spagnola, e, riluttante nel suo intimo al movimento stesso, non trovò il coraggio morale e l'energia fisica indispensabili per prendere decisa posizione. Sconfessato da Carlo Felice e disprezzato dai rivoluzionari, dovette lasciare Torino, dietro ordine del re, dopo la repressione del moto. Volendo quindi dimostrare al sovrano la sua avversione al rivoluzionarismo, non esitò a recarsi in Spagna, ed al seguito dell'esercito del duca d'Angoulême partecipò alla presa del Trocadero. Tale gesto valse a dissipare i dubbi che Carlo Felice nutriva sulla ortodossia ideologica e politica del nipote, il quale fu riammesso negli stati sardi con il suo antico rango di erede presuntivo al trono. C. A. divenne re nel 1831, in un periodo in cui una grave crisi turbava tutta l'Europa.

Il re, sin da principio, dimostrò la sua avversione per questi rivolgimenti, ed appoggiò con calore la causa dei legittimisti, sia francesi (duchessa di Berry), sia spagnoli e portoghesi (don Carlos e don Miguel). In politica interna fu posto mano ad un cauto programma riformatore. Si istituì il Consiglio di Stato; furono promulgati, sulla base di quelli napoleonici sfrondati però di ogni intento anticattolico, nuovi codici; la politica economica e finanziaria del regno si ispirò a nuovi criteri. Ebbe C. A. in questi anni particolarmente di mira la difesa della religione cattolica, dichiarava nell'articolo 1 del Codice civile «sola religione dello Stato». Iniziò nel 1830 trattative con la S. Sede per il ristabilimento della nunziatura a Torino, soppressa nel 1753 da Carlo Emanuele III, trattative che furono felicemente concluse l'anno successivo. Così pure ottenne dalla S. Sede un concordato sulla questione dei registri parrocchiali e sull'immunità personale del clero (A. Mercati, Concordati tra la S. Sede e le autorità civili, Roma 1919, pp. 825-38).

Il risveglio dell'opinione pubblica italiana, in senso nazionale ed antiaustriaco dopo il 1840, impressionò anche C. A. Con sincerità egli abbracciò allora la

Article illustration
CARLO ALBERTO, RE DI SARDEGNA - Ritratto da una miniatura del 1818.
Mia le 20 ottime 1836
(da M. Costa de Brauzpard, La jeunesse du roi Charles-Albert, Parigi 1895)
S'ai le cœur mort de l'ardeur avec des Sannas, des fâcheurs nouvelles qui
sont me donnera de ce pauvre liste, si se porte que vous prévoyez de réaliser, elle me
gennesse me des plus vives afflictions que je ne vous revois, il fut mon fidèle compagnon
dans le malheur, il me donna tant de peaux d'attachement, que je ne puis à m'ours
que de l'innocissement, ne le plus vous tous les jours comme j'en avais l'habitude
depuis tant d'innocissement, ne prouvons me vide dans le vie qu'me due constamment bien
saisible, que je suis pensé de ne pouvoir plus le voir!

Vita und
B. Schlegel

(da M. Costa de Beauregard, La jeunesse du roi Charles-Albert, Parigi 102)

CARLO ALBERTO, RE DI SARDEGNA - Lettera autografa del 20 apr. 1836 da Nizza al conte Gerbaix de Sonnaz.

causa italiana, pur considerandola sotto certi aspetti
da un punto di vista particolaristico. Concesse nella
seconda metà del 1847 ulteriori riforme ed elargi il
4 marzo 1848 lo Statuto, che sarà successivamente
la legge fondamentale del regno d'Italia fino alla
proclamazione della repubblica quasi cento anni dopo.
Dichiarata la guerra all'Austria nel marzo 1848, C. A.,
dopo la sconfitta di Novara nel febbr. dell'anno suc-
cessivo, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II,
e si ritirò in Portogallo, dove morì alcuni mesi dopo.

BIBLI: Vasta è la bibliografia carlo-albertina. Fino al 1899 essa
trovasi elencata in D. Carutti, Bibliografia carlo-albertina,
Torino 1899. Fondamentale è ora l'opera di N. Rodolico, C.
A., 3 voll., Firenze 1931-43. Sulle relazioni tra Stato e Chiesa
sotto C. A. cf. T. Chiuso, La Chiesa in Piemonte dal 1792 ai
giorni nostri, III, Torino 1888, pp. 168-280; P. Pirri, La politica
civileistica di C. A., in Civ. Catt., 1931, III, pp. 385 seg.
495 seg.

Silvio Furlani

Cite this article

“CARLO ALBERTO, RE DI SARDEGNA.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 506. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/carlo-alberto-re-di-sardegna.