BILLIA, LORENZO MICHELANGELO

BILLIA, Lorenzo Michelangelo. - Filosofo, n. a Cuneo il 1° dic. 1860, m. a Firenze il 10 apr. 1924. Unitosi al Morando nel difendere le proposizioni risominiane condannate, ne L’esilio di s. Agostino (Torino 1869) ha dato opera a tener viva, valendosi di erudizione ed acutezza non comune, attraverso il Rosmini, la tradizione idealistico-cristiana, esiliata, secondo lui, dal neotomismo di Lovanio.

Fondò nel 1860 il Nuovo Risorgimento e lo diresse fino al 1901. Altre opere: Intorno ad un fatto contemporaneo (Padova 1899); Le quaranta proposizioni attribuite a Antonio Rosmini (Milano 1889); Antonio Rosmini nei suoi frammenti di filosofia del diritto (Rovereto 1890); Max Müller e la scienza del pensiero (Milano 1890; ecc.).

BIBL.: G. Tarozzi, Necrologio, in Rio, di filosofi, 4 (1924), pp. 259-260; M. F. Sciacca, Il secolo XX, Milano 1942, pp. 623-624 e 946-947. Alberto Scolà

Billiart, Marie-Rose-Julie, beata. - Fondatrice delle Namur (v.), n. da umile famiglia il 12 luglio 1751 a Cuvilly presso Compiègne, diocesi di Beauvais, m. a Namur l'8 apr. 1816. Nel 1782 perdette per paralisi l'uso delle gambe e lo riacquistò miracolosamente solo dopo ventidue anni. Durante la Rivoluzione, rifugiatasi ad Amiens, vi conobbe Maria Luisa Francesca Blin di Bourdon, di nobile e agiata famiglia; nel 1803 aprì con lei una casa per orfanelle abbandonate ed una scuola di catechismo, alla quale la B. portò tutte le sue cure, convinta della fondamentale importanza dell'istruzione catechistica. Nel 1805 si formò il primo nucleo della Congregazione. Ma una prova più dura delle lunghe sofferenze fisiche la B. sopportò con la stessa inalterabile serenità nel 1809, quando, per gli intrighi di un ecclesiastico e l'incomprensione di altre persone, ella e le sue suore furono espulse dalla diocesi di Amiens. Il vescovo di Namur accolse la comunità, e l'istituto continuò a fiorire e a largamente propagarsi. La B. fu beatificata il 13 maggio 1906.

Bibl.: V. CAMISARDI, Vita della beata G. B., fondatrice delle Suore di N. Signora, descritta secondo i processi. Roma 1906; T. Ré- jalot, La bienheureuse Julie B., 1906, 2a ed. Namur 1922; M. Halcaut, Les idées pédagogiques de la bienheureuse mère Julie B., 3a ed. Paris 1923. (p. 4. da dopo 1914); P. Renault, La percluse héroïque, Bruxelles 1938.

Billiik, Eberhard. - Teologo carmelitano, n. a Colonia nel 1490-1500 e m. il 12 gen. 1557. Suo nome di famiglia era Steinberger. Professore a Colonia e priore del convento, nel 1542 fu eletto provinciale della Bassa Germania. Tenace avversario dell'apostata arcivescovo di Colonia, Erm. de Wied, contribuì validamente alla sua deposizione, salvando così la fede alla città. Oppositore di Bucero, Melantone e di Oldendorf, li combatté validamente con la parola e con gli scritti. Su invito del card. Morone confutò nel 1540 la Confessione augustana. Convocato a Trento come teologo, nel 1551 vi accompagnò il nuovo arcivescovo di Colonia, Ad. de Schauenburg. Il 22 dic. 1556 da Paolo IV fu nominato vescovo ausiliare di Colonia, ma morì poco dopo senza esser stato consacrato.

Di lui andò smarrita una storia del Concilio di Trento; rimangono però, oltre all'epistolario, prezioso per la storia dell'epoca: Judicium deputatorum universitatis et secundari cleric coloniensis de doctrina et vocatione Mart. Bu- ceri ad Bonnam (Colonia 1543); Judicii universitatis et cleric coloniensis adversus calumnias Ph. Melanchthonis, Mart. Bu- ceri, Oldendorpi et eorum assecularum defusio cum diligentia explicatione materiarum controversarum (ivi 1545).

Bibl.: L. Pastor, s. V. in Kirchenlex., II, coll. 836-838; Hurter, IV, coll. 1224-26; A. Postina, Der Karmelit. E. B., Friburgo in B. 1901; E. Mangenot, s. V. in DTHC, II, coll. 889-90; E. Rick, P. Eberhardus Billicus, in Analecta Ord. Carm., III, Rom. 1914, pp. 115-22; 131-39; 174-82; 193-203; 229-36; 295-301; 323-34; A. Postina, s. V. in LTHK, II, coll. 357; P. Ferdinand, s. V. in DHG, VIII, coll. 1480-81. Vito Zollini

Billiiton, isole: V. Banka e Billiton, Prefettura Apostolica di.

Billiott, Louis. - Eminente figura di teologo moderno, n. a Sierck (Metz) il 12 gen. 1846 e m. a Gal- loro (Roma) il 18 dic. 1931. Fece gli studi teologici nei seminari di Metz e di Blois, fu ordinato sacerdote nel 1869 e subito dopo entrò nella Compagnia di Gesù ad Angers. Insegnò S. Scrittura a Laval, poi teologia dogmatica ad Angers, donde passò a Jersey. Nel 1885 fu chiamato a Roma, nell'Università Gregoriana, dove, salvo una breve interruzione, tenne la cattedra di dogmatica fino al 1911, quando fu creato cardinale. In seguito ad un incidente determinato dalle sue convinzioni sull'Action Française, rinunziò spon- taneamente alla sua dignità cardinalizia nelle mani del papa Pio XI (H. du Passage, Reponse à une ca- lomnie, in Etudes, 1932, 1, 491-92) e si ritirò a vita privatissima nel noviziato di Galloro (1927), dove finì la sua opera vista.

Il B. passa alla storia per la profondità del suo ingegno, per l'efficacia del suo lungo magistero e per il complesso delle sue pubblicazioni, che rappresentano una tappa importante sul cammino del pensiero teologico. Se nel campo storico e patristico resta inferiore all'erudito card. Franzelin, che lo precedette alla Gregoriana, nel campo della speculazione teologica egli lascia un solo luminesco, per cui si ricollega ai migliori maestri della teologia classica.

L'opera sua abbraccia quasi tutto il campo della teologia dogmatica: De Verbo Incarnato (Roma 1892); Le Sacramenti (2 voll., ivi 1894-95); De peccato personali (ivi 1894); De Deo uno et trino (ivi 1895); De Ecclesia (ivi 1900); De virtutibus infusis (ivi 1909); De novissimis (ivi 1902); De inspiratione S. Scripturae (ivi 1903); De sacra traditione (ivi 1904); De peccato originali (ivi 1910); De Gracia (ivi 1912, 1921).

Degne di nota due serie di articoli comparsi prima in Etudes, 1917-19; La Parousie (a parte, Parigi 1920), e La Providence de Dieu et le nombre infini des hommes hors de la vie du salut (ibid., 1919-23). La tesi ivi difesa: che pure in mezzo alle più brillanti civiltà, come quelle di Babilonia, Atene e Roma, non c'era per la grande massa, possibilità alcuna di giungere alla nozione del vero Dio e della legge, e che perciò essa si trovava in uno stato di ignoranza invincibile, con tutte le conseguenze che ne derivano quanto alla responsabilità morale e le sanzioni della vita futura (Etudes, 1920, IV, p. 535), non raccolse molti consensi perché parve eccessiva (cf. S. Ha- rent, Invidèles, in DTHC, VII, coll. 1891-93; 1898-1912).

In questa vasta opera il B. si rivela un vero teologo, che non ripete ma ripensa tutte le ricchezze del dogma, con pieno dominio della materia e con tono personale. I più organici e armoniosi tra i suoi trattati sono il Deo trino, il De Verbo Incarnato e il De S. ma Eucha- ritia, in cui le più ardue questioni trovano una soluzione, che si può ritenere definitiva.

Il B. parlò il linguaggio di s. Tommaso e della migliore tradizione teologica, inteso ed applaudito da migliaia di discepoli, in un momento nel quale in seno alla Chiesa fremeva lo spirito di pericolose novità, che sfociò nel modernismo, contro cui combatté con vigore dialettico e con sodezza di dottrina, contribuendo a stoncarlo per sempre. Fu un uomo che aveva assimilato bene il pensiero teologico classico, sulla linea tomistica, senza però perdere il contatto e la sensibilità per le correnti del pensiero e della cultura moderna.

Bibl.: J. Lebreton, Son Emin. le card. B., in Etudes, 1911, pp. 514-25; A. Michel, in Dict. pratique de conuais. religieuses, I, 844-47; supplem. 793-94; J. Bittremieux, Le r. p. L. B., in Eglomer. Theologica Louvainensis, 9 (1932), pp. 292-95; C. Gigini, Il p. L. B., in La Scuola Cattolica, 60 (1932), pp. 61-4; H. Le Floch, Le card. B., lumière de la théologie, Parigi 1947. Pietro Parente

Billiott, Edouard. - Missionario francese, morto per la fede. N. a Villefrancon (Haute-Saône) il 3 maggio 1812; sacerdote nel 1836, fu vicario a Rioz, poi entrò nella Compagnia di Gesù nel 1843. Inviato (1846) nella missione di Siria, ne divenne superiore (1850): a lui si deve l'installazione a Beirut d'una piccola tipografia araba, destinata a un avvenire gran- diso. Era da un anno superiore della residenza di Zalle (Libano), quando la città fu presa dai Drusi, dai quali il B. fu ucciso il 18 giugno 1860, con quattro fratelli coadiutori gesuiti e molti fedeli. Il processo di beatificazione di questi «martiri del Libano», è stato iniziato a Beirut nel 1932.