BERARDI, GIOVANNI

BERARDI, GIOVANNI. - Cardinale, n. a Corcumello (Aquila) dalla nobile famiglia dei conti dei Marsi di Tagliacozzo, m. a Roma il 21 genn. 1449. Il 20 ott. 1421 da Martino V fu nominato arcivescovo di Taranto. Devotissimo alla S. Sede, fu mandato da Eugenio IV con altri prelati quale plenipotenziario al Concilio di Basilea per riallacciare le relazioni fra il Papa ed il Concilio. Dopo lunghe trattative il 18 con i suoi fu ammesso alla congregazione generale del 22 ag. 1437 e l'indomani con lungo discorso e solidi argomenti difese il primato papale, giustificando il precedente scioglimento del Concilio da parte di Eugenio IV (18 dic. 1431), spettando al Papa, non solo la con

vocazione, ma anche la conferma dei concili generali; scongiurò i padri di accettare la decisione del Papa e raccogliersi in concilio in una città italiana (cf. Mansi, XXIX, coll. 482-92). I padri non si piegarono (3 sett. 1432). L'anno seguente il B. con altri nunzi fu incaricato di presiedere provvisoriamente al Concilio (7 marzo 1433). Era un riconoscimento implicito del Concilio; quello esplicito venne il 15 dic. 1433. Alla vigilia il Papa aveva confermato al B., al card. Cesarini, a Pietro vescovo di Padova e a Ludovico Barbo abate di S. Giustina, l'incarico di sostituire provvisoriamente i cardinali che dovevano presiedere al Concilio. In realtà a cominciare dalla XVII sessione (26 apr. 1434) il B. e i colleghi furono i veri presidenti del Concilio. Il 24 apr. 1434 essi avevano giurato, in nome proprio, non del Papa, di riconoscere la superiorità del Concilio sul Papa. In compenso il B. continuò a difendere i diritti del Papa, come ad es. nella XXI sessione (9 giugno 1435) per l'abolizione delle annate e degli altri introiti della Curia romana. In seguito (17 febb. 1436) Eugenio IV l'incarico di pronunciarsi definitivamente in merito a tutti i conflitti relativi al possesso dei benefìci. Nel 1437 il B. venne in Italia per parlare con il Papa, e di ritorno a Basilea caldeggiò il trasferimento del Concilio a Firenze. Avendo invece la maggioranza scelto Avignone, il B. si impossessò con inganno del sigillo conciliare e ne muni il decreto della minoranza. Fu arrestato, ma riuscì a fuggire e a portare a Roma il decreto. Il Concilio lo privò d'ogni dignità; ma il Papa cassò la sentenza e lo nominò cardinale del titolo dei SS. Nereo ed Achilleo (18 dic. 1439). Più tardi fu legato a Napoli per stabilire la pace tra Alfonso d'Aragona e Renato d'Angiò. Continuò a reggere la sede di Taranto, finché passò al vescovato di Palestrina (7 marzo 1444). Divenne poi decano del sacro collegio e penitenziere maggiore. Partigiano degli Orsini, riuscì a eliminare la candidatura di Pompeo Colonna, dopo la morte di Eugenio IV ed a far prevalere quella di Tommaso Parentucelli (Niccolò V).

BIBL.: Pastor, I, passim; Hefele-Leclercq, VII, II, p. 741 sgg. Ireneo Daniele