BETHSAN (EBR. BETH-ŠÉ'AN O BETH-ŠAN; SETTANTA BAŠŠAV, BŠŠAV; ARABO BEJSÁN)

BETHSAN (ebr. Beth-šé'an o Beth-šan; Settanta Baššav, Bššav; arabo Bejsán). - Città palestinese, il cui nome ebraico significa «casa del riposo»; ma oggidi si preferisce vedere un nome divino nel secondo elemento, comunemente šan o šahan «serpente» (rappresentante la dea babilonese della salute).

Antichissima, prima di entrare nella storia biblica, B. è nominata nelle lettere di cl-Amarra (289, 20, ed. J. A. Knudtzon) Bit-sa-a-nu, in egiziano bššir = bššir. Sorgeva sulle rive meridionali del Nahr Gálud, a 5 km. dal Giordano, sull'altura chiamata oggi Tell el-Hosn, situata immediatamente al nord dell'odierna Bejsán. B. appare nella lista delle città palestines coinquiste da Tuthmosis III (1501-1447), vincitore a Megiddo nel 1479. Per difendere questa posizione strategica di prim'ordine, che controllava il passaggio dalla pianura di Esdrelon alla vallata del Giordano e la strada verso l'Egitto, Tuthmosis lasciò in quella piazzaforte una guarnigione permanente. I tentativi da parte di piccoli re vicini di strappare B. agli egiziani, prima al tempo di Amenophis IV (1371-56), poi al tempo di Seti I (1313-1292), furono subito stroncati. B. rimase così in potere dell'Egitto durante tre secoli fino al tempo di Ramses III (1198-67), quando la potenza dei Faraoni venne eliminata nella lotta contro «i popoli del mare» (ca. 1194 a. C.). Subentrano poco dopo i Cananei, nelle cui mani si trova B. al tempo della conquista della Palestina da parte degli Israeliti.

Benché nel territorio di Issachar, fu assegnata alla tribù di Manasse (Jos. 17, 11), ma non poté essere espugnata (ibid. 17, 12, 16; Judg. 1, 27). Alla morte di Saul sembra essere in mano ai Filistei, i quali appesero il cadavere di Saul e dei suoi tre figli alle mura di B. (I Sam. 31, 8-12; II Sam. 21, 12). Sotto Salomone appare annessa al regno d'Israele, e forma parte della quinta prefettura insieme a Megiddo e Ta'anak (I Reg. 4, 12). All'epoca ellenistica fu chiamata Scitopoli (Σκύβοντολός, cf. Judg. 1, 27 dove è una glossa; Judg. 3, 10; II Mach. 12, 29) e soprannominata Nysa fu occupata nel 107 a. C. da Giovanni Irenaeo, nel 63 da Pompeo, che l'annoverò fra le città della Decapoli.

Comincia così con l'epoca romana una nuova èra per B. In questo tempo la città si estende fuori del tell, ad eccezione del tempio costruito sull'antica acropoli. Il cristianesimo poi ebbe a B. un fiorentissimo centro con parecchio chiese e monasteri; vi fu eretta la sede metropolitana della Palestina II, che al tempo dei Crociati fu trasferita a Nazaret. Conquistata da Saladino nel 1183, B. vide subito tramontare la sua antica gloria, ed oggi è ridotta ad un povero borgo di ca. 3000 abitanti.

I sistematici scavi eseguiti a Tell el-Hosn in tre diverse campagne (dal 1921 al 1933) sotto il patronato dell'University Museum of Philadelphia ci consentono di ricostruire la storia culturale e religiosa di B., dall'epoca calcolistica (ca. 3500 a. C.) fino all'araba. Di particolare interesse storico-religioso sono: la stelle dell'anno primo di Seti I, il tempio di Tuthmosis III in onore del dio Mekal «signore di B.», il doppio tempio di Ramses II in onore di Mekal e della dea Anath, la fortezza (mihdol) costruita da Amenophis III (1411-1375), una testa di Zeus Dio-

divinità, sulle quali si versa olio e si spruzza il sangue degli animali immolati; sovente a ricordo del sacrificio si pianta il presso una stele. Queste pietre sono aniconiche, conformi come quelle dei santuari di Pafo (Tacito, Hist., II, 50), di Emesa (Herodian, V, 3) e di Biblo; più raramente quadrate, come quella della ka'bah alla Mecca. Non sono idoli, ossia immagini della divinità, anche se in seguito vi fu tracciato qualche elemento di antropomorfizzazione (viso, braccia, occhi, genitali), ma solo rappresentazione simbolica della medesima, a scopo cultuale.

2) a pietre, anch'esse aniconiche, che si credevano cadute dal cielo (meteoriti) e perciò ricche di potere sacromagico, che le faceva considerare «viventis» (λόωι ἐμψυχῶι: Filone di Biblo, in Fr. Hist. Graec., III, 568). Secondo il lessicografo bizantino Esichio (Lex., s. v.) b. si chiamava la pietra che, ravvolta in una pelle di capra (βαίνη), Rea fece ingoiare a Crono in luogo del neonato Zeus. Questa etimologia è stata sostenuta da Svoronos (in Zeitsch. für Numism., 1888) e da M. Meier, s. V. Kronos, in Roscher, Lexikon, II, col. 1524, ma con poco successo. Neppure ha avuto fortuna l'opinione di M.-J. Lagrange che ha veduto nel b. la riduzione della torre templare babilonese a più piani (ziggurat). La venerazione dei b. rientra nel più vasto fenomeno della litoralità, sulla quale V. PETRA, adorazione della.

Bibl.: Fr. Lenormant, Les B., in Rev. d'Hist. des Religions, 3 (1881), p. 31 seg.; M.-J. Lagrange, Études sur les religions sémitiques, 1a ed., Parigi 1903, p. 187 seg.