Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Gerarchia ecclesiastica Patriarcati, arcidiocesi, diocesi, diocesi soppresse

BELLUNO E FELTRE, DIOCESI DI

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FELTRE, DIOCESI DI rimanda qui.

Noto anche come: latino: Dioecesis Bellunensis-Feltrensis

BELLUNO - Crocifissione in Jegno di A. Brustolon (1662-1732). Belluno, chiesa di S. Pietro.
BELLUNO - Crocifissione in Jegno di A. Brustolon (1662-1732). Belluno, chiesa di S. Pietro.
BELLUNO - Lato destro della chiesa di S. Stefano, (seconda metà del sec. XV).
BELLUNO - Lato destro della chiesa di S. Stefano, (seconda metà del sec. XV).

BELLUNO e FELTRE, DIOCESI di. - B., città della Venezia (27.000 ab. ca.), è capoluogo della provincia omonima (3676 kmq., e ca. 235.000 ab.) di cui fa parte la cittadina di F. che ha una popolazione di 19.000 ab. nell'intero comune, e 6.500 ca. nel centro abitato. Entrambe sede di diocesi, il loro territorio si estende a settentrione delle diocesi di Treviso e di Vittorio Veneto, comprendendo l'alta valle del Piave e dei suoi affluenti al di sopra della chiusa di Fenèr (Valdobbiadene). Formarono sino dalle origini due diocesi distinte, delle quali si hanno le prime memorie nella seconda metà del sec. VI a proposito dello scisma dei Tre Capitoli; ma nulla possiamo dire circa la loro origine; perdurarono attraverso il medioevo, arricchite di privilegi dai sovrani carolingi e dai re d'Italia. Lucio III il 29 ott. 1184 confermò al vescovo di F. i possessi di cui godeva, ed il 18 ott. 1185 fece altrettanto al vescovo di B. Ridotte in critiche condizioni causa le inimicizie con il comune di Treviso, le due diocesi furono unite sotto un solo vescovo, conservando distinti i loro territori, da papa Celestino III nel 1197, nella persona di Drudo da Camino vescovo di F. L'unione durò sino al 7 giugno 1460 quando Pio II stabilì che le due diocesi dovessero essere divise alla prima vacanza. Morto infatti l'11 genn. 1462 il vescovo Francesco di Legname, Teodoro Lelli ebbe F. il 15 feb., e Lodovico Donato B. il 2 apr.; e le diocesi durarono così divise sino al 1 maggio 1818, quando per gli accordi presi con l'imperatore d'Austria Francesco I, Pio VII le riunì di nuovo sotto un unico prelato, ritenendo distinti i loro territori con l'obbligo della residenza alternativamente in ambedue; tale obbligo fu tolto in questi anni fissando la sede a B. In questa circostanza esse furono riunite con le altre diocesi venete sotto la giurisdizione del patriarcato di Venezia, mentre prima erano dipendenti dal patriarcato di Aquileia e, dopo il 1751, dall'arcivescovo di Udine. Allora furono pure modificate le loro circoscrizioni diocesane. Papa Gregorio XVI, ch'era n. a B., il 30 apr. 1846 distaccò il territorio del Cadore dalla diocesi di Udine e lo incorporò in quella di B. alla quale era tanto più vicino.

La diocesi di B. e F. conta 120 parrocchie con 193.863 anime, 211 sacerdoti diocesani e 56 regolari (1948).

Fra i vescovi più illustri di B. si ricordano il card. Gaspare Contarini (1536-42) ed Alvise Lollino celebre erudito; fra i vescovi di F. il card. Lorenzo Campeggio (1512-1520) e suo fratello Tommaso (1520-46).

Bibliografia4 opere
BIBL.: Oltre la numerosa bibliografia locale di questi ultimi anni, cf. Ughelli, V, pp. 145 agg., 369 agg.; Cappelletti, X, p. 105 agg.; P. Fr. Kehr, Italia pontificia, VII, Berlino 1923, p. 89 agg.; Lanzoni, p. 905.

Pio Paschini

L'ARTE IN B

L'origine antichissima è testimoniata da una necropoli preistorica (ai piedi del Monte Serva). Mentre le vestigia romane nelle vicinanze sono piuttosto numerose, il medioevo è passato lasciando pochissime tracce nelle chiese suburbane di S. Fermo e di S. Sebastiano.

La cattedrale, opera di Tullio Lombardo, compiuta solo all'interno (1517-60) fu edificata al posto di un'altra quattrocentesca di minori dimensioni: l'interno a tre navate, armonioso nelle proporzioni degli altissimi pilastri e nella successione dei sette archi laterali a tutto sesto, è reso più ricco dagli altari seicenteschi di marmi multicolori fiancheggiati da statue di santi e sormontati da tele dello Schiavone, di Jacopo da Ponte, di Palma il Giovane e di Cesare Vecellio (di questi è il S. Sebastiano del 1584). L'abside si erge su di un bastione delle antiche mura. Nella sacrestia sotterranea è conservato un politico di Simone da Cusighe (1397), La vita di s. Martino, che poggia su di una stupenda arca di marmo dorato e porfido del sec. XIV.

Nel lato sud della cattedralesi innalza il campanile (1732-43), sormontato da un angelo in bronzo, dello Juvarra. Dinanzi è il battistero nella chiesa della Madonna delle Grazie (1520): il fonte battesimale in marmo brecciato è adorno di sculture in legno e sormontato dalla statuetta del Battista del Brustolon.

Sono inoltre degne di nota la chiesa di S. Stefano in forme gotiche italiane, a tre navate (seconda metà del Quattrocento) con un altare di legno dorato, che riproduce ad intaglio una pala di Alvise Vivarini, eseguito da Andrea di Foro (sec. XV) e la settecentesca chiesa di S. Pietro con interessanti altari barocchi, due grandi pale di legno scolpito, Crocifissione e Morte di s. Francesco Saverio, capolavori del Brustolon, ed affreschi di Sebastiano Ricci.

Numerosi sono gli edifici civili di interesse artistico, tra cui più importante è il palazzo dei Rettori. Iniziato nel 1491 al posto di un altro che risaliva al 1409, fu opera o di un nipote del Ghiberti o del veneto Candi. La torre campanaria è l'unico resto dell'antico palazzo del conte vescovo, cui è affiancato il museo civico, già sede del collegio dei dottori, ove sono raccolte tele del Giorgione, di Palma il Giovane e lavori del Cellini.

Caratteristiche per il primo piano aggettante sono le numerose case patrizie dei secc. XVII e XVIII, decorate da antichità romane negli atri.

Il palazzo del comune in forme neogotiche (1838) del Segusin, del quale è anche il neoclassico teatro, ha conservato alcuni elementi dell'antico palazzo del consiglio dei nobili purtroppo demolito nel secolo scorso per costruirvi l'attuale tribunale.

Porta Rugo (1522) conserva il torrione veneto del sec. XV; la porta Dojona con l'arco centrale sormontato dal leone veneto, fu costruita nel 1553 al posto di una porta duecentesca di cui conserva i battenti originali di legno (1200).

Bibliografia7 opere
BIBL.: M. Guegenheim, Il palazzo dei rettori di B., Venezia 1804; F. Pellegrini, Appunti sulla cattedrale di B., Belluno 1908; E. Ricci, B. la città del Piave, Milano 1928; V. Doglioni, B. medievale, Belluno 1934; Id., Le quattro stagioni, affresco di Cesare Vecchia, Padova 1937; N. Debrassi, Un sarcofago romano di B., in Bull. della comm. archeol. del governatorato di Roma, 68 (1940), pp. 17-34; A. Callegari, Brassi del museo civico di B., Roma 1941.

Fabia Borroni

Informazioni sulla voce

Di Pio Paschini, Fabia Borroni

Fonte Pio Paschini: firma a stampa; Fabia Borroni: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 1201–1203.

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Altre voci di Pio Paschini: BEMBO, PIETRO · BENEDETTO CANONICO · BENEDETTO XII, PAPA · BENEFICIO ECCLESIASTICO · BECCADELLI, LODOVICO

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Paschini, Pio, and Fabia Borroni. “Belluno e Feltre, diocesi di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 1201–1203. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/belluno-e-feltre-diocesi-di.

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Paschini, Pio, and Fabia Borroni. “Belluno e Feltre, diocesi di.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1201–1203. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/belluno-e-feltre-diocesi-di.

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