BRAHMAN

BRAHMAN. - La parola ricorre nel Veda, con diverso genere e accento, in due significati diversi. Brahman, neutro, è prima la «preghiera», dotata di potenza magica, la quale, in unione con il rito, costringe gli dèi ad appagare i desideri degli uomini. Diviene poi la sostanza del sacrificio (vajjā), la forza misteriosa che ne emana, finché si libera, nelle Upaniṣad, dalla parte esterna e materiale del rito, e sciolto dal sacrificio, assorge al grado di Assoluto. È allora l'Esse in sé (sat), eterno, infinito, inconsociabile, principio e fine di tutte le cose. In questo significato, poi, il B. è il tema fondamentale della filosofia del Vedānta. Brahman, mascolino, è dapprima colui che possiede il brahman, il sacerdote, il brahmano. Solo in pochi passi del Rgveda il brahman compare investito di una particolare funzione, accanto al hotar, all'udgātar e all'adharyu. Brahmana (v.) gli viene assegnato il compito di «medio del sacrificio». Sorveglia silenzioso la cerimonia, e se gli officianti cadono in errore di atti o di parole, vi pone riparo con adattate espiazioni. È tenuto a conoscere tutti i Veda, ma il suo testo particolare è l'Atharvaveda, il breviario dell'esercito (v. BRAHMAN).

BIBL.: A. Hillebrandt, s. V. ENOCH. of Rel. and Eth., II, pp. 796-99.