BRAHMANA. - Quest'oggettivo, Brahman (v.), significa «concernente il culto o il sacerdozio», ma usato sostantivamente, prende diverso significato secondo il genere e (nei testi vedici) anche l'accentuazione della parola. Mascolino e ossitono, significa «sacerdote, teologo, brahmano»; neutro e prorapossitono, vuol dire «spiegazione rituale, norma relativa alla fede e al culto» e, collettivamente, «l'insieme di tali spiegazioni e norme», il trattato teologico-liturgico. I brahmani, considerati dèi in terra, appartenevano alla prima delle tre caste arie, e il Rgveda (X, 90, 12) li dice nati dalla bocca dell'uomo cosmico, con evidente allusione alla potenza della parola, di cui essi disponevano. I tre primi Veda, e conseguentemente i tre maggiori sacerdoti, avevano ciascuno i loro B., appartenenti a diverse scuole sacerdotali, che li tramandarono a memoria per secoli prima d'affidarli alla scrittura. Molti si perdettero, e ne restano soltanto le citazioni nei trattati superstiti. Quelli pervenuti fino a noi, hanno tutti la stessa impronta, e differiscono soltanto nella maggiore importanza data a quella parte del rituale, che corrisponde alla loro destinazione. I B. del Rgveda dànno maggior rilievo a ciò che riguarda l'ufficio del hotar, così come quelli del Sāmaveda e dello Yajurveda, mettono rispettivamente in rilievo le incombenze dell'udgātar e dell'adharyu (v. BRAHMANESIMO). Al Rgveda appartengono l'Atareya-e il Kausitaki-brāh-
magna al Samaveda il Pañcavimśa- e il Jaiminīya- brāhmaṇa; allo Yajurveda nero il Taittirīya- brāhmaṇa e allo Yajurveda bianco il Śatapatha- brāhmaṇa, che è di tutti il più importante tanto per il contenuto che per la mole: 100 capitoli, divisi in 10 libri. L'Atthar- vaveda era in origine privo di trattato liturgico, ma sul finire dell'età vedica, gli fu attribuito il tardo Gopatha- brāhmaṇa perché anche il quarto Veda avesse il suo rituale.