BERENGARIO, PIETRO di POITIERS (Berengarius Pictaviensis). - Abelardo (v.), noto, quasi unicamente, per la parte che prese nel difendere il suo maestro, anche dopo l'avvenuta condanna del Concilio di Sens (1140) e per le ingiurie che lanciò contro s. Bernardo il quale ne era stato il principale responsabile. Quasi nulla si sa circa la sua vita. Si ignora l'anno ed il luogo della sua nascita, ritenendolo gli uni oriundo del Gévaudan (Lozère) e dicendolo altri nativo di Poitiers (ms. 2923 della biblioteca Nazionale di Parigi).
Opere: Apologeticus contra bestum Bernardum Claravallensem Abbatem et alios qui condemnaverunt Petrum Abaelardum, libello velenoso non privo di interesse letterario, ma di nessun valore storico; un'invettiva Contra Carthusienses, dei quali acramente critica gli abusi, che, al dir di B. stesso, si riducono alla violazione della regola del silenzio, a qualche curiosità ed ai pettegolezzi mondani; una lettera, oggi perduta, nella quale attaccava con asprezza alcuni abusi della vita religiosa; una lettera di blanda ritrattazione scritta a Guglielmo, vescovo di Mende, nella quale si scusa di quanto aveva scritto precedentemente,
soprattutto nei riguardi di s. Bernardo, riconoscendo di aver errato. A chi gli faceva osservare ch'egli non aveva pubblicato, come aveva promesso, una giustificazione di Abelardo, B. risponde che il tempo gli aveva maturato il giudizio circa quella dottrina, che, se può essere buona in sé, suona però male alle orecchie del popolo cristiano. Infine egli domanda perdono a tutti: «Veniam rogo innocens et, si magis placet, veniam postulo reus.» Gli si attribuisce talora anche un Trattato sull'Incarnazione, ma è dubbio che gli appartenga.