BERNARDO di CHIARAVALLE, santo, e dottore della Chiesa. -
I. VITA
N. nel 1090 (1091?) nel paterno cas- stello di Fontaines-lès-Dijon (Borgogna) dai nobili Tescelino «le Saur» e Elisabetta o Aletta di Mont- bard. Studiò presso i Canonici di Châtillon-sur-Seine il trivium e parte del quadrivium; ma una notte di Natale, allietato da una visione di Gesù Bambino, decise di ritirarsi in un monastero con il proposito di osservare rigidamente la Regola di s. Benedetto. Dopo un periodo di lotte e di ansie per la vocazione, per- duta anche la madre (1106-1107), a ca. 22 anni, nel 1112, ottenne l'ammissione al monastero di Cîteaux, fondato nel 1098 dal b. Roberto, abate di Molès- mes, traendo seco al chiostro numerosi gentiluomini, tra i quali lo zio Gauderico, quattro fratelli (il più giovane Nivardo con il padre Tescelino lo seguirà più tardi) ed amici: era l'inizio della mirabile floridezza ed espansione del nuovo ordine che prese in seguito il nome di *Cistercense*. Nella Regola di s. Benedetto, che destina diverse ore della giornata alla celebrazione corale dell'Ufficio divino (*opus Dei*), alla lettura spi- rituale o allo studio (*lectio divina*) e al lavoro manuale, B. trovò un grande appoggio per il suo ideale. Il continuo e meditativo studio della S. Scrittura e dei SS. Padri, gli rese così familiare la Bibbia da non solo citarne di frequente interi passi, ma da tra- sformare il suo stesso parlare in un continuo ricamo di allu[da V. Lerognini, Un libro d'aiuers monaseri a l'vange de Mâcen, Mâcen (663]
Bennardo di Chiaravalle, santo - Miniatura raffigurante s. B. - Libro d'ore in uso a Mâcon (fine sec. xv). Il testo contenuto nel cartiglio, attribuito già a s. B., è ora rivendicato ad Arnaldo di Bonneval, suo amico.
sioni e frasi bibliche. Trascorsi appena tre anni dalla sua entrata nel monastero, ebbe l'incarico di fondare ad Absinthe, sulla riva sinistra dell'Aube (Sciampagna), una nuova colonia religiosa, messa sotto il patrocinio di Maria S.ma, chiamata poi Chiaravalle (Clairvaux), ch'egli governò per 38 anni come abate, dividendo la sua prodigiosa attività fra la sua abbazia e le altre fondazioni che seguirono, la Chiesa di Roma e tutta la cristianità. Per dieci anni ca., B. si occupò quasi esclusivamente dell'assetto del suo Ordine: in- terpretava con austerità la Regola di s. Benedetto; esigeva rigorose mortificazioni, povertà, separazione assoluta dal mondo e piena ubbidienza, lasciando molto tempo al lavoro manuale. Nel 1118 fu stesa la *Carta della Carità*, statuto fondamentale dell'Ordine cistercense, ufficialmente confermata nel 1119 da papa Callisto II. B. ne doveva difendere l'austerità contro le critiche dei Cluniacensi (cf. *Apologia ad Guillelmin*, abate di St-Thierry): ne nacque così la celebre controversia letteraria tra i monaci «bianchi» e «neri», che, impersonata in s. B. e in Pietro il Ve- nerabile, abate di Cluny (cf. *Epist.*, I, 28: PL 189, 112 sqq.), finì in una mutua comprensione. B. esortò vigorosamente i suoi a non fermarsi alle esteriorità; Pietro il Venerabile a sua volta operò una saggia ri- forma nei suoi monasteri (cf. St. Hilpisch, *Geschichte des Benediktinischen Mönchtums*, Friburgo in Br. 1929, pp. 213-26). B. si occupò pure della vita religiosa e monastica di molti altri Ordini (v. *infra*), ed ebbe re- lazioni amichevoli con un gran numero di personaggi
eminenti per santità e scienza, come s. Ildegarda di Bingen, s. Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda, e le celebri scuole teologiche dell'epoca, in specie quella di Parigi. Spesso era in viaggio come legato, piacere, consigliere fra imperatori e re, papi e vescovi; tre volte intraprese il viaggio d'Italia per conto di Innocenzo II, lottò per il Pontefice e per la causa della Chiesa, soffrendo ansie, opposizioni, combattendo varie eresie ed errori; predicò la seconda Crociata. Era presente dovunque il suo consiglio o intervento era necessario, o il bene della Chiesa e dello Stato lo richiedeva; sembrava infaticabile. Negli ultimi anni della sua vita, B. ebbe molto a soffrire, specie dopo il fallimento della Crociata, dovuto alla discordia dei capi e al difetto di organizzazione. Contristato per la morte di cari amici (Ugo di Auxerre; il fedele Sugerio m. nel 1151; Teobaldo, m. nel 1152; e di altri vescovi ed abati); per la perdita di Ugo, abate delle Tre Fontane, trattenuto a Roma ed eletto cardinale; per abusi e gravi mancanze del suo segretario e confidente Nicola (cf. Epist., 284); per i discenti con Eugenio III, già suo discepolo, e soprattutto per il peso delle fatiche sostenute, fu costretto a riposarsi (fine 1152). Trovò ancora la forza di recarsi nella Lorena come piacere tra il vescovo di Metz e Matteo, duca di Lorena, riuscendo finalmente, dopo lottò violente e stragi, a far accettare la pace: ultima opera con la quale coronava una attività prodigiosa per il suo Ordine e per tutta la Chiesa e il suo scopo. Moriva infatti a Chiaravalle il 20 ag. 1153, lasciando in questa sua abbazia ben 700 persone e 165 monasteri del suo Ordine, di cui 68 fondati da lui stesso, sparsi per tutta l'Europa. Oddone, abate di Morimond, ci ha lasciato un incomparabile documento sul comune cordoglio per la perdita di questo uomo di Dio (cf. Hüffer, pp. 21-24). Dante (Par., XXI, 33), scegliendoselo come ultima guida nel viaggio paradisiaco e mettendogli in bocca la sublime preghiera alla Vergine, ha fatto di B. il più alto ed appropriato elogio. Innumerevoli sono poi le lodi dei Pontefici, tra cui notevole quella di Pio XI nella Costit. Unigenitus Dei Filius (AAS, 16 [1924], p. 142), che ha per oggetto la formazione spirituale dei religiosi; il Mabillon lo chiamò ultimus inter Patres, primis certe non impar.
Culto. — Alessandro III canonizzò B. nel 1174 e Pio VIII il 23 luglio 1830, per riguardo alla profondità e purità della sua dottrina, gli diede il titolo di Dottore della Chiesa. Le sue reliquie, nel 1790, furono trasportate a Ville-sous-la-Ferté; la testa, fin dal 1813, si trova nella cattedrale di Troyes (cf. Ch. Lalore, Reliques des trois tombeaux saints de Clairvaux, Troyes 1877-78). Il culto di S. B. è assai popolare, non solo nel suo Ordine, che lo venerava da tempo come Dottore, ma nella stessa Chiesa universale: è patrono di Gibilterra e della Liguria, dei cerali e delle api; viene invocato in favore degli ossessi, contro le bestie nocive, e, in una benedizione del sec. XV, anche contro le tempeste (cf. H. Bächhold-Stäubli, Handbuch des deutschen Aberglaubens, I, Berlino 1934, pp. 1087-91).
II. SCRITTI
Gli scritti di S. B. costituiscono una vera somma di spiritualità, donde la loro larga diffusione.1. Epistolae (PL, 182, 67-66): un primo corpus epistolarum fu curato da Gaufrido, suo segretario e in seguito abate di Chiaravalle, con 243 lettere (cf. PL 185, 526); altre furono ritrovate ad aggiunte: attualmente se ne conoscono ca. 540, che costituiscono per la varietà del contenuto, dei destinatari e per la loro estensione, una delle più interessanti collezioni di documenti di storia ecclesiastica dal 1120 al 1153, per la teologia pastorale, per l'etica e per l'ascetica (cf. E. Vacandard, s. V. in DThC, II, col. 737 sgg.; elenco cronologico in E. Vacandard-M. Sierp, II, pp. 611-16; P. Rassow, Die Kanzlei St. Bernhards von Cl., in Studien und Mitteilungen aus dem Benediktinerorden, Salisburgo 1913; G. Hüffer, p. 184 sgg.). I manoscritti principali sono il 18.119 e il 17.463 della bibl. Naz. di Parigi, il 242 di Grenoble, 1852 di Troyes, il 154 di Digione.
2. Sermones: furono tutti tenuti a comunità religiose; costituiscono una ricchissima fonte per ciò che riguarda la vita spirituale: PL 183; nuova edizione: B. Gsell e L. Janauschek, Xenia Bernardina (2 voll., Vienna 1891); il codice principale è il 12.323 della bibl. Naz. di Parigi; furono tradotti in diverse lingue. Essi sono: 86 De tempore, con esposizione del carattere liturgico delle solennità, fra cui celebri i sermonì Super missus est per l'Avvento; 17 in Ps. 99 per la Quaresima; 43 De Sanctis fra cui il 11 su Maria col gioiello De aquaeductu e 6 per l'anniversario della dedicazione; 125 De diversis, generalmente su testi biblici, fra cui 8 puri; 86 In Cantica Canticorum, esposizione allegorico-mistica del Cantico, capp. 1-2, fonte principale per la sua mistica, con alcune allusioni agli avvenimenti dell'epoca (25, 1; 64-66; 80) e alla vita claustrale di Chiaravalle (3, 2; 26, 3-14).
3. Tractatus: a) ascetico-mistici: De gradibus humilitatis et superbiae (PL 182, 941 sgg.), allocuzioni sul cap. 7 della regola di S. Benedetto, composto verso il 1121, in cui contrappone ai 12 gradi d'umiltà i 12 gradi di superbia. De diligendo Deo (PL 182, 973 sgg.), ca. 1126, risponde alla domanda: perché e come si ama Dio; un capolavoro di grande importanza. De conversatione ad Clericos (PL 182, 833-56), sermone tenuto a Parigi nel 1140 contro i corrotisti costumi degli studenti e le loro conseguenze (capp. 2-9), descrive i requisiti e la felicità della conversione (capp. 10-18), la responsabilità del sacerdozio (19-20) e finisce con un'ammonizione di lasciare il mondo e farsi monaco. De moribus et officiis episcoporum (PL 182, 809 sgg. = Epist., 42), ca. 1127, indirizzata ad Enrico, arcivescovo di Sens, prospetta chiaramente i doveri dei vescovi, anche di fronte alle autorità laiche, accenna a qualche abuso degli abati. De consideratione (5 libri), l'opera più matura (PL 182, 727 sgg.; O. Malfranci, Brescia 1932), composta fra il 1149-53, dedicata a Eugenio III, manuale d'un Pontefice perfetto, tocca diverse verità dogmatiche, tratta del modo di contemplare e della santificazione del Pontefice e dà un vasto piano di riforma del clero romano e della disciplina ecclesiastica. — b) monastici: Apologia ad Guallemum, abate di St-Thierry (PL 182, 895 sgg.), ca. 1126, difende il diritto delle varie forme di vita monastica, in specie dei Cistercensi e dei Cluniacensi. De laude novae militiae ad milites Templi (PL 182, 921 sgg.), ca. 1132-36, dedicato a Ugo di Payens, maestro dei Templari, espone le sue idee sulla guerra legittima dei cristiani contro gli infedeli e stabilisce le regole, le direttive e i principi teologici dei templari che univano i doveri dello stato religioso con quelli della milizia. De praecepto et de dispenatione (PL 182, 859 sgg.), ca. 1142, una serie di soluzioni a questioni sull'obbligo della regola prospettigli dai monaci di S. Pietro di Chartres. — c) liturgici: Epistola seu dia- logus super Antiphonarium Cisterciense (PL 182, 1121 sgg.) riferentesi all'edizione dell'Antifonale e del Graduale dei Cistercensi che preparò per incarico del Capitolo generale del 1132 (cf. H. Kienle, in Gregoriusblatt, 26 [1901], p. 2 sgg.; E. Vacandard, S. B. et la réforme cistercienne du chant Grégorien, in Compte rendu du Congrès scientif. cathol., II sect., Bruxelles 1894-95 pp. 305-309). De correctione Antiphonarii, ca. 1132, stabilisce le leggi del canto liturgico nell'Ordine cistercense (cf. Isagoge in musica mellifluu Doctoris s. B., Lipsia 1517; Hommey, Supplementum Parum); Officium de S. Victore (PL 183, 371 sgg.), incerto il tempo della composizione; nella lettera di presentazione all'abate Guido di Montiérnay, S. B. espone i suoi principi in materia liturgica. — d) dogmatici, apologetici: De gratia et libero arbitrio (PL 182, 1001 sgg.), ca. 1127, espone le relazioni fra grazia e libertà. Tractatus ad Hü- gonem de S. Victore de Baptismo aliisque quaestionibus (PL 182, 1031 sgg. = Epist., 77) fra 1136-40, probabilmente contro le innovazioni e asserzioni di Abelardo. Contra quaedam capitula errorum Abaelardi (PL 182, 1049 sgg.),
dedicato al papa Innocenzo II (Epist., 190), ca. 1140, specialmente contro la dottrina trinitaria e riconciliatoria e il concetto della fede di Abelardo; esposizione profonda e spesso ottima, per ottenere la condanna del novatore. — e) agi-grafici: Liber de vita et rebus gestis S. Malachiae Hiberniae Episcopi (PL 182, 1073 sgg.), dopo il 1148, unico lavoro storico, accurato, fonte preziosa per le condizioni dell'Ul- ster nell'Irlanda del sec. XII, con una certa credulità riguardo a strani miracoli; fonte anche di alcune antifone per l'Ufficio di s. B.
III. Pensiero
7. Vita religiosa
Nella sua spiritualità s. B. si mostra perfetto discepolo di s. Bene- detto che si assume il compito di condurre le anime, per la via dell'umiltà, al più alto grado d'amor di Dio (cf. Reg. s. Bened., cap. 7 in fine). L'umiltà fu veramente la virtù fondamentale di s. B., virtù ch'egli diffuse costantemente con l'esempio e con la parola. Egli cercò di conservarla con l'austerità della vita e con l'amore di Cristo, il quale con la sua sovraità rad- dolcisca il peso delle austerità e rende più generosi nel sopportare, anzi nel cercare le croci che sono una partecipazione alla sua passione e glorificazione. Il supremo grado dell'umiltà è insieme il primo grado della verità: l'individuo conoscendo la propria miseria raggiunge la conoscenza della miseria del prossimo con il desiderio di aiutarlo; ascende poi ad un terzo grado cioè a un amore, nel quale ama Dio in ogni persona e cosa (cf. De grad. humil., 4-6). Con singo- lare chiarezza s. B. espone la vera relazione fra Grazia, volontà e meriti personali: è necessario il libero ar- bitrio, ma è pure necessaria la Grazia: tolle liberum arbitrium, non est quod salvetur; tolle gratiam, non est quo salvetur. Con la caduta dei protoparenti, l'uomo non ha perduto la sua libertà (libertas a necessitate o arbitrii), ma è capace di scegliere o la beatitudine o la miseria; però la perduta libertas consilii o a peccato gli viene restituita solo per mezzo della Grazia, e solo cooperando con la Grazia l'uomo ottiene la libertà a miseria (cf. De gratia et lib. arb.). Gli affetti e le passioni, di cui descrive con potente profondità psicologica le manifestazioni e le lotte, seguono le vicissitudini della volontà. I meriti, possibili solo con la grazia antecedente e concomitante, sono doni di Dio, e Dio vuol premiare il loro uso (cf. In Cant. Serm., 67, 10; De grat. et lib. arb., 13 e in fine); la grazia discende nelle anime dei fedeli attraverso i Sacramenti, e specialmente per mezzo dell'Eucaristia, e, in un certo senso, li rende simili a Cristo. Gli eser- cizi spirituali che aiutano l'anima nel salire i gradati dell'amore divino sono principalmente la medita- zione e la preghiera: quella ci mostra ciò che ci manca, questa l'ottiene da Dio (cf. Serm. I in festo s. Andreae, n. 10). Celebre è la mistica del Santo: i gradi che for- mano la scala mistica con i quali si ascende nell'amore di Dio, sono esposti nel cap. 8 del De diligendo Deo (PL 182, 973); eccone l'elenco: l'amor proprio o carnalis, l'infimo grado: l'amor di Dio per molteplici benefici che l'uomo riceve da Dio; l'amore di Dio per se stesso, propter Deum; l'amor puro che dimentica se stesso, e ama tutto e tutti in Dio (ibid., 2-11). L'amor proprio è uno ante omnia homo diligit se ipsum prop- ter se ipsum» (ibid., 8) nel suo principio è legittimo perché naturale, ma troppo facilmente esce dai limiti e trascorre ai piaceri, dai quali l'uomo deve ritirarsi con il rientrare nella propria coscienza, con il frenare la curiosità e con l'umiltà; l'amore di sé deve, per essere giusto, spogliarsi del suo carattere egoistico e diventare comune e sociale. Il più alto grado del- l'amore, l'unione mistica, è una operazione divina che eleva l'anima già stabilita nella carità perfetta, distruggendo ciò che vi è di proprio nell'uomo de- caduto, e la libera da ogni cupidigia e timore ed il- lumina lo spirito per mezzo di una più perfetta in- telligenza della S. Scrittura: adhaerens Deo anima unus spiritus est cum eo (cf. E. Gilson, La théologie mystique de s. B., Parigi 1934). Caratteristico per la vita spirituale di s. B. è il Credo ut experiar e il cam- biamento tra azione e contemplazione (cf. J. Ries, Das geistliche Leben nach der Lehre des hl. B., Fri- burgo in Br. 1906).8. Teologia
L'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Per arrivare, dopo la caduta, alla santificazione, egli ha quindi bisogno d'una restaura- zione della rassomiglianza a Dio, ed è questa l'opera del Divin Redentore e Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo. Prima di Cristo soltanto alcuni hanno avuto una chiara notizia profetica del Figlio di Dio e della sua opera redentrice; la meditazione dei mi- steri della vita terrestre del Verbo Incarnato è un mezzo potentissimo per avvirare l'amore ed offre in- sieme il modello cui configurarsi. Caratteristica per la cristologia bernardina è perciò la devozione a Cristo infante nel presepio e vittima sul Calvario.Nella sua mariologia l'abate di Chiaravalle celebra anzitutto la maternità divina, ragione delle altre sue prerogative (cf. Sermo in Assumpt., in Don. infra As- sumpt., In vigilia Nativ. Dom., LII de diversis); le virtù principali, con le quali ha attirato il compiac- mento di Dio, sono l'umiltà (cf. Sermo 3 in Annunciat., n. 9; 4 in Assumpt., n. 7) e la verginità (cf. Sermo 3 in Assumpt., Sermo. 2 in Adventu, n. 4). L'unione della divina maternità con la verginità viene esaltata più volte con le parole della liturgia prese da Sedulio (PL 19, 599): «Gaudia matris habens cum virgini- tatis honore, nec primam similem visa est nec habere sequentem». Enuncia anche la mediazione universale della Vergine, che è teologicamente fondata sul fatto che Maria ha dato al mondo in Gesù la sorgente di ogni grazia; Maria serve da canale, acquedotto, ed è la volontà di Dio che tutto ci venga per Maria, idea che l'Ufficio cistercense «B. M. V. in sabato» doveva poi nuovamente inculcare (De aquaeductu, n. 7; cf. P. Aubron, La Mariologie de s. B., in Recherches de science relig., 24 [1934], pp. 543-77; D. Nogues, La Mariologie de s. B., Parigi 1934). Pur cedendo al pregiudizio dottrinale di molti del suo tempo, e non accettando la dottrina dell'Immacolata Concezione (cf. E. Campana, Maria nel dogma cattolico, 3ª ed., To- rino 1928, p. 437 sgg.), s. B. è il cavaliere e il cantore di Maria; infatti le lezioni liturgiche delle feste Ma- riane sono dalla Chiesa estratte in parte dai suoi ser- moni in onore della Madonna.
Nella dottrina sui Sacramenti s. B. difende la teo- ria che i bambini di genitori cristiani, come gli adulti non battezzati e che pure credono, possono essere salvati, anche senza Battesimo, e fuori del martirio: solo il disprezzo del Sacramento è degno di castigo. Inoltre pensa che le azioni peccaminose commesse senza coscienza di far peccato, siano ugualmente colpe (cf. De Bapt. [1, 2: PL 183, 1032-38]; cf. E. Va- candard, s. V. in DThC, II, coll. 745 e 774).
La Chiesa è essa pure mediatrice fra Dio e l'uomo: donde in lui il culto per la tradizione ecclesiastica, lo zelo per la comunione dei Santi, la fede nella mis- sione degli Angeli. L'unione dell'anima col Verbo Di- vino non si opera se non attraverso la Chiesa. Essa con il suo ordine e con la sua gerarchia è una fi- gura del regno di Dio.
Papato e impero devono riaccostarsi e sorreggersi
affetto era per il suo Ordine. Con il suo spirito nobile, nel quale si intrecciavano castità verginale, generosità, virilità, pietà e clemenza, e con il fervore del suo amore di Dio e della sua eloquenza, B. attraeva a sé uomini d'ogni età, condizione e professione: da ogni suo viaggio infatti portò seco a Chiaravalle gran numero di candidati, e li elevò a tale perfezione monastica che la fama del suo monastero sembrava superare quella di Cluny. Contribuì in questo modo moltissimo al rinnovamento dello spirito religioso-ecclesiastico. Nel 1116 compì, ad es., una fruttuosa predicazione a Châlons-sur-Marne, con reclutamento di molti novizi, fra i quali anche religiosi e sacerdoti secolari; nel 1140 venne invitato dal vescovo di Parigi a predicare agli studenti; dei suoi ascoltatori una ventina partirono subito per il noviziato. Anzi, dopo la predica della crociata nella Renania, portò seco a Chiaravalle ca. 350 giovani aspiranti. Non ci si deve quindi meravigliare se Chiaravalle, di solito troppo popolata, poteva accettare molteplici domande di fondazioni: le 68 abbazie fondate da s. B. divennero in breve tempo nuovi centri di luce e focolari importanti di vita spirituale in Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, ecc.; nel 1153 anno della morte di s. B., i suoi monaci raggiungevano i più lontani e ancora barbari paesi. L'influsso di s. B. era vivo dovunque sia a ragione delle sue visite annuali e della sua presidenza nelle elezioni abbaziali, sia per le sue lettere e i suoi delegati. S. B. contribuì anche molto a migliorare la vita religiosa degli altri Ordini; da ogni parte gli si chiedevano consigli o interventi: dai Certosini (il suo influsso sull'Ordine di s. Brunone è conosciuto dalla sua visita alla Grande Chartreuse (cf. PL 185, 305) e dalla sua corrispondenza, specialmente Epist. 11); dai Premostratensi, ai quali cedette del terreno (Epist. 253; cf. 56, 178, 355); dai Canonici regolari di s. Agostino; dai Benedettini (ad es., al Cluny fece estirpare alcuni disordini); nel 1137 ordinò gli affari di Montecassino. Infine lo si trova in Italia, in Inghilterra, nella Renania, ad introdurre salutari riforme nei monasteri; favorì con tutte le sue forze l'espansione degli ideali dei Canonici regolari di s. Vittore di Parigi e di Arrouaise e intervenne personalmente tra i Canonici di s. Stefano di Digione. In occasione del Concilio di Troyes (1128) diede ai templari la Regola di s. Benedetto adattata alle esigenze della vita militare; fu anche saggio legislatore dell'Ordine di Calatrava. Diversi monasteri cercavano di affilarsi, se non mediante la Regola, almeno con lo spirito, alla riforma di Cîteaux: S. Maria di York in Inghilterra, St-Denis a Parigi, Argenteuil, Compiègne, Ste-Geneviève, St-Sépulcre di Cambrai, Ponchières ed altri. Altri ordini militari, che sorsero nel secolo seguente, si strinsero più o meno strettamente a Cîteaux: quelli d'Alcantara (1156), d'Aviz (1162), di s. Michele o de l'Aile (1205), di Montesa (1314), l'ordine di Cristo (1319), di S. Giorgio d'Alfama, e diversi ancora. Nel terzo suo viaggio in Italia B. fondò anche il Terz'ordine degli umiliati nella Lombardia.
Il suo consiglio o intervento, non soltanto nel giurare le anime, ma anche, spessissimo, negli affari politici, diplomatici ed ecclesiastici, era desideratissimo dai vescovi e dai Papi, dagli imperatori e dai nobili laici (cf. J. Thiel, *Die politische Tätigkeit des Abtes Bernhard V. Cl.*, Königsberg 1885). Un bel numero di lettere erano dirette a vescovi: voleva che l'episcopato fosse penetrato di letteratura sacra, impre-
[fot. museo Nazionale Normberga]
Bernabdo di Chiaravalle, santo - Vistine di s. B. di Chiaravalle. Scuola di Norimberga (1487) - Norimberga, museo Nazionale Germanico.
gnato di scienza, umiltà, castità e carità, in modo che continuasse, così purificato, la riforma di Gregorio VII; desiderava veri pastori d'anime, perciò spesso intervenne per l'elezione di degni vescovi: a Langres (1138), e poco dopo a Reims, spinse il vescovo Enrico di Verdun a causa di gravi accuse ad abdicare (cf. MGH, Scriptores, X, p. 506 sgg.); intervenne nel 1128 a favore del vescovo di Parigi presso papa Onorio III e il re Ludovico VI di Francia; ottenne nel 1145 l'elezione del vescovo di York contro la protezione del vescovo di Winchester; esercitò grande e benefica influenza per l'elezione del vescovo di Auxerre, Alano; decise nel 1133 la doppia elezione arcivescovile a Tours in favore di Ugo; riconcilia il vescovo di Beauvais con Luigi il Giovane; fu paciere tra il vescovo di Metz e Matteo duca di Lorena, ecc.
Cercava con successo di migliorare anche la disciplina, e specialmente la castità, nel clero inferiore: il suo famoso sermone De conversione ad clericos ne dà un eloquente esempio. Intervenne ad un gran numero di capitoli, sinodi e concili, esercitando sempre un grande influsso nelle decisioni: a Troyes (1128), Châlons (1129), Etampes (1130), Reims (1131), Jouarre (1133), Pisa (1135), Sens (1140), Parigi (1147), Reims (1148), per nominare solo i principali. Rifiutò l'episcopato offertogli più volte (a Genova nel 1130; a Milano nel 1135; a Reims nel 1138, ecc.) e perfino il cardinalato.
9. Influsso politico
Con il conte Teobaldo di Sciampagna, nei cui domini si trovavano le terre del suo Ordine, e in genere con la nobiltà del tempo, dimostrò sempre una prudente fermezza, che spesso gli permise d'intervenire in favore dei deboli oppressi. Nel 1131 rimproverò l'imperatore Lotario che si arrogava il diritto di investire vescovi; nel 1140 intervenne nella lotta contro Luigi il Giovane e il conte di Sciampagna per le investiture di Aquitania (cf. J. M. Canivez, s. V. in DHG, VIII, coll. 624-26). Paciere anche tra i grandi del mondo, riconcilia ad Luigi il Giovane di Francia con il conte di Anjou e con il duca di Normandia; l'imperatore Lotario di Germania, con Corrado di Svezia e Ruggero di Sicilia con il Papa e con l'imperatore; Guglielmo di Poitiers con il suo re, come pure le città di Pisa e Genova, di Milano, ecc. Ovunque l'apostolato di S. B. cercò indistintamente tra i grandi come tra i piccoli l'osservanza delle leggi di Dio e della Chiesa. Soprattutto B. cercava di confermare e propagare, con tutte le sue forze, l'autorità della S. Sede. Nel Concilio d'Etampes (1130), nel quale si discusse quale dei due pontefici eletti contemporaneamente a Roma fosse legittimo, Innocenzo II o Anacleto II, l'intervento di B. fu decisivo a favore del primo: le sue ragioni, benché attaccabili, convinsero il re di Francia, poi quello d'Inghilterra e quello di Germania-Italia, e questi con i loro paesi riconobbero Innocenzo, in favore del quale B. mosse due volte il re Lotario ad una spedizione militare in Italia (cf. ibid., coll. 626-30; e soprattutto Corrente ora P. F. Palumbo, Lo scisma del MCXXX, Roma 1942). B. trascinò spesso le turbe con il suo eloquente entusiasmo (cf. E. Vacandard, S. B. orateur, Rouen 1877; E. Gérouzez, Essai sur l'éloquence et la philosophie de s. B., Parigi 1839); compilò viaggi faticosi, lottò in mezzo alle ansie e alle opposizioni, per sostenere il Pontefice e la Chiesa, finché, il 29 maggio 1138 fra la gioia del popolo romano, che proclamò B. padre della patria, il santo raccolse la solenne sottomissione dell'antipapa Vittore IV successore di Anacleto (cf. E. Amélineau, S. B. et le schisme d'Anacleto II, in Revue Quest. Hist., 30 [1881], p. 47 sgg.). La sua perizia nel diritto canonico, e più ancora il suo senso ecclesiastico e i suoi grandi lavori per l'estinzione dello scisma, l'avevano fatto consigliere influente del Papa.3. Difensore della fede — Acceso di fervore per la purezza della fede, e inesorabile nella difesa dei principi teorici e morali della religione, ritornato in Francia, egli si oppose, nella Francia e sul Reno, ai neomantiche che negavano alla Chiesa qualunque autorità sulle cose di fede e di morale, sopprimevano il Sacerdozio ed altri Sacramenti e propagavano la libera interpretazione della S. Scrittura: B. costrinse i loro corifei, Enrico di Losanna e Pietro di Bruys, a sottomettersi; nel Concilio di Sens (1140) ottenne anche la condanna di 14 articoli di Abelardo (cf. Hochland, 5 [1908], pp. 527-45; P. Lasserre, Un conflit religieux au XIIe siècle, Parigi 1930), e, nel 1148, a Reims, la condanna di Gilberto de la Porré (v.): conquistò le sitte eroticali degli apostolici e dei petrobusiani più con la mitezza che con il rigore, predicando e riconducendo in massa i sedotti, a Tolosa, Bergerac, Périgueux, Sarlat, Cahors, Albi, ecc. A Magnona il suo intervento pose fine alla sanguinosa persecuzione contro gli ebrei; fu meno fortunato invece a Colonia, Worms, Spira, Strasburgo e altrove. Pur riconoscendo la necessità d'un rinnovamento interiore della società ecclesiastica — sono particolarmente note le sue osservazioni contro certi sacerdoti avari — B. riteneva intoccabili i diritti politici della Chiesa e i suoi beni da parte del laicato, e quindi Arnaldo da Brescia (v.) e la sua riforma, come pure contro gli usuratori dei beni della Chiesa e del Pontefice, lotta funestata da sanguinose rivolte, specialmente a Roma nel 1144.
Volse la sua attività anche alla difesa della Chiesa contro i Musulmani, e, incaricato da Eugenio III, predicò nel 1146-47 la crociata per la liberazione dei Luoghi Santi, con tale zelo e successo, nella Francia e nella Germania occidentale, che ca. 200.000 uomini, guidati da Corrado III e Luigi VII il Giovane, presero le armi (cf. G. Hüffer, Die Anfänge des zweiten Kreuzzuges, in Histor. Jahrbuch, 8 [1887], p. 391 sgg.; K. Neumann, B. V. Cl. und die Anfänge des zweiten Kreuzzuges, dissert., Heidelberg 1882). Egli voleva che a tale impresa partecipasse l'intero mondo cristiano — essa gli appariva come una realizzazione dell'unità morale della cristianità attraverso la cooperazione militare dei singoli stati — e perciò cercava di far entrare nel movimento anche l'Inghilterra, la Boemia, la Baviera, la Polonia, la Svezia, la Norvegia e la Danimarca. Fallita la prima impresa, incominciò a predicare una seconda crociata; anzi era già eletto capo della nuova spedizione, quando gli altri abati cistercensi gliene vietarono l'esecuzione. Allo straordinario successo della sua predicazione aveva molto contribuito, come spesso anche in altre occasioni, la fama di miracoli da lui compiuti (cf. G. Hüffer, Die Wunder des hl. B. und ihre Kritiker, in Histor. Jahrbuch, 10 [1889], pp. 23-46, 748-806).

