BENEDETTO X, ANTIPAPA

BENEDETTO X, ANTIPAPA. - Stefano IX, presen-
tendo prossima la sua fine, aveva fatto giurare al
clero e popolo romano di non procedere all’elezione
del nuovo papa prima del ritorno di Ildebrando dalla
Germania (s. Pier Damiani, Epist., III, 1). Ma dopo
la sua morte (29 marzo 1058) l’aristocrazia romana,
capeggiata da Gregorio dei conti di Tuscolo, da Ge-
rardo di Galeria e dai Crescenzi, d’accordo per il
momento con gli antichi avversari, approfittando della
minore età di Enrico IV, del debole governo della
reggente Agnese e della lontananza dei capi della ri-
forma, ruppe l’impegno ed elesse il romano Giovanni
Mincio, vescovo di Velletri, che si chiamò B.
(5 apr. 1058). Questi non doveva essere del tutto
indegno, come farebbe supporre s. Pier Damiani (PL
124, 292), se s. Leone IX lo aveva fatto cardinale e
Federico di Lorena, poi Stefano IX, l’aveva proposto
a pontefice prima d’essere egli stesso chiamato a tale
dignità. Però era debole, donde l’appellativo di Min-
cio «minchione», e nell’intenzione degli elettori
doveva essere lo strumento dell’aristocrazia romana,
ostile alla riforma e desiderosa di ritornare arbitra
dell’elezione dei Papi. Tuttavia la parte migliore degli
elettori non lo riconobbe e fra essi s. Pier Damiani,
cardinale d’Ostia. Ildebrando di ritorno dalla Ger-
mania raccolse i cardinali fuggitivi da Roma e i rap-
presentanti del popolo e clero romano in sinodo a
Siena, donde uscì eletto Gerardo, vescovo di Firenze,
precedentemente designato da Ildebrando e accettato