BERNINI, PIETRO. - Scultore e pittore, n. a Se-
sto Fiorentino nel 1562, m. a Roma nel 1629. Si
formò alla pittura manieristica a Firenze, presso il
Sirigatti, e tra il 1578-84 collaborò alla decorazione
della villa di Caprarola. Dopo un breve soggiorno
romano, di cui non si conoscono opere, andò a Na-
poli (1584) dove si dedicò alla scultura. Collaborando
col Naccherino, fuse nel suo manierismo di forma-
zione toscana gli elementi della plastica locale. La sua
mano, rintracciabile in numerose opere decorative, è
accertata nelle statue del Monte di Pietà (1598-99),
in quelle della distrutta fontana Medina (1600 ca.),
del Gesù Nuovo (1601), della cappella Ruffo nella
chiesa dei Gerolamini (1603-1605), ecc. Nel 1605 ca.
il B. fu chiamato a Roma da Paolo V. prima
opera, il rilievo con l'Assunta nel battistero di S. Ma-
ria Maggiore (1606-11), l'artista è ancora aderente al
gusto maturato nell'ambiente napoletano (tipica è la
drammaticità patetica dei personaggi); nell'Incorona-
zione di Clemente VIII, sulla tomba del Pontefice nella
cappella Paolina della stessa chiesa (1610-14), il con-
tatto con gli altri scultori della cappella, C. Mariani,
il Valsoldo, il Buonvicino, ha determinato nel B. una
ricerca

Bernini, Pietro - L'Assunta, rilievo nella cappella del battistero della basilica di S. Maria Maggiore - Roma.
di spazialità compositiva e un'accentuazione
di naturalismo. L'influsso diretto dell'arte del figlio
Gian Lorenzo (a Roma i due artisti ebbero bottega
comune) si esplica nel vivace pittoricismo impressioni-
stico della statua di S. Giovanni Battista in S. Andrea
della Valle (1616 ca.); l'iconografia è ispirata al miche-
langiolesco Cristo della Minerva), nel gruppo Enea
e Anchise, ancora aderente per la freddezza compo-
sitiva e per la compostezza del modellato al gusto
cinquecentesco, nell'Angelo del Quirinale (1616-17),
nel S. Sebastiano del palazzo Barberini, e ancor più
nel gruppo Plutone e Proserpina e nella fontana
della Baracca, opere a lungo discusse nei riguardi
dell'attribuzione a Gian Lorenzo o a P. Le affinità
col gruppo Enea e Anchise, evidenti nel manieri-
smo formale, nella trattazione del marmo, nel pitto-
ricismo, affine, più che a quello tutto barocco di
Gian Lorenzo, piuttosto al gusto diffuso dallo stile
del Vittoria (e desunto dal B. forse per tramite del
Miochi), hanno indotto la critica più recente ad asse-
gnare il Ratto di Proserpina a P. B., o a ritenerlo
almeno opera di collaborazione. Anche nella fontana
della Baracca (discussa fino a quando i documenti
non hanno accertato l'attribuzione a P., di cui è l'ul-
tima opera, 1627-29), il motivo aneddotico della barca
alla deriva è tradotto analiticamente e il tema del-
l'acqua è messo a servizio di un decorativismo super-
ficiale che concorre ad accentuare il realismo degli
elementi narrativi (ad es., le nette slabbrature del
marmo e la precisa figurazione del sole dello stemma
Barberini). Anche quest'opera resta nell'ambito del
manierismo di P. B.; il quale, in tutta la sua attività,
da quella napoletana a quella romana, conservò una
pronta abilità e facilità di mestiere, e nel suo ecle-
tico assimilare le forme del tempo rimase fedele a
una chiara e definita visione formale aderente alla
corrente manieristica che aveva determinato la sua
prima formazione.