VALERIANO (P. LICINIUS VALERIANUS AUGUSTUS), IMPERATORE ROMANO

VALERIANO (P. Licinius Valerianus Augustus), imperatore Romano. - N. il 1900 ca., m. il 260 ca. Scarce ed incerte sono le notizie sia per la sua vita privata che per quella politica.

Oriundo da nobile famiglia, fu console prima del 238 durante la persecuzione di Decio pare abbia presieduto ai giudizi in Roma: una vaga notizia da danno alcune Passiones che accoppiano i due Imperatori. Nel 253 si trovava nella Rezia per raccogliere soldati per conto di Treboniano contro l'usurpatore Emiliano, quando fu acclamato imperatore. Riconosciuto dal Senato (ag. 253) si associò il figlio Gallieno che incaricò di combattere i barbari che premevano ai confini occidentali e facevano scorrerie nella Gallia, nella Spagna e nella penisola balcanica. Egli si recò in Oriente contro i Persiani dove, dopo alterne vicende, fu fatto prigioniero da Sapore che lo fece morire tra umiliazioni e tormenti.

V. è passato alla storia come uno dei più feroci persecutori del cristianesimo. In principio si era mostrato molto favorevole tanto che Dionigi di Alessandria poteva scrivere che il Palatino stesso sembrava una chiesa (Eusebio, Hist. eccl., VII, 10); improvvisamente però, nell'ag. 257, forse per influsso del ministro delle Finanze, l'egiziano Macriano, pubblicò un Editto con il quale ordinava dagli ecclesiastici di sacrificare sotto pena dell'esilio, ai laici era irrogata la pena capitale, a tutti era vietato l'ingresso nei cimiteri e tenere adunanze liturgiche; i beni ecclesiastici furono confiscati (ibid., VII, 11; Acta s. Cypriani, in R. Knopf-G. Krüger, Ausgewählte Märtyrerakten. Tubinga 1929, pp. 62-64). Molti vescovi, presbiteri e diaconi, tra i quali Cipriano di Cartagine e Dionigi d'Alessandria, furono cacciati in esilio o condannati ad metalla» (s. Cipriano, Epb., 76-79 in CSEL, 3, 2, pp. 827-39). Un secondo editto più tremendo fu promulgato l'anno seguente: i chierici erano puniti con la morte; i fedeli nobili privati della dignità e dei beni e se ancora persistevano nella fede erano uccisi; le donne nobili condannate all'esilio; i cesariani ai lavori forzati (s. Cipriano, Ep., 80, in CSEL, 3, 2, p. 839 seg.).

A Roma cadde vittima il papa Sisto II insieme con quattro diaconi nel cimitero di Callisto (ibid.) e poco dopo anche gli altri tre diaconi furono massacrati (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 120, 123-26, 152-56, 167). S. Cipriano, richiamato dall'esilio, fu decapitato in agro Sexti presso Cartagine; nella Lucio (v.), Mariano e Giacomo (v.), insieme con molti altri; nella Spagna cadde Fruttuoso di Tarragona; moltissimi in Egitto (Eusebio, Hist. eccl., VII, 11); in Palestina, Prisco, Malco ed Alessandro (ibid., 12). Con la scomparsa di V. cessava anche la persecuzione poiché il figlio Gallieno si affrettava a restituire alla Chiesa la libertà ed i beni confiscati (ibid., 13).

Bibl.: L. Wickert, s. V. in Pauly-Wissowa, XIII, coll. 488-95; P. J. Healy, The Valerian persecution, Boston 1905; A. Manaresi, L'Imp. rom. e il cristian., Torino 1914, pp. 387-402; P. Allard, Stor. critica delle persecuz. (vers. ital.), III, Firenze s. a., pp. 29-153; M. Bessier, La censure de V., in Mellanges Glots, I, Parigi 1932, pp. 85-91; A. Calderini, I Severi. La crisi dell'Imp. nel III sec., Bologna 1949, pp. 158-66, e passim (v. indice). Agostino Amore