BERGAMO, DIOCESI di. - La città è composta di due nuclei, la città alta, che è quella antica, racchiudente i monumenti più cospicui, e la città bassa, sviluppata di recente in piano. È capoluogo di una ricca ed attiva provincia (2759 kmq.) e sede vescovile, suffraganea di Milano. La diocesi conta 391 parrocchie delle quali 27 di rito ambrosiano e cinque vicari autonomi, 1073 sacerdoti diocesani e 560.000 fedeli (1948).
I. STORIA
La città di B., che trasse origine da popoli liguri, gli Orobì, e passò poi agli Etruschi, ai Galli Cenomani, e verso il 200 ai Romani, conobbe il cristianesimo alla fine del sec. III. Si ha memoria di un martire bergamasco: Alessandro, sul quale la leggenda ha lavorato assai; egli divenne il patrono della diocesi; sulla sua tomba fu eretta, forse già nel sec. IV, una basilica.La diocesi sorse nella prima metà del sec. IV. A testimonianza infatti del vescovo S. Ramperto di Brescia la lapide funeraria posta dal quarto vescovo di B. al suo antecessore ricordava che questi era stato ordinato diacono da S. Filastro (m. prima del 397) e consacrato vescovo da S. Ambrogio (374-97), per cui il primo vescovo di B. dovrebbe porsi verso il 340. Secondo la tradizione, questi sarebbe S. Narno, cui successe S. Viatore, le tombe dei quali furono rinvenute nel 1561 quando fu abbattuta l'antica Cattedrale. Quanto agli altri otto vescovi che la tradizione fa seguire sino alla fine del sec. VI, solo di quattro si hanno dati determinati: Dominatore e Stefano facili- mente identificabili col terzo e quarto sopra ricordati, Prestanzio che assiste al Concilio milanese del 451 contro Eutiche, e Lorenzo presente al Concilio ro-
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mano del 501. Qui la lista si interrompe per riprendere alla metà del sec. VII con Giovanni che sottoscrisse al Concilio romano del 679, l'opera del quale è legata all'apostolato tra gli ariani di B., allora sede ducale longobarda. Compare in questo tempo la chiesa di S. Vincenzo, forse sede del vescovo ariano (poi cattedrale con Capitolo proprio sino al 1667). Agli inizi della dominazione franca appaiono le prime pievi rurali con Telgate, Almenno, Calepgio ecc. Tra i vescovi di questo periodo va ricordato Adalberto (891-935) il ricostruttore della basilica di S. Alessandro e della città devastata da Arnolfo re di Germania; con lui incominciò la giurisdizione civile del vescovo sulla città, allargata con Ambrogio I (971-75), cancelliere di Ottone I in Italia, e con Ambrogio II (1023-1057).
Durante la riforma gregoriana la vita religiosa di B., che soffrì per la defezione del vescovo Arnolfo (1077-96), è tutta illuminata dai monasteri culinari di S. Egidio in Fontanella e S. Giacomo in Pontida, da quello cassinese di S. Paolo d'Argon, dal vallombrosano del S. Sepolcro in Astino, e dal cistercense in Vallalta nelle cui origini ebbe parte s. Bernardino. Il periodo comunale che lasciò nelle tradizioni di B. il ricordo di un celebre patto (Pontida), vide nella vita della Chiesa dolorose incertezze sotto il vescovo Gerardo (1146-67), ma registrò il saggio governo di Gregorio (1133-46) autore dell'opuscolo De veritate corporis Christi contra Beringarianos, di Guala (1168-86), di Giov. Tornielli che accolse in B. i Domenicani (1218) ed i Francescani (1230), e di Giovanni Scanzano (1295-1309), il cui Sinodo del 1304 è il primo rimasto veramente nella storia di B. Quest'opera sarà continuata dai vescovi del periodo visconteo (1332-1428) tra i quali si distinse Francesco Regazzi segnalatosi ai Concili di Costanza e di Basilea, bella figura di pacificatore delle fazioni, sotto il quale si iniziò in B. l'opera provvidenziale di s. Bernardino da Siena. Col dominio veneziano su B. (1428-1798), Pietro Lippomani (1517-44), che prevenne l'opera di riforma del Concilio di Trento, aprì una splendida schiera di vescovi, tra i quali Federico Corner (1561-77) partecipò al Concilio di Trento, accolse la visita apostolica di s. Carlo, e fondò il seminario; i successori G. Regazzoni, G. B. Milani, G. Emo, F. Corner e L. Grinani seguiranno le direttive del Concilio negli anni 1577-1656, culminando nell'opera del b. Gregorio Barbarigo (1657-64) e di Daniele Giustiniani (1664-97). Di tutti l'archivio vescovile conserva la ricca serie delle visite pastorali, documenti assai preziosi per la storia della diocesi.
Nei rivolgimenti politici del secolo scorso, si affermarono particolarmente i vescovi Gian Paolo Dolfin (1777-1819) colto e zelante ma un po' arrendevole di fronte alla Rivoluzione, Pier Luigi Speranza (1854-1879) che visse le difficoltà del tempo del Risorgimento con austera fortezza e vide nascere numerose famiglie religiose bergamasche, e Camillo Guindani (1879-1904) sotto il quale B. ebbe uno dei suoi periodi migliori specie per lo splendido sviluppo di tutte le istituzioni facenti capo alla sorgente Azione Cattolica.
II. Arte
I monumenti più interessanti ed antichi si trovano nella parte alta della città. La chiesa romana di S. Maria Maggiore, costruita nel 1137 su progetto del maestro comacino Fredi, fu ampliata ed innovata fino alla sistemazione del sec. XVII, non più mutata: il ricco portale marmoreo verso la piazza del Duomo, eretto nel 1353 dal comacino Campilioni, è sor- montato da due edicole con figure di santi, di cui quella orientata a mezzogiorno di Campilioni figlio (1360), ed è completato da un tempietto e guglia di Antonio di Alemagna (sec. XV). Nell'interno, in cui il Rinascimento ed il barocco hanno lasciato la loro orma profonda, sono notevoli gli affreschi del Cavagna con l'aiuto del Talpino e dello Zucca nella cupola ottagona (1614), gli arazzi dei secc. XV e XVI su cartoni dell'Alfieri e di Luca van Schoor, gli intagli figurati del coro su disegni di Andrea Previtali ed Alessandro Bonvicino, le ringhiere di Camillo Capi, i candelabri in bronzo di Rizzetto da Brescia (1597), il mausoleo trecentesco del card. Longo del Campilioni, il confessionale barocco del Fantoni (1706), il monumento a Donizetti del Vela. Attigua ad essa è la ASMODEO (v.) costruì fra il 1470 ed il 1476: la facciata più volte rimaneggiata ed arricchita è preziosa di marmi e di sculture. Nell'interno, ove nella cupola ottagona sono affreschi del Tiepolo, v'è il monumento del Colleoni, in pure linee rinascimentali lombarde con ricche sculture e bassorilievi, sormontato dalla statua equestre in legno dorato di Sisto Siry di Norimberga (1501) e quello di Medea Colleoni di ispirazione toscana, l'altare barocco di Andrea Manni (1676) ed il piccolo battistero ottagonale trecentesco con interessanti sculture del Campilioni (1340) qui ricomposto nel 1898.Il Duomo sorse al posto di un tempio del sec. VI per iniziativa del Filarete (seconda metà del sec. XV) e fu profondamente modificato nel 1680 dal Fontana: l'interno a croce latina e ad una sola navata, sormontato dalla cupola del Crivelli (1853) è ricco di decorazioni e di altari barocchi fra cui quello grandioso di Filippo Alessandri, di pulpiti in alabastri e marmi preziosi, di un ciborio di Cesare Targoni (1558) e di pregevoli dipinti.
Fra le molte chiese sono interessanti S. Pancrazio anteriore al sec. X, ma più volte restaurata e con un bel portale, «S. Grata inter vites» (sec. VIII) rinnovata da Achille Alessandri (1750), l'antichissima S. Alessandro della Croce rifatta in stile barocco (1630), S. Michele soprannominato dell'Arco perché elevato su di un arco romano dedicato a Nerone, S. Spirito, anteriore al 1300 ma rifatta nel 1521, S. Agostino costruita nel sec. XV in forme gotiche, «S. Grata in via» barocca, l'antica basilica di S. Andrea rifatta, secondo il gusto neoclassico (1840). La più antica chiesa della città bassa è S. Alessandro in Colonna, ricostruita nel 1447.
Fuori di questo centro sono di particolare interesse artistico le chiese: di S. Michele al Pozzo Bianco sia per gli affreschi del Lotto come per quelli recentemente scoperti risalenti sino al Duecento; di S. Agostino (adibita ad uso militare) per la maestosa facciata lombardo-ogivale; di S. Spirito per la nobiltà del disegno (Rinascimento) e per la ricca collezione di quadri di pregio del Lotto, del Previtali, del Borgognone, di G. Carpioni, ecc. Accanto ad essa sorgeva il monastero dei Celestini, passato nel 1475 ai Canonici regolari lateranensi e poi soppresso, che doveva la sua origine al card. G. Longo (1240-1319) fondatore pure dell'abbaia dei Celestini di S. Niccolò egualmente soppressa. Le chiese di S. Alessandro della Croce e di S. Alessandro in Colonna si distinguono, dopo queste, per i numerosi dipinti di valore, che non mancano anche in altre, come una tavola del Moretto in S. Andrea, e l'ancora dell'altare maggiore di S. Bartolomeo proveniente dall'insigne monastero domenicano di S. Stefano distrutto nel 1561.
Fra le chiese recentemente costruite sono degne di nota il Tempio ai Caduti della grande guerra (Arch. Galizzi) e della Vittoria (Arch. Angelini).
In diocesi si distinguono per importanza storica ed artistica: a Gandino la monumentale basilica del Betera ed i preziosi paramenti raccolti in apposito museo; ad Alzano i lavori di scultura e di intaglio di Grazioso ed Andrea Fantoni e le tarsie di G. B. Caniana; a Fontanella la ba-
Maggiore, ivi 1916; V. E. Gasdia, S. Alessandro della Croce, ivi 1924; A. Pineti, Il Tesoro della basilica di S. Maria Maggiore, ivi 1925; id., Il confessionale di Andrea Fantoni in S. Maria Maggiore, ivi 1926; id., La collaborazione di un orafo piacentino in una Croce del Duomo di B., Piacenza 1926; R. Papini, B. rinnocata, Bergamo 1929; A. Morassi, La Galleria dell'Accademia Carrara in B., Roma 1934; P. Pesenti, La basilica di S. Maria Maggiore in B., Bergamo 1936; B. L. Angelini, Il Chiostro di S. Marta in B., ivi 1936; G. Antonucci, Per la cronistoria della chiesa di S. Stefano, in Bergomum, 3 (1936), pp. 108-99; G. Gionanni, Il Chiostro di S. Marta a B., in Rass. di Archit., 8, 9 (1936), p. 331; A. Salvelli, L'antico convento francescano di B., Bergamo 1938; A. Levi, Il museo romano nella Rocca di B., ivi 1938; I. Negrisoli, B. romana, in Bergomum, 4 (1938), pp. 131-185; L. Angelini, Recenti restauri di edifici monumentali berg., in Atti del III Conv. naz. di st. dell'archit., 1938, pp. 383-90; id., Vicende e restauri della chiesa e convento di S. Nicolò di Celentini, Bergamo 1939; S. Locatelli, B. vecchia e nuova, ivi 1941; N. Degrassi, Scoperta di una strada romana. Il reticolato stradale di B., in Not. degli Scavi, 66 (1941), pp. 311-18; G. Locatelli, Per lo studio della cappella di Bartolomeo Colleoni, Bergamo 1943. Antonio Giuliani-Fabia Borroni
III. S. PAOLO D'ARGON. - Antico priorato culinario, fondato verso il 1081 dal conte di Bergamo Gisilberto prima in Sarnico, poi nel sito attuale, ora nel comune di Cenate d'Argon, a 11 km. da B. La chiesa fu consacrata nel 1198. Alessandro VI nel 1493 unì il monastero alla Congregazione di S. Giustina, che lo restaurò ed abbellì. Soppresso all'epoca napoleonica, la bella Basilica, ora parrocchia, fu spogliata delle cose più preziose ed il monastero con i suoi due graziosi chiostri cambiò più volte possessore. Attualmente appartiene alla diocesi di B. - Vedi Tav. LXXXIII.