BERNARDO di CHARTRES. - Filosofo, vissuto tra la fine del sec. XI e il principio del sec. XII, erroneamente identificato per alcun tempo, causa la somiglianza di idee filosofiche e di stile, con Bernardo di Moélan e con Bernardo Silvestris, suoi contemporanei. Le migliori e più sicure notizie su B., Magister Scholae prima a Chartres poi a Parigi, le abbiamo da Giovanni di Salisbury che studiò teologia a Parigi e a Chartres, e che ci ha conservato frammenti di opere di B. andate perdute. Le opere di B. sono tre: un trattato in prosa *De expositione Porphyrii*, ove espone la sua opinione sulla materia e sull'idea; un altro trattato in versi sullo stesso argomento, di cui rimangono pochi frammenti; ed uno scritto andato perduto, ove tentava di conciliare Aristotele e Platone.
L'ispirazione del suo pensiero è decisamente platonica. Distingue le realtà, immobili e invisibili, dalle apparenze temporali sensibili e mutevoli. Alle prime appartenze, i tre principi delle cose: Dio, idea, materia. Dio creatore della materia, distinto in tre persone uguali e coetere, è «autore» dell'idea che non è quindi coeterna a Dio, ma soltanto eterna. Proseguendo in questo tema B. si mostra più vicino a Platone nella questione dei rapporti fra l'idea eterna e immobile e le apparenze della realtà, temporali e mobili. B. risolve il problema ammettendo una «forma nativa», seconda specie d'idea che, a differenza della prima che Dio ha ricavato direttamente da sé e in sé custodisce come esemplare immobile delle cose, è estratta dalla materia ed è copia di quell'esemplare; mescolata com'alla materia costituisce i corpi. Secondo altri passi riferiti da discepoli pare che questo platonismo si corrompa in panteismo, ma l'accusa in tal caso riguarda più i discepoli che B. stesso.