BERDJAEV, NIKOLAJ ALEKSANDROVIČ. - Filosofo russo contemporaneo, n. a Kiev il 6 maggio 1874, m. a Parigi il 23 marzo 1948. Compiti gli studi nell'università della sua città natale fu, nel 1898, coinvolto in un processo politico ed esiliato (1900-1903) nel nord della Russia. Passato in Germania vi continuò i suoi studi filosofici. In Russia, dopo aver abbandonato il marxismo e cercato di conciliare il socialismo con orientamenti kantiani ed idealistici, si convertì al cristianesimo russo, e stette, insieme con V. Ivanov, S. Bulgakov ed altri, al centro del «rinascimento russo», movimento ispirato soprattutto da Dostojevskij e Soloviev. Pubblicò nel 1911 la Filosofia della libertà; nel 1912 Chomjakow e nel 1916 Il senso dell'attività creatrice. Dopo lo scoppio della rivoluzione, insegnò all'Università di Mosca; ma nel 1922, fu espulso dalla Russia come avversario ideologico del comunismo. Recatosi a Berlino pubblicò nel 1923 La filosofia della disuguaglianza (contro gli autori della Rivoluzione); Il senso della storia; La concezione di Dostojevskij, e nel 1924 Il nuovo medioevo. Passato, nel 1925, a Parigi vi pubblicò le altre sue opere fondamentali: La filosofia dello spirito libero (1927; ed. ital., con il titolo Spirito e libertà, Milano 1947); Sulla destinazione dell'uomo (1931); Io e il mondo degli oggetti, saggio di una filosofia della solitudine e comunione (1934; ed. ital., con il titolo L'io e il mondo, ivi 1942); Sulla schiavitù e la libertà dell'uomo (1939); L'idea russa (1946); e in francese, Essai de métaphysique eschatologique (1946); Dialectique existentielle du Divin et de l'humain (1947). Tradotti ultimamente in ital. dal russo, nella quale lingua B. soleva scrivere, sono Le fonti e lo spirito del comunismo russo (ivi 1945), e Il destino dell'uomo nel mondo contemporaneo (Milano 1946).
La filosofia di B. può essere qualificata come «esistenzialismo russo», come «personalismo soggettivo» e come «gnosi». Nella sincera preoccupazione di una filosofia intenzionalmente cristiana B. non distingue nettamente tra dati puramente filosofici e rivelati, onde nel suo pensiero coincidono tre piani: la metafisica, l'ordine soprannaturale e l'ordine mistico. Nella sua gnosi il B. si riallaccia specialmente agli antichi gnostici Clemente d'Alessandria ed Origen, agli idealisti germanici Hegel, Schelling e von Baader; nel suo misticismo, inoltre, dipende fra gli altri da Boehme; nel suo esistenzialismo si avvicina a Bergson - formando una corrente parallela a quelle tedesca e francese - e dipende specialmente da Dostojevskij. Egli riconosce di aver accettato il cristianesimo secondo lo spirito di libertà, espresso nella Leggenda del grande inquisitore (inserita dal Dostojevskij nel romanzo I fratelli Karamazov). Il motivo della libertà, specie nella concezione della Chiesa come comunità di unità, libertà ed amore, senza autorità esterna in materia di fede, lo riconnette con il capo teologico degli slavofili, Chornjakow.
La filosofia di B. mira piuttosto a porre problemi e questioni che non a darne le soluzioni. Ha approfondito vari lati dell'antropologia cristiana e della Chiesa; e nelle sue opere sui problemi sociali e storici contemporanei si avvicina spesso alla dottrina cattolica, pur tradendo sovente una parentela con posizioni rivoluzionarie e comuniste. Oltre al rifiuto di verità specificamente cattoliche (il primato del Papa, l'autorità della Chiesa), indole spiccata del pensiero di B. è un sottile soggettivismo affine al modernismo. Dietro la spinta del libero profetismo egli ha inoltre predicato l'avvento di un nuovo cristianesimo creativo, di un Terzo Regno, quello dello Spirito Santo, sottovalutando la Redenzione. Tra l'altro egli insegna la presenza della mente anima, da falsi apprezzamenti sulla famiglia ed il matrimonio cristiano e nega l'eternità dell'inferno.