BUDDHA

BUDDHA. - La realtà storica del B., impugnata da E. Senart, che intese farne un dio solare, cessò di esser messa in dubbio quando le scoperte archeolo-
BUDDHA. - La realtà storica del B., impugnata da E. Senart, che intese farne un dio solare, cessò di esser messa in dubbio quando le scoperte archeolo-

giche confermarono i dati della tradizione pālī, relativi alla nascita e alla morte di lui.
Nel 1896 fu riportata in luce la colonna che l'imperatore Aśoka eresse a Lumminī (ora Rummin-dei, nel Tarāi nepalico) verso il 244 a. C., a ricordo che quivi il B. era nato; e nel 1898 fu scoperta a Pipravā l'urna che conteneva una parte delle reliquie di lui. La nascita e la morte sono i due estremi di una lunga vita (ca. 557-477 a. C.), che ci è nota soltanto negli episodi più salienti. Si seguirà il canone pälī, che pur non potendo esser considerato documento storico, rappresenta la tradizione più antica (anteriore al III sec. a. C.) e anche dove cede al meraviglioso, consente di sceverare la realtà dalla favola. Non si terrà invece alcun conto delle tarde biografie leggendarie, che hanno interesse puramente letterario. La miracolosa concezione di Māyā, la madre del B., che vede in sogno il futuro salvatore del mondo, disceso dal cielo Tusiata, entrare nel suo fianco destro sotto forma di bianco elegante, appartiene alle amplificazioni delle sète soprannaturaliste, che consideravano il B. un essere "soprammondano (lokottara) ". E quando il Mahāvastu (ca. IV-v sec. d. C.) completa l'episodio con il particolare della verginità di Māyā, è legittimo il dubbio che codesta aggiunta sia una derivazione dal cristianesimo.
Il B. appartenne a una famiglia nobile e ricca, detta dei Sakya, "i potenti". Quando il B. nacque, suo padre Suddhodana era il capo elettivo e temporaneo di una repubblica aristocratica, situata alle falde del Himālaya nepalico, presso l'odierno Tilaurā Koṭ. Il piccolo Stato comprendeva otto città oltre la capitale, Kapilavatthu, e poteva avere ca. un milione di abitanti. Suddhodana non era quindi un re nel senso moderno della parola, come potrebbe far credere il titolo di rājā, rex, che gli vien conferito nell'introduzione al Jātaka. Dal suo nome, "quello dal bianco riso ", si credette poter desumere che egli fosse anche un grosso proprietario di risaie. Ebbe due mogli, sorelle e figlie di un magnate di Koli, la maggiore delle quali, Māyā, fu la madre del B.
Quando fu vicino il tempo della nascita, Māyā si mise in viaggio per raggiungere la famiglia paterna, ma il parto la sorprese a poca distanza da Kapilavatthu, nel bosco Lummini, dove il B. venne alla luce. Il caso non ha in sé nulla di straordinario, ma le fonti leggendarie lo trasformarono in una nascita miracolosa. L'episodio del B. che esce dal fianco destro della madre, la quale in piedi sotto un albero sāl, afferra un ramo della pianta, è soggetto favorito dell'iconografia buddhistica. Māyā mori una settimana dopo, e il fanciullo fu affidato alle cure della sia e matrigna Mahāpajāpatī. Ebbe nome Siddhattha, ma i testi lo chiamano ordinariamente Gotama (scr. Gautama), "discendente da Gotama ", probabile capostipite della famiglia. Crebbe nel lusso e nella mollezza e sposò, a diciannove anni, una sua cugina, che i testi pāli chiamano Rāhulamātā, "la madre di Rāhula ", l'unico figlio del B. che entrò poi a far parte dell'Ordine monastico. A 29 anni lo assalí il disgusto della vita comoda e oziosa, e abbandonò la famiglia e la casa. A ciò fu indotto dalla meditazione sul dolore dell'esistenza nelle sue precipue manifestazioni di malattia, vecchiezza e morte. Indosso la veste gialla dell'asceta mendicante, e dopo un breve soggiorno presso due brahmani maestri di Yoga, le cui dottrine non lo appagarono, si ritirò nei boschi di Uruvelā, oggi Urel presso Gayā, sottoponendosi a digiuni e esercizi ascetici. Dopo sei anni di inutile martirio, durante i quali non raggiunse la sospirata chiaroveggenza, egli comprese l'inutilità dello sforzo e ritornò alla vita dell'asceta mendicante ed al cibo ottenuto in elemosina.
La concentrazione mentale, appresa dai maestri di Yoga, lo condusse infine alla meta, ed una notte, seduto sotto un albero di fico, conseguì la chiaroveggenza; scoperse le cause del dolore mondiale e la via che conduce alla liberazione dalla rinascita. Da quel momento fu il B., lo Svegliato, l'Illuminato. La di-

Article illustration
(da R. Le May, A concise history of Buddhist art in Siam. Cambridge 1941)
BuddHA - B. accecoglaio proveniente da Pienai. Tipo Khmer (sec. VI d. C.) - Bangkok, museo Nazionale.

vulgazione della sua dottrina incominciò con la predica di Benares, tenuta a cinque anacoreti, suoi primi discepoli e apostoli.
A Uruvelā converti, operando prodigi, mille eremiti brahmani, e da allora la comunità monastica fu in continuo aumento. Tornato a Kapilavatthu, ad istanza di Suddhodana, per visitare la famiglia, trovò fra i suoi parenti il più caro e fedele discepolo, Ānanda, e anche il Giuda della comunità buddhistica, Devadatta, fondatore di una setta più rigidamente ascetica. Nel quinto anno di apostolato del B., morì Suddhodana, e Mahāpajāpatī, rimasta vedova, chiese per sé e per altre gentildonne dei Sakya, fra cui Rāhulamātā, l'ammissione all'Ordine. A gran fatica e per intercessione di Ānanda, il B. s'indusse a fondare la comunità monastica femminile, a cui impose speciali regole.
Scarseggiano nei testi pāli le notizie degli ultimi ventiquattr'anni di vita dell'Illuminato, che devono esser passati in tranquilla uniformità. In compagnia dei monaci più autorevoli, egli passava da un villaggio all'altro divulgando i suoi insegnamenti, e interrompeva le peregrinazioni solo durante la stagione delle piogge, che passava in uno dei vihāra o rifugi, donati alla comunità da generosi benefattori. Ricca di particolari è invece la narrazione che riguarda gli ultimi tre mesi di vita dell'Illuminato, tramandata dal «Discorso sulla grande Estinzione" (Dīghanikāya, 16). Sulla via di Kuśināgara, il B. accettò l'invito dell'orefice o fabbro Gunda, che gli dette da mangiare carne di malale grassa secondo alcuni o, secondo altri, funghi. Il cibo indigesto fu causa della morte del B.

In vista di Kutinãgara, egli giacque in un boschetto di sāl per non più rialzarsi, assistito da Ānanda. Per ordine dei Malla, signori della città, il cadavere fu cremato con gli onori dovuti a un dominatore mondiale, e sopra una parte delle sue ceneri, i Sakya eressero lo stäpa (tumulo con reliquie) trovato e aperto dal Peppé dopo quasi ventiquattro secoli.

Bols.: V. monsummo. Ferdinando Belloni Filippi