BRACCIALETTO (ARMILUM, ARMILLA, BRACHIALE, MANICA)

BRACCIALETTO (armilum, armilla, brachiale, manica). - Il b. dai tempi preistorici fino ad oggi costituisce decorazione per il braccio dell'uomo della donna. È quasi sempre di metallo, lavorato con diverse tecniche; tuttavia si trovano spesso anche b. tagliati in pietra dura, avorio, ambra, vetro, o in altro materiale e perfino esemplari fatti di capelli.

Assume significato simbolico nel giuramento che gli Anglo-Sassoni facevano sui loro b.; già sotto Corrado I (m. nel 1919) fece parte del vestiario regale. Nel tempo paleocristiano, anche presso grandi uomini della Chiesa come s. Cipriano (PL 4, 473) continuava l'uso del b., con forme non molto differenti dal tipo classico. Sappiamo da Clemente d'Alessandria (PG 8, 548) che le donne portavano ancora, al suo tempo, b. in forma di serpenti. Nelle catacombe si sono trovati b. di diverse fogge e materiale, in gran parte di semplice fattura; molti, specialmente per bimbì, di vetro, di agata, di bronzo (Vaticano, museo Sacro). Il più bell'esemplare in oro con ricca decorazione, trovato sotto la basilica di S. Pietro, è di epoca postcostantiniana. Già tendenti al tipo bizantino del sec. VI sono alcuni b. d'argento a dischi, con figurazioni della Madonna e di santi. Alcuni antichi esemplari ricordano motivi siriaci: ad es. quello del museo Britannico, con la Madonna su un medaglione nel centro e tralci di vite sul corpo traforato (proveniente dall'Egitto).

Anche l'arte barbarica sviluppa le vecchie forme classiche con nuove decorazioni. Si trovano b. d'oro massiccio in forma di serpente e spesso col corpo curvato o tondo, in parte liscio, in parte con orna-menti. Risponde al carattere di quell'arte di far finire le estremità con teste di animali.

I pochi b. che restano dell'alto e del tardo medio-evo dimostrano forme più raffinate; col Rinascimento il b. si arricchisce ancor più. Molto comune divend'ora l'uso del b. nel Settecento, spesso con cammei o miniature applicate su strisce di stoffa, finché, nell'Ottocento, non rifiorirono le forme classiche-giganti.

BIBL.: O. Wulff, Altheistliche und mittelalterliche byzantinische und italienische Bildwerke, I, Berlino 1909, pp. 162-224; W. Dennison, Studies in East Christian and Roman Art, Nuova York 1918; H. Leclercq, s. V. in DACL, II, coll. 1118-21; I. Müller, s. V. in Reallexikon zu deutschen Kunstg., I, coll. 1052; A. M. Ciaranfi, s. V. ENOCH. Ital., III, p. 643.

Guglielmo Federico Volbach